I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e migliorano la tua esperienza di navigazione. Cliccando sul pulsante Accetto presti il consenso all'uso dei cookie non solo tecnici, ma anche di profilazione e di terze parti. Per maggiori informazioni puoi comunque leggere l'informativa estesa.

Fernanda Pivano, la donna che ci fece scoprire un altro mondo. Di pagine mai immaginate prima

ACCADDE OGGI – Il 18 Agosto 2009 muore a Milano la grande traduttrice e divulgatrice degli autori più amati dell’età contemporanea

ilmamilio.it 

Gli scrittori che conobbe avevano tutti un sogno. Lei lo indagò, lo scoprì e lo divulgò, senza badare troppo agli eccessi e alle eccentricità dei singoli. Mantenendo, sopratutto, l'alto rigore del suo lavoro di grande divulgatrice. Fernanda Pivano (Genova, 18 luglio 1917 – Milano, 18 agosto 2009) è stata un imprescindibile punto d riferimento per la cultura italiana, europea e mondiale che fece tutta la sua strada da donna, dolcissima e lieve, in un mondo di uomini con il coraggio, un grande sorriso e una singolare predisposizione nel sapersi adattare alle situazioni e alle persone con una cura e un amore fuori dal comune. E se pensiamo che in Italia è esistito un periodo storico in cui era prima vietato e poi difficile diffondere la cultura americana, lei seppe accogliere e attraversare il tempo rompendo ogni fragile diaframma che separa (o tenta di separare) la cultura dagli individui che la reclamano.

Buttarsi dentro al mondo di Fernanda Pivano è come partire per un lungo viaggio. Se fosse stata una canzone, sarebbe una cosa simile a ‘My favorite things” nella versione di John Coltrane, una favola che ti accompagna dentro un grappolo di note, percezioni e sensazioni.

Appena ventenne, tra il 1937 e il 1941, in un’Europa in cui l’unica propaganda era quella di Hitler e Mussolini, delle leggi razziali e per la guerra, lei si avvicinò ad autori ignoti e gli diede agio, eludendo tutto il contesto storico avverso. Si lanciò nella traduzione e nella divulgazione di un’altra cultura e principalmente un’altra America che con il tempo ne avrebbe forgiata ancora un’altra. Se abbiamo letto Edgar Lee Masters, Ernest Hemingway, Francis Scott Fitzgerald (leggi: Un’altra America: Francis Scott Fitzgerald e la sua generazione perduta tra grandi sogni e crolli inesorabili), Charles Bukowski, Allen Ginsberg, Jack Kerouac, William Burroughs, Gregory Corso o Henry Miller è grazie al suo talento e alla sua curiosità.

La sua formazione avvenne a Torino. Frequentò il liceo classico 'Massimo d'Azeglio' dove insegnava un supplente di italiano che le cambierà la vita: Cesare Pavese (leggi Cesare Pavese, ogni giorno che passa è un riandare). Quest’ultimo le porterà quattro libri in inglese che stravolsero il suo destino: 'Addio alle armi' di Ernest Hemingway, 'Foglie d'erba' di Walt Whitman, 'l'Antologia di Spoon River' di Edgar Lee Masters e l'autobiografia di Sherwood Anderson. Scopre che dall’altra parte del mare gli artisti raccontano le fragilità e le sconfitte degli uomini comuni, la difficoltà dell’esistenza.

L’Antologia di Spoon River, per l’appunto, verrà pubblicata per la prima volta in Italia nel 1943. Ma c'era una feroce censura in agguato. Per aggirarla, nel titolo comparirà la contrazione ‘S. River’, facendo credere che si trattasse di un santo. L’Einaudi le affiderà in seguito anche la traduzione de Walden, capolavoro di Thoreau.

Intanto l’America e l’Italia escono dalla guerra. Fernanda Pivano conosce gli autori della 'beat generation' e li rende noti. Quando 'On the road' di Kerouac esce nel 1959 per la Mondadori, lei ne firma la prefazione. Poi, nella metà degli anni cinquanta, Kerouac lo conobbe davvero. Così come Allen Ginsberg. E in quel momento non c’è nulla o quasi più dirompente della loro scrittura. Entrambi sono i cardini di una corrente di 'contropensiero' che rifiuta i dogmi, il proibizionismo, gli Usa dell’apparenza. Sono anni in cui andando a casa della Pivano e del marito architetto Ettore Sottsass, a Milano, è facile incontrare l'avanguardia letteraria del pianeta. Anni di ascolto, dove la cultura viene assorbita e  restituita generosamente agli altri. Un periodo in cui, ad esempio, Fernanda e Ginsberg ascoltano 'Mr Tambourine man' di Bob Dylan da un jukebox. Lei si emoziona e innalza il futuro premio Nobel alla letteratura al ruolo di artista geniale. Un altro talento, anni dopo, arriverà a scaldargli il cuore con un’amicizia bella e profonda: Fabrizio De Andrè. Il 1971 sarà l’anno di 'Non al denaro non all’amore né al cielo', il concept album ispirato all’Antologia di Spoon River. Una cosa grande.

Fernanda Pivano è stata anche artefice di quell’arte dell’incontro che l’ha portata a misurarsi con caratteri e stili differenti. Nell’estate del 1980, a San Pedro, California, arriva a casa di Charles Bukowski con una bottiglia di vino. Ne nasce ‘Quello che importa è grattarmi sotto le ascelle’, pubblicato dalla Feltrinelli. Era così: sapeva immortalare le persone come in uno scatto d’autore. E sapeva anche intuire dove stava il talento, come quando scoprì le potenzialità di Raymond Carver Bret Easton Ellis.

Morirà in agosto, il giorno 18, del 2009. “Una notte di agosto, di quelle agitate da un vento tiepido e tempestoso – aveva scritto il suo amico Pavese molti anni addietro - camminavamo sul marciapiede indugiando e scambiando rade parole. Il vento che ci faceva carezze improvvise, m’impresse su guance e labbra un’ondata odorosa, poi continuò i suoi mulinelli tra le foglie già secche del viale. Ora, non so se quel tepore sapesse di donna o di foglie estive, ma il cuore mi traboccò improvvisamente, tanto che mi fermai”.

Le dobbiamo molto.