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A Bologna, il 2 agosto 1980, si vedeva passare un autobus… - IL VIDEO

ACCADDE OGGI – La terribile Strage: 85 morti e 200 feriti. Ancora ignota tutta la verità

ilmamilio.it

A Bologna, dentro la Stazione ferroviaria, c’è una grande lapide. Ricorda la più grave strage della storia d’Italia. Il 2 agosto 1980 cadeva di sabato. Solo chi sa, chi ha provato, ha visto, può sapere. Capire.

Era iniziato l’esodo delle ferie, quel giorno. Un rito vero. Perché nell’Italia degli anni ottanta il mese di agosto era il periodo in cui tutti si fermavano, e tanti partivano. La sala d'aspetto di seconda classe, affollata di turisti e di persone in partenza o di ritorno dalle vacanze, era affollata. Un ordigno, contenuto in una valigia abbandonata, alle ore 10.25, viene fatto esplodere. La deflagrazione causa il collasso di un'ala dell'edificio, distruggendo 30 metri di pensilina e il parcheggio dei taxi antistante la struttura. La bomba, si scoprirà più tardi, è composta da 23 kg di esplosivo, una miscela di 5 kg di tritolo e T4 detta ‘Compound B’, potenziata da 18 kg di gelatinato (nitroglicerina a uso civile). Quello che trovano i primi soccorritori è uno scenario agghiacciante, mai visto, in quelle proporzioni spaventose, nella storia del dopoguerra.

L'esplosione causa la morte di 85 persone e il ferimento o la mutilazione di oltre 200. Al di là del terribile racconto di quella giornata (leggi l’articolo de ilmamilio.it del 2012), c’è una storia nella storia che merita di essere ricordata per l’incredibile spirito di sacrificio che coinvolse centinaia di persone accorse sul luogo dell’attentato per aiutare persone in difficoltà o ferite. Oppure per raccogliere i morti.

A Bologna, quel 2 Agosto, si vedeva partire, passare e tornare un autobus. Lo guidava Agide Melloni. Lo guidò per quindici ore di fila dalla stazione all'obitorio. Il mezzo, il bus matricola 4030, della linea 37 dell’Atc, diventò uno dei simboli del massacro. Come il boato, il sangue, le foto e le immagini drammatiche di quelle ore, l’enorme quantità di macerie come se fosse appena avvenuto un bombardamento.

Appena la strage ebbe compimento, il ‘37’ si trasformò in un'ambulanza, poi in un carro funebre. Furono rimossi i corrimano presenti in corrispondenza delle porte per rendere agevole l’accesso delle barelle e tanti tra medici, vigili del fuoco e volontari ci salirono sopra. Di quell’immagine si rimembrano i lenzuoli bianchi, colore di una purezza quel giorno violentata, che ad un certo punto furono appesi ai vetri per celare, alla vista dell’esterno, il carico di morte che ogni viaggio conteneva. Un trasporto triste, che durò fino a notte fonda.

Bologna, il 2 Agosto 1980, fu anche un autobus. Dove dentro albergava la tenerezza e la disperazione, il lutto di una città e di una comunità nazionale, la prova materiale dell’odio e delle barbarie. Un eccidio per il quale abbiamo oggi una sentenza definitiva, attorno alla quale ancora si dibatte. Ma sopratutto, ed è ciò che inquieta e disarma, la Strage non ha mai conosciuto i suoi mandanti, i suoi ideatori, celati dentro una teca oscura che nessuno, fino ad oggi, è riuscito ad aprire.

Se passate per Bologna leggetela, quella grande lapide. Leggete tutti i nomi. Quelli dei dei bambini, delle madri, dei padri, dei giovani, di chi partiva. Tutti loro volevano solo vivere.