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Lanuvio unita: "Servizio idrico integrato, ecco la verità. Basta menzogne"

interpellanza lanuvio unitaLANUVIO (politica) - In una lunga nota la lista ricostruisce una vicenda vecchia di anni

ilmamilio.it - nota stampa

Dai consiglieri della lista "Lanuvio Unita verso il futuro" riceviamo e pubblichiamo.

"In questi ultimi anni in cui le difficoltà legate alla carenza idrica hanno creato forti disagi nei cittadini del Comune di Lanuvio, si è tentato di far passare il messaggio che l’origine di tutti i problemi sia da addebitare all’Amministrazione che nel 2006 firmò la Convenzione per il passaggio all’ACEA ATO2 della gestione della rete idrica locale. Questo tentativo, da parte innanzitutto di alcuni esponenti dell’attuale Giunta, è da irresponsabili. E la versione dei fatti è pura menzogna.

Di servizio idrico integrato si parla per la prima volta in Italia nella cosiddetta legge Galli (L.36 del 1994), recante “Disposizioni in materia di risorse idriche”. Nel 2006, tale Legge confluisce nel decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 recante “Norme in materia ambientale” e ridefinisce il servizio pubblico integrato come "costituito dall'insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue, e deve essere gestito secondo principi di efficienza, efficacia ed economicità, nel rispetto delle norme nazionali e comunitarie". Si afferma, con quest’ultima disposizione, il principio della separazione delle funzioni di indirizzo e controllo da quelle di gestione.

Perché questa scelta? Perché i servizi di acquedotto, fognatura e depurazione erano gestiti separatamente ed in modo frammentario a livello comunale, causando difficoltà gestionali ed inefficienze; inoltre l’arretratezza delle infrastrutture richiedeva notevoli investimenti che non potevano essere finanziati e sostenuti dai singoli Enti Locali.

Pertanto, poiché la gestione di tale servizio richiedeva, per la sua produzione ed erogazione, la costituzione di una complessa organizzazione (sia da un punto di vista delle infrastrutture che da quello del personale), si è passati attraverso questo nuovo quadro normativo da una visione comunale ad una visione più ampia del servizio che necessitava della collaborazione di tutti i Comuni.

La Regione Lazio, in ottemperanza a queste nuove disposizioni di Legge, ha delimitato i confini degli Ambiti Territoriali Ottimali (i cosiddetti ATO) identificando la migliore forma di cooperazione tra gli Enti Locali che ricadono al loro interno ed ha definito le “Convenzioni-tipo” da utilizzare come schemi per la definizione di affidamento al gestore (ACEA ATO2).

La normativa soprarichiamata ed in particolare il D. LGS. N. 152 del 2006, prevede agli artt. 147 e ss. l’obbligatorietà per tutti i Comuni di partecipare e cedere le competenze relative al S.I.I. ai nuovi “enti di governo d’ambito” dell’acqua.

Quanto sopra riportato, oltre i riferimenti di Legge, è facilmente verificabile, scaricabile e consultabile dal sito istituzionale della Regione Lazio nel “Rapporto semestrale sulla gestione del servizio idrico integrato – I semestre 2018”.

Quest’ultimo documento (nell’allegato 2, aggiornato al 14 maggio 2018) riporta anche lo stato di attuazione dei trasferimenti della gestione da parte degli Enti Locali al Gestore Unico d’Ambito.

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Nell’ambito dell’ATO 2 ricadono 112 Comuni, dei quali 108 della Provincia di Roma, 2 della Provincia di Viterbo e 2 della Provincia di Frosinone. Di questi 112 Comuni, 23 non avevano, secondo la Legge, l’obbligatorietà di trasferire il servizio idrico al Gestore unico in quanto appartenenti ad una Comunità montana con popolazione fino a 1.000 abitanti (unici requisiti necessari per avvalersi di questa facoltà), ma solo 8 di essi hanno mantenuto la gestione in economia, gli altri 15 sono comunque passati, completamente o in parte, al Gestore unico. Dei rimanenti 89, 80 hanno trasferito la completa rete, 8 solo la rete di distribuzione in quanto le infrastrutture del servizio di fognatura e depurazione non risultano ancora a norma e soltanto 1 non ha ancora aderito alla gestione unica in quanto il contratto di gestione del SII, sottoscritto antecedentemente alla Legge “Galli”, ad oggi è ancora valido.

In conclusione, dopo aver riportato fatti documentati e non chiacchiere, ristabilendo quindi quella che è la verità, l’interrogativo che ci poniamo e poniamo anche ai cittadini è: l’assessore alle Risorse Idriche del Comune di Lanuvio è a conoscenza di questo percorso legislativo? Le ipotesi sono due: A) non ne è a conoscenza denotando ignoranza e incompetenza, due caratteristiche incompatibili con il ruolo che svolge; B) ne è a conoscenza ma ha mistificato consapevolmente per convenienza la verità, cosa ancor più grave ed irresponsabile. Al Sindaco l’invito ad una opportuna riflessione.

Ma noi non siamo per la polemica politica sterile fine a sé stessa, consapevoli che quello dell’acqua è un problema che travalica gli schieramenti politici e richiede, per avere una soluzione definitiva, una unità d’intenti. Siamo convinti che l’ACEA abbia grosse responsabilità nella gestione della nostra rete idrica (e non solo) e nei disservizi causati, ma l’attuale Giunta, che ormai amministra da più di sei anni, non è esente da responsabilità. La nostra proposta (già avanzata peraltro lo scorso anno senza essere presa minimamente in considerazione) è quella di istituire un tavolo di lavoro tecnico comune di cui dovrebbero far parte l’Amministrazione (maggioranza e opposizione) – l’ACEA (Dirigenti e tecnici) – i rappresentanti dei Comitati di Quartiere per affrontare le problematiche presenti, individuare le soluzioni, i tempi d’intervento e le risorse necessarie, definendo un cronoprogramma puntuale e condiviso".

Questa è la proposta che andremo a presentare al Sindaco quando, e se, si degnerà di accordarci la richiesta di incontro urgente sulla questione, presentata dal nostro Gruppo Consiliare in data 4 agosto ultimo scorso.