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Jan Palach, la torcia che illuminò l'oscurità europea

29-07-2014

Il 19 gennaio del 1969 muore a Praga lo studente Jan Palach. Si era dato fuoco tre giorni prima per protestare contro l'invasione dei carri armati sovietici e per la libertà. Oggi è un simbolo per tutta L'Europa.

''Poiché i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l'onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l'abolizione della censura e la proibizione di Zpravy (un organo di informazione comunista ndr). Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s'infiammerà''.

Così fu. Così accadde, quella sera del 16 gennaio 1969, quando lo studente di filosofia Jan Palach, si diede fuoco in Piazza San Venceslao. Fino a pochi mesi prima si era entusiasmato ed aveva assistito alla stagione riformista della sua nazione, della cosiddetta ''Primavera di Praga''. Nel giro di pochi mesi, però, quest'esperienza fu repressa militarmente dalle truppe dell'Unione Sovietica e delle nazioni che aderivano al Patto di Varsavia. Un'intera generazione aveva visto così infrangersi il sogno di una Patria diversa, costruita da un socialismo differente, da una comunità più propensa al dissenso ed al pluralismo. Ma Jan aveva deciso di non arrendersi, di gridare ai sui connazionali ed al mondo che la Cecoslovacchia non era un luogo di morte senza futuro, ma una luce di speranza per l'umanità e l'Europa.

Quella luce si accese, nel tardo pomeriggio di quel 16 gennaio di 44 anni fa. Jan Palach si fermò ai piedi della scalinata del Museo Nazionale, cosparse il corpo di benzina e si appiccò il fuoco con un accendino. Rimase lucido durante la sua agonia. Durò tre giorni. Spirò non prima di aver rilasciato una commuovente intervista (GUARDA) in una nazione colpita e impressionata dal suo gesto. Al suo funerale, il 25 gennaio, parteciparono 600mila persone. Nella consapevolezza della sua azione. Jan Palach aveva deciso di non bruciare con sé, nel drammatico rogo, gli articoli che rappresentavano i suoi pensieri e i suoi ideali. Sono rimasti a noi, come testimonianza di una giovane vita che sognava di camminare in una società più libera.

Il suo sacrificio fu da subito considerato dagli anticomunisti di tutta Europa un atto eroico. Altri sette studenti, tra cui Jan Zajíc, seguirono il suo esempio e si tolsero la vita, nel silenzio degli organi d'informazione. Jan Palach, mitizzato e esaltato come figura principale del martirio compiuto contro l'autoritarismo, subito dopo il crollo del Muro di Berlino fu omaggiato nel 1990 dal Presidente cecoslovacco Václav Havel con una lapide per commemorare la sua morte. Adottato come un simbolo dalla gioventù anticomunista, il gesto di Jan Palach fu preso in considerazione non solo dalla destra, ma anche dalla sinistra socialista e riformista, dai ragazzi contrari all'oppressione sovietica, dai pensatori più liberi. In Italia, nel 1970, Francesco Guccini, paragonandolo a Jan Hus, il religioso boemo condannato per eresia e bruciato sul rogo nel 1415, gli dedicò ''Primavera di Praga''. Lo stesso fecero in seguito, in campo musicale, altri complessi musicali. Tra questi: la Compagnia dell'Anello, gli inglesi Kasabian, Salvatore Adamo. Pier Paolo Pasolini si ispirò a lui per la sua ''Bestia da stile''.

Tuttavia il lasciato più importante fu quello umano. Perchè penetrando nelle coscienze di milioni di persone Jan Palach ha compiuto un miracolo più grande. Ricordando il suo decesso Adamo cantò: '"C'è chi muore in primavera come un lampo, come una torcia, sbarrando la strada per un istante ai carri armati...".' Quell'istante ha allargato i suoi spazi sino a diventare eterno. I carri armati non ci sono più, non minacciano più case, persone e città. Quel giovane di Praga, invece, è rimasto tra noi. Gli europei non lo hanno più dimenticato.



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