STORIE & METALLO - Il re d'Inghilterra che fu cardinale e vescovo di Frascati, Ostia e Velletri: l'incredibile vicenda di Enrico Benedetto Stuart, Duca di York

Pubblicato: Domenica, 25 Luglio 2021 - Marco Caroni

ducaYork medaglia1 frascati ilmamilioFRASCATI (storie & metallo) - Quarto ed ultimo pretendente al trono britannico della linea cattolica degli Stuart. Una storia tutta da leggere

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Chi crede che il legame tra Frascati e la casa reale britannica sia, direttamente o indirettamente, legato al gemellaggio tra la città tuscolana ed il municipio di Windsor and Maidenhead o, ancor peggio, alla scelta operata da Lady Kitty Spencer di convolare a nozze nella frascatana Villa Aldobrandini, è clamorosamente fuori strada.

Quel che lega Frascati, la sua diocesi, il suo territorio, e dunque i Castelli romani alla Gran Bretagna è ben più antico.

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E porta un nome: quello di Enrico Benedetto Maria Clemente Stuart, Duca di York che, secondo le istanze e le rivendicazioni giacobite, fu legittimo erede al trono di Scozia, Irlanda ed Inghilterra col nome di Enrico IX.

Diciamolo subito: quella di Enrico Benedetto Stuart, inserita nel suo complesso quadro storico e dinastico, è una storia articolata, difficile da comprendere nella sua interezza senza calarsi in una realtà di potere, di religione e di guerre che, ancor prima della Rivoluzione francese, avevano da sempre fatto del trono di Inghilterra una delle poltrone europee più ambite.

 

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Una storia iniziata dal forte schieramento pro-cattolico di suo nonno, Giacomo II Stuart, ultimo re cattolico d'Inghilterra: un atteggiamento che portò gli inglesi all'esilio del monarca nel 1688 ed a lunghi decenni di tentativi - tutti vani - di restaurare gli Stuart legittimi successori di Giacomo II, cattolici, sul trono inglese. Anche se di fatto l'ultima monarca Stuart fu Anna (protestante), morta nel 1714, con l'Act of Settlement negli anni precedenti il Parlamento inglese aveva già provveduto a tutelarsi per impedire (stante la sterilità della regina) rivendicazioni di risalita al trono di pretendenti cattolici Stuart, concedendo dunque la corona d'Inghilterra a Giorgio I Hannover, di provenienza e di lingua germanica.

Enrico Benedetto Stuart, nato a Roma proprio in quei turbolenti anni (il 1725) dopo aver tentato di perorare anche militarmente la causa dei giacobiti, scelte di abbracciare la porpora e la Chiesa. Nominato cardinale da Benedetto XIV e tra gli elettori del successore di questi Clemente XIII, nel 1761 dopo aver scelto di passare all'ordine dei cardinali-vescovi, scelse come sede diocesana la Curia di Frascati.

 Il 13 luglio scorso è caduta la ricorrenza del 250° anniversario dalla nomina del Duca di York a cardinale vescovo di Frascati.

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Per i giacobiti cattolici, come detto, Enrico Benedetto Duca di York avebbe dovuto salire al trono della corona britannica col nome di Enrico IX. Ma, di fatto, poco fece per seguire questo destino, fatta eccezione, come detto, gli anni giovanili vissuti anche con la divisa in dosso. Nel 1788 però alla morte del fratello Carlo Edoardo (il successore di Giacomo II che per ultimo e con veemenza tentò di riconquistare alla causa degli Stuart cattolici la corona di Inghilterra, lo sconfitto della grande battaglia di Culloden, nel 1746 in Scozia) volle celebrare proprio nella Cattedrale di San Pietro i suoi funerali. In quei mesi, come riportano le cronache, volle farsi chiamare "Maestà" nel palazzo Vescovile tuscolano ma poi l'invasione napoleonica ne spense le pur flebili residue velleità di corona.

Il legame tra Frascati ed il Duca di York è fortissimo e ben descritto in un articolo presente sul sito istituzionale della Diocesi di Frascati. Certo è che prima di passare, dopo l'arrivo di Napoleone, da cardinale suburbicario decano alla diocesi suburbicaria di Ostia e Velletri, ottenne da papa Pio VII (LEGGI Una pagina di STORIA IN MEDAGLIA: quel giorno Pio VII e Napoleone Bonaparte…) il permesso di continuare a vivere nella rocca della Curia tuscolana.

Il lascito del Duca alla causa tuscolana è comunque rilevante, sia sul piano religioso che delle opere. A Frascati lo Stuart volle far studiare Ettore Consalvi (LEGGI STORIE & METALLO - Da Frascati al Congresso di Vienna, la luminosa parabola dello stratega Ercole Consalvi), poi divenuto potentissiomo segretario di Stato di Pio VII.

 

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La medaglia qui proposta, che rappresenta proprio il Duca di York, venne coniata nel 1766 per ricordare la nomima a vescovo di Frascati, una città nella quale - pur da vescovo di altre diocesi - Enrico Benedetto visse i suoi ultimi giorni sino alla morte avvenuta il 13 luglio 1807.

Con un diametro di 53 mm circa, la medaglia - rara - venne coniata in bronzo ed in argento: opera di F. Cropanese, su una faccia rappresenta proprio il Duca di York rivolto a destra con iscrizione HENRICVS M D EP TVSC CARD DVX EBOR S R E V CANC. Sull'altra faccia sull'altro figura un'allegoria della Religione, velata che, in piedi di fronte, regge Croce e Vangelo; ai suoi piedi un leone disteso sulla sinistra. Sulla destra il velo della religione termina con un cappello cardinalizio ed una corona; sullo sfondo a destra la Basilica Vaticana. In iscrizione NON DESIDERIIS HOMINVM SED VOLVNTATE DEI (Non i desideri degli uomini ma la volontà di Dio).

Della medaglia, con figura del Duca di York (ed iscrizione) simile ma diversa e con differenze anche nell'altra faccia, fu coniata un'altra versione nel 1788 (anno della morte del fratello Edoardo), con incisore Giovanni Hamerani. A differenza di quella qui presentata, l'iscrizione della variante del 1788 riporta: "HEN IX MAG BRIT FR ET HIB REX FID DEF CARD EP TVSC". Il Duca di York, dunque, è presentato come Enrico IX.

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Nella lunghissima vicenda che racconta la figura di Enrico Benedetto Stuart, ultimo pretendente della linea cattolica degli Stuart al trono d'Inghilterra, merita una citazione la sua sepoltura: morto, come detto a Frascati, il corpo del Duca di York venne traslato nei giorni successivi insieme alle spoglie del fratello Carlo Edoardo e del padre Giacomo III nelle Grotte Vaticane. Le tre salme riposano, dal 1939, in un unico sarcofago che Giorgio VI (il padre della Regina Elisabetta) commissionò a memoria.

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