23 Maggio 1992, la Strage di Capaci: l’Italia ricorda. In nome della legalità

Pubblicato: Lunedì, 23 Maggio 2022 - redazione attualità

ROMA (attualità) - L'attentato di Capaci, la lotta alla mafia, il sacrificio di giudici e uomini della scorta

ilmamilio.it – contenuto esclusivo

Il 23 maggio 1992, alle 17:58, un’esplosione fa saltare in aria l’autostrada A29 che collega l’aeroporto di Punta Raisi con la città di Palermo. L’attentato uccide il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. A ucciderli è Cosa Nostra.

lievito madre genzano 

colline centrosportivo2 frascati ilmamilio

A 30 anni dalla strage, e da quel terribile periodo in cui la mafia dichiarò guerra allo Stato uccidendo nel luglio dello stesso anno Paolo Borsellino e la sua scorta, l’Italia ricorda.

Falcone e Borsellino furono tra i primi a comprendere che per colpire i clan bisognava aggredire innanzitutto i loro capitali attraverso innovative indagini patrimoniali. Scomparve così dall’immaginario collettivo la vecchia idea della criminalità organizzata con la lupara ed apparve chiara la strategia di una nuova organizzazione radicata come un impero di aziende e patrimoni immobiliari, capace di stringere accordi con imprenditori, professionisti e politica.

centroEstivo freeTime ilmamilio

Furono poi le rivelazioni del pentito Tommaso Buscetta a Falcone a costruire la base del più importante procedimento giudiziario contro Cosa nostra: il Maxiprocesso, che ricostruisce per la prima volta i volti della mafia siciliana portando all'ergastolo i principali boss. Fu in quel momento che i corleonesi, ormai a capo del potere criminale, decisero che se la sentenza di Cassazione non avesse cambiato radicalmente l’esito dei primi due gradi di giudizio loro avrebbero reagito attaccando lo Stato. Tuttavia il 30 gennaio del 1992 arrivò la sentenza della Cassazione: le condanne vennero confermate e gran parte delle assoluzioni annullate.

Giovanni Falcone, così come Paolo Borsellino e i tanti altri caduti della lotta alla mafia, sono stati gli esempi più limpidi e straordinari dell’Italia degli anni ottanta e inizio anni novanta dello scorso secolo. Esempi di legalità e giustizia che nonostante le tante difficoltà sono riusciti a radicarsi nelle nuove generazioni, in interi strati della società civile. La loro più grande testimonianza è stata quella di aver insegnato la bellezza di appartenere ad una comunità che ha il diritto di conquistarsi il futuro, di credere con le proprie forze in un'Italia ancora bellissima e in grado di liberarsi dalla piovre del male.

Per questo è ancora giusto ricordare. Per non disperdere i valori che ci rendono liberi.

 


Aggiungi commento

ilmamilio.it non si assume alcuna responsabilità sulla veridicità dei dati rilasciati dagli autori dei commenti nonchè delle informazioni riportate negli stessi.

Inoltre non sono ammessi insulti e volgarità per questo i commenti sono vagliati dalla Redazione


Codice di sicurezza
Aggiorna