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Seveso, 10 luglio 1976: il disastro che è diventato un monito

ACCADDE OGGI - Il propagarsi della nube di diossina che inquinò ambiente, uomini, animali

ilmamilio.it 

E’ stato uno dei peggiori disastri ambientali della storia, il primo incidente industriale in Italia. Spaventò tutti, insegnò poco, almeno alla luce di altri drammatici eventi, di varia natura, capitati nella nostra nazione da allora sino ad oggi.

Anno 1976. Il divorzio e l'aborto sono battaglie che stanno mutando la società civile, riempiendo le piazze e traducendo in importanti vittorie l’impegno civile di una larga parte di popolazione. Al cinema si vanno a vedere film come ''Taxi Driver'', ''Febbre da Cavallo'', oppure ''Brutti, sporchi e cattivi'' di Ettore Scola. Il regista Luigi Comencini, appena due anni prima, si era cimentato in ''Delitto d'amore'', una pellicola in cui i protagonisti, Nullo Bronzi e Carmela Santoro, lavorano nello stesso stabilimento nei pressi di Milano. Dopo varie vicissitudini personali e familiari, si sposano, ma Carmela muore a causa delle esalazioni chimiche a cui è stata esposta sul lavoro. Un'opera particolare, che segue le tematiche ambientali e i rischi correlati tra i mali dell'industria e la salute dell'uomo.

Verso le 12:37 di sabato 10 luglio 1976, nello stabilimento della società Icmesa, nel territorio del comune di Meda, al confine con quello di Seveso, il sistema di controllo di un reattore chimico destinato alla produzione di triclorofenolo, componente di alcuni diserbanti, va in avaria e la temperatura si alza oltre i limiti.

L'esplosione del reattore viene evitata dall'apertura delle valvole di sicurezza, ma nessuno riesce a bloccare la massiccia formazione di diossina che in poco tempo viene trasportata dal vento verso sud. Una nube tossica colpisce i comuni di Meda, Seveso, Cesano Maderno e Desio. A Seveso, in particolare, si registrano le prime conseguenze sulla popolazione: odore acre e infiammazioni agli occhi. 240 persone vengono colpite da cloracne, una dermatosi che crea lesioni e cisti. I vegetali investiti dalla nuvola muoiono rapidamente a causa dell'alto potere defoliante della sostanza, mentre migliaia di animali vengono contaminati e in seguito abbattuti.

La popolazione dei comuni coinvolti venne informata del grado di inquinamento ben otto giorni dopo la comparsa della diossina nell'aria. Altre cose era nascoste agli abitanti, come gli scarichi della fabbrica che finivano nel torrente Certesa. Gli animali morti a causa dell'avvelenamento venivano ritirati senza che la notizia fosse di dominio pubblico. Dopo l'incidente, i controlli sugli operai rivelarono percentuali rilevanti di danni al fegato. Poi ci furono gli effetti dell'evacuazione della cosiddetta ‘Zona A’. 700 persone dovettero lasciare le proprie case. Molte abitazioni furono distrutte, la terra e i materiali finirono in due grandi discariche. L’area diventò un deserto. Si salvò un albero: un pioppo che è rimasto come una testimonianza. In via Icmesa è rimasto poco anche della fabbrica. Il governo Andreotti fece una legge per autorizzare gli aborti terapeutici. Le vasche delle discariche sono rimaste lì, sopra ci è nato il Bosco delle Querce: 40 ettari, 45mila alberi.

Seveso rimane, per i più attenti, un monito. La gravità della sua dinamica ha aiutato a sensibilizzare milioni di italiani sui pericoli legati alla convivenza con l’industria. Una pagina drammatica, nelle cui parole è possibile trovare il nostro passato e una chiave per programmare il presente e il futuro. Salvando l’Italia dai mille pericoli e dai mille inquinamenti che ogni giorno emergono nelle varie regioni della penisola.