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L’indelebile ferita del 19 Luglio 1943: il bombardamento di Roma e la devastazione di San Lorenzo

ACCADDE OGGI - L’azione aerea delle forze angloamericane. Un quartiere distrutto. Migliaia di morti e feriti.

ilmamilio.it 

19 luglio 1943: una data che ha segnato per sempre la storia di Roma e dell'Italia. La seconda guerra mondiale volgeva al peggio per un intero popolo, ma mai la 'Città Eterna' era stata attaccata con la violenza delle bombe. Mai il centro della fede cattolica e della cristianità era stata aggredita. Quel giorno cambiò tutto.

La distruzione della ferrovia, nella logica bellica degli alleati, avrebbe costituito il taglio di un importante nodo di natura militare. Volantini di avvertimento, nelle giornate precedenti, avevano preannunciato quanto poi in realtà si verificò. 

Le “fortezze volanti” statunitensi partirono dagli aeroporti dell’Africa settentrionale alle sette del mattino. Alle undici 270 bombardieri pesanti, 170 bombardieri medi, 61 caccia di scorta piombarono sulla città. Sei ondate successive, fino al primo pomeriggio. Doveva essere un “attacco di precisione”. I bombardieri avevano l’ordine di mirare alle nubi di polvere e fumo che si alzavano a ogni passaggio degli aerei. Alcune bombe caddero fino a cinquecento metri di distanza dallo scalo ferroviario, determinando una carneficina. I soccorsi arrivarono in una situazione di caos assoluto, dove i mezzi pubblici erano interrotti, i binari del tram saltati in aria, la basilica di San Lorenzo, quartiere al centro e nel cuore dell’azione militare, devastata, così come il Cimitero del Verano. 

Papa Pio XII si recò sul posto nel pomeriggio. Giunse sui luoghi della strage a bordo di una Fiat Topolino, con la sua veste bianca che presto si macchiò di sangue. Aprì le braccia in mezzo alla folla ed indicò ai superstiti la strada spirituale per ritrovare la fiducia, invitando i romani increduli a recitare il Padre Nostro. Un quartiere intero fu sconvolto, le linee postelegrafoniche interrotte, grandi palazzi furono completamente rasi al suolo, incendiati i depositi, interrotte le strade, cavi elettrici e rotaie furono divelte, le tubazioni idriche lesionate. Una parte della Capitale, subito dopo il raid, si presentò al mondo come un corpo squartato. A terra furono rinvenuti tremila morti e undicimila feriti.

I quartieri Tiburtino, Prenestino, Casilino, Labicano, Tuscolano e Nomentano, colpiti da quattromila ordigni, si persero nella paura e nel disorientamento.  I romani  si dovettero abituare a quel clima di violenza. La città, infatti, fu poi bombardata altre 51 volte prima del giorno della liberazione (4 giugno 1944).

Quel giorno vive sulla pelle di chi c'era e di chi è giunto dopo nel quartiere e ne ha vissuto la storia. Un racconto popolare, resistente, fatto di figure martoriate e mai dimenticate, di storie invisibili, di chi non è entrato nella storia e che comunque perse una figlia, una mamma, una fidanzata, un padre, un parente, semplicemente e dolorosamente un amico. Drammi personali mai cancellati.

Il 19 luglio del 1943 segnò la fine del regime fascista. Solo sei giorni dopo, infatti, la mozione di Dino Grandi al Gran Consiglio spodestò di fatto Benito Mussolini dal suo ventennale governo e aprì la strada ad un periodo complicato e drammatico. Nel caos di quei giorni iniziò un'altra storia: quella dell'armistizio, dell'occupazione tedesca, della Repubblica Sociale, dell'avanzata degli alleati, della Resistenza, di una lunga e terribile guerra civile che separò gli italiani.

San Lorenzo è una strage che non ha mai smesso di fare rumore. Di quelle ore sono rimaste foto, testimonianze e filmati. Le cineprese del cinegiornale Luce, posizionandosi sul tetto degli stabilimenti di Cinecittà, ripresero in lontananza le esplosioni, visibili ed udibili anche a molti chilometri di distanza, fino ai Castelli Romani. Fu l'ultima ripresa del ''Luce'' legato alla dittatura. Dal 1927 era stato uno degli strumenti di propaganda più forte del governo. Il bombardamento di Roma fu anche questo. La fine di un'epoca, l'inizio di un'altra.