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L'infinito poetico di Valentino Zeichen

05-07-2016

Si è spento a 78 anni un grande poeta: la sua esistenza, la sua ''capanna'' di Via Flaminia, il suo stare al mondo
 
''Si dice che la poesia
manchi di vero slancio,
che non sappia più volare
poiché non più sorretta
dai grandi angeli alati.
Che farci? È un mondo
di poeti atei che volano
preferibilmente in aereo''.
 
Stirava fuori della sua baracca, nella bella stagione, Valentino Zeichen, morto oggi all'età di 78 anni. ''Questo il vero dramma di un poeta – diceva - non avere la camicia stirata''. Lo disse, da qualche parte, in una trasmissione televisiva anni fa. Lui in quella capanna, dietro Via Flaminia, a Roma, ci abitava davvero. Da anni, in una struttura abusiva fatta di lamiere. Dentro quel luogo di vita precario, vicino Piazza del Popolo, abitavano il poeta e la sua poesia. Uno scapigliato o un dandy dei nostri giorni, un dissacratore ironico, uno spirito libero che non era mai banale, con la sua voce in fondo sempre giovanile, limpida, che rendeva vivace la parola.
 
Figlio di un giardiniere – dicono le biografie - alla fine della seconda guerra mondiale, in conseguenza dell'annessione di Fiume alla Jugoslavia e del relativo e drammatico esodo del popolo istriano, si trasferì con la famiglia dapprima a Parma e quindi a Roma, Alla vita da sfollato, fatta di poche cose, poco cibo e poco denaro, si aggiunse la morte della madre. Il padre, ex legionario dell'impresa dannunziana, divenne giardiniere del Comune e si risposò. Lui, irrequieto figlio adolescente, fu spedito in una casa di correzione a Firenze. I primi anni sono questi, poi ci fu un'altra esistenza, ricca di scoperte.
 
A uno che si è autoeletto giudice unico di un premio letterario, è stato impossibile dare un'inquadratura, se non superficiale e di battuta, impressa per comodo o per calcolo. Non amava la civiltà dei consumi. E' stato l’ultimo degli irregolari del nostro tempo, vissuto come non lo vivevano gli altri. Ma i versi, quelli no, non ha mai smesso di amarli. Più forti di lui, dentro di lui. Nel vento. E ora che non c'è più, ne sentiremo la mancanza perché di Zeichen ce n'è stato solo uno. Unica è stata la visione del mondo. Unico è stato il suo modo di vivere, in coerenza con le sue idee. Una ''pietra d'inciampo'' nella strada della poesia. Da notare, leggere e conservare.
 
"Qualche volta mi è piovuto sulla testa- scrisse - ogni tanto ho avuto freddo e qualche volta ho patito la fame. Ma la fame è amica. Penso di stare a dieta, mi tengo in forma, ragiono meglio". Lui, che ha potuto vedere il sole, il cielo e la luna dal suo tetto, conosceva bene il sapore e l'odore delle cose, anche quelle più innocue e prive di anima, che circondano la quotidianità.


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