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Parlamento europeo approva legge copyright. Via libera a ‘Upload filter’ e ‘Link tax’. Cambiano le regole

ITALIA (attualità) – Termina il far west su caricamento di video o utilizzo link e testi di giornale

ilmamilio.it 

Il diritto d’autore sarà tutelato anche su internet. Stop a contenuti copiati, ai meme, persino, nei casi estremi, ai selfie nello stadio. Per poter diffondere in rete prodotti audiovisivi e giornalistici le grandi piattaforme e gli aggregatori di notizie dovranno pagare. Così ha stabilito l’Aula del Parlamento europeo.  Servizi di cloud, portali di commercio elettronico per vendita di dettaglio di beni fisici, start-up e operatori con fino a un massimo di 250 dipendenti saranno esclusi, ma dovranno comunque essere pronti a rimuovere o modificare i contenuti in caso di reclami. Non potranno essere riprodotti titoli di notizie nella loro integrità, e non sono permessi snippet.

Gli Stati ora sono tenuti a riconoscere agli editori dei giornali i diritti di proprietà intelletuale "di modo che gli editori possano ottenere una remunerazione equa e proporzionata per l’utilizzo digitale delle loro pubblicazioni di carattere giornalistico da parte dei prestatori di servizi della società dell’informazione". Resta la possibilità di "uso legittimo privato e non commerciale" delle pubblicazioni di carattere giornalistico da parte di singoli utenti. 

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Le principali polemiche sono scoppiate attorno all'articolo 11 e al 13. Quest'ultimo riguarda l’upload filter. Le principali piattaforme di hosting saranno obbligate a verificare che il contenuto di un video o un’immagine abbia una regolare licenza. Da tale obbligo è esclusa Wikipedia. Si tratta di un'operazione di verifica decisamente grande e molto simile al Content ID di YouTube: i contenuti, infatti, saranno confrontati a quelli presenti all'interno di un archivio condiviso di file (audio, video e testo) protetti dal diritto d'autore. Via libera, dicevamo, anche alla Link Tax. Le applicazioni che aggregano le notizie, motori di ricerca e piattaforme online debbano pagare una “tassa” alle testate giornalistiche per gli “snippet” (pezzi di titolo, sommario) che appaiono in anteprima.  La "tassa" dev'essere concordata tra la piattaforma online e l'editore. L’unica modifica proposta e approvata rispetto al testo originale aggiunge il permesso di contenere “parole individuali” dell’articolo originale all’interno dei link. Se un motore di ricerca o un’applicazione terza non paga il proprietario di un articolo sta violando il suo diritto d’autore.

 
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