Margherita Sarfatti, la donna che plasmò la cultura del primo Novecento

Pubblicato: Venerdì, 08 Aprile 2022 - redazione attualità

 

ACCADDE OGGI – L'8 Aprile 1880 nasce a Venezia l'intellettuale, dimenticata e controversa, che segnò un'epoca

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 Margherita Sarfatti, donna di raffinata cultura e amante dell'arte che ha modificato i codici dell'Italia moderna, fu una delle più brillanti intellettuali del primo Novecento.

Pagò nel corso della sua esistenza il fatto di avere origini ebraiche, nel corso del regime fascista, e la sua relazione con Mussolini quando il fascismo stesso, una volta al potere, aveva iniziato la sua fase ascendente.

Inventò infatti l'alone mitico che avvolse il primo Mussolini di governo. Fu lei a curarne l'immagine, il prestigio, l'apologia. Una contraddizione, si dirà. Ma solo pensando al presente. Perché negli anni venti, quando il regime fascista si impone, il rapporto con gli ebrei fu del tutto privo delle derive razziste dovute alla successiva alleanza letale con Hitler.

Nata a Venezia l'8 aprile 1880, la Sarfatti fu ultima di quattro figli di una ricca famiglia ebraica. Il padre, Amedeo Grassini, era avvocato e consigliere comunale, amico di Giuseppe Sarto (poi Papa Pio X), e condusse una grande carriera imprenditoriale. Fondatore della prima società di vaporetti di Venezia, fu uno dei protagonisti della trasformazione del Lido in località turistica. Il prestigio dei Grassini crebbe ulteriormente quando lasciarono il Ghetto per trasferirsi nello storico palazzo Bembo, sul Canal Grande, ove fu realizzato il primo ascensore di Venezia.

Margherita fu per studi ed intelligenza una delle donne più importanti del suo tempo. Parlava correntemente quattro lingue.  Un'innovatrice, fin da quando, militante socialista, vicina ai movimenti dell'emancipazione femminile, collabora con la rivista “La difesa delle lavoratrici” di Anna Kuliscioff, e gradualmente si impone come una critica d’arte in grado di sposare e divulgare le istanze più moderne e giovanili. Nel 1922 fondò con Lino Pesaro e gli artisti Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Achille Funi, Gian Emilio Malerba, Pietro Marussig, Ubaldo Oppi e Mario Sironi il cosiddetto “Gruppo del Novecento”, le cui opere furono esposte per la prima volta nel 1923, fino ad incentivare talenti come De Chirico, Carrà, Morandi, Martini, Balla, Depero, Severini. In questo incoraggiamento delle avanguardie, anche la visione dell'Italia che doveva cambiare pelle per entrare nel suo secolo.

Poi la guerra. Da 'interventista' si trovò sul fronte di tutti quegli intellettuali, scrittori, sindacalisti e giornalisti, come Soffici, Papini, D'Annunzio, Marinetti o Corridoni che dagli ambienti socialisti ed anarchici fino ad arrivare a quelli nazionalisti chiesero di prendere le armi nel primo grande conflitto europeo. Il 28 gennaio 1918 suo figlio Roberto, volontario, caporale nel VI° Reggimento Alpini, venne ucciso nel corso di un assalto sul Col d'Ecchele, sull'Altopiano di Asiago, durante la prima Battaglia dei Tre Monti. Non aveva ancora 18 anni. Gli fu conferita una medaglia d'oro al valor militare e fu eretto in sua memoria un monumento funebre, opera dell'architetto Giuseppe Terragni.

La Sarfatti, trasferitasi intanto nella dinamica Milano, fece del suo salotto un centro di quel variegato mondo di artisti che avevano in mente un altro approdo culturale. Un approdo anche politico. Prima amica e poi amante di Mussolini, è lei che educò la cultura del Duce fino a condizionarne gusti e scelte.

Di Mussolini la Sarfatti fu anche biografa. “Dux”, del 1925, fu letteralmente un “best seller” internazionale che avrà un ruolo fondamentale nella propaganda fascista. Quello con il Capo del Governo è un rapporto di amore, passione, ma anche di indifferenze e di incomprensioni. Fino a diventare rottura, quando fu costretta a fuggire dall'Italia quando il regime appoggiò le politiche antisemite del Nazismo. Si trasferì a Parigi e l'anno seguente a Montevideo, ove aveva trovato rifugio l'altro figlio.

Margherita Sarfatti seguì Mussolini quando ancora erano entrambi socialisti fino alla Marcia su Roma, ebbe incarichi e prestigio, cercò fino all'ultimo di impedire l'alleanza con la Germania hitleriana. Tuttavia ridurre la sua ad un'esistenza ad una parentesi incastrata in queste dinamiche umane e politiche vorrebbe dire sminuirne lo spessore, che le fu riconosciuto solo dopo la sua morte. Fu, da donna del suo tempo - un periodo storico in cui era diffusissimo l'analfabetismo ed una vita all'ombra degli uomini – uno degli epicentri di una grande stagione culturale. In un certo qual modo si può dire che l'Italia degli anni dieci e venti, da cui si dipanano tutte le energie nuove che caratterizzeranno l'intero secolo a livello internazionale, fu inventata da lei, plasmata, per meglio dire, dalle sue intuizioni e dal suo entusiasmo. Un percorso interrotto dagli orrori della guerra.

Rientrata in Italia nel 1947, a 67 anni, se ne stette lontana dai clamori, persino dimenticata. Pagò la diffidenza e le accuse sul suo passato. Preferì la letteratura, suo vero grande e primo amore, fino alla morte sopraggiunta il 30 ottobre 1961. Scrisse un ultimo libro, “Acqua passata”, dove cercò di raccontare le memorie della sua vita. Senza mai parlare del fascismo o di Mussolini.  

La Sarfatti ha subito nel corso del dopoguerra una pesante damnatio memoriae che non ha permesso una serena e corretta valutazione della sua importante figura di critica d’arte. Solo negli ultimi anni l’interesse degli studi su di lei ne hanno riconsiderato la statura intellettuale, scevra dai condizionamenti ideologici.

Una riscoperta piuttosto lenta che comunque sta rimettendo al suo posto un personaggio centrale nello sviluppo delle idee e nell’elaborazione del pensiero culturale di una parte fondamentale del ’900, antesignana di una personalità al femminile che si è sviluppata in maniera concreta decenni dopo la sua presenza. 


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