Pasolini, la sua morte legata al furto della pellicola ‘Salò’? La relazione della Commissione Antimafia

Pubblicato: Venerdì, 16 Dicembre 2022 - redazione attualità

Pier Paolo Pasolini, il poeta inascoltato che comprese prima la società che  viviamoROMA (attualità) - La Commissione parlamentare Antimafia ipotizza anche un coinvolgimento della Banda della Magliana nel delitto del regista e scrittore

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Potrebbe essere legata al furto della pellicola ‘Salò o le 120 giornate di Sodoma’ la morte di Pier Paolo Pasolini, ucciso nella notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975 all’Idroscalo di Ostia. È quanto si legge nella relazione finale della Commissione parlamentare Antimafia, resa nota oggi, che mette in relazione il furto della pellicola originale del film (che era ancora in produzione) con l’omicidio dello scrittore e regista per il quale fu accusato Pino Pelosi. Pasolini sarebbe andato all’Idroscalo di Ostia, dove è stato ucciso, per riuscire a recuperare le ‘pizze’ del film. Sempre secondo la Commissione, nel delitto sarebbero coinvolti “gruppi malavitosi di rilievo” come la Banda della Magliana.

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“Per me non è assolutamente una novità, è il riconoscimento di una tesi che porto avanti da 10 anni- commenta alla Dire l’avvocato Stefano Maccioni, legale di Guido Mazzon, cugino di Pier Paolo Pasolini- Il principale testimone nel processo, colui il quale vide Pasolini e Pino Pelosi al distributore su via Ostiense, era legato alla banda della Magliana. È scritto tutto nel mio libro ‘Pasolini. Un caso mai chiuso'”. L’avvocato Maccioni nel 2015 fece opposizione all’archiviazione del caso “proprio sostenendo queste tesi- prosegue- ora, dopo sette anni, ho avuto la soddisfazione morale di sapere che una Commissione Parlamentare Antimafia è sulla mia stessa linea. Questo è molto importante e mi auguro che la Procura della Repubblica voglia adesso riprendere le carte in mano, indagando più sul movente che sui singoli e allargando anche l’esame dei DNA”.

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Il legale ricorda che vennero fatti circa 33 esami di Dna sui tre trovati e che “noi abbiamo praticamente tre foto degli assassini, che però vanno confrontate con i Dna- spiega il legale- altrimenti non li troveremo mai”. Il confronto è stato dunque limitato a 33 persone e “probabilmente mai allargato perché si ritiene che oggi sia passato troppo tempo e che gli autori dell’omicidio non siano più in vita. Considerata però anche la figura della vittima si meriterebbe una lettura più attenta delle carte”.

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Ma perché venne rubata la pellicola di ‘Salò o le 120 giornate di Sodoma’? “Quello fu il mezzo per attirarlo all’Idroscalo di Ostia– riponde ancora l’avvocato Maccioni alla Dire- Pasolini, come testimoniato anche dal montatore Ugo De Rossi, era gelosissimo della pellicola originale e gli fu chiesto un riscatto per riaverla, ma c’era qualcosa dietro. È la famosa ‘teoria dei cerchi concentrici’, usata anche nella Strage di Bologna. Se noi perdiamo di vista la manovalanza e non risaliamo al movente, non cambieremo mai l’omicidio Pasolini. Abbiamo fatto nuove indagini, abbiamo appunto trovato tre Dna diversi di persone che erano presenti sulla scena del crimine e quindi tutto ciò che ha sostenuto Pelosi è crollato miseramente. Adesso sta venendo fuori anche l’ipotesi che Pelosi conoscesse Pasolini già da vario tempo, però nessuno lo disse all’epoca”. Questo, secondo il legale Maccioni, riapre “ovviamente tante piste. Non dimentichiamo che ci sono foto di appartenenti alla Banda della Magliana dietro il corpo di Pasolini e questo era un elemento importante da seguire. Lo stesso Sergio Citti disse che si rivolse ad un esponente della neonascente Banda della Magliana per riavere indietro quella pellicola. Insomma, la pista delle pizze esiste sicuramente”, conclude.

 (Agenzia Dire- www.dire.it)

 
 
 
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