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Obbligo vaccinale, la lettera aperta dell'epidemiologo alla ministra Giulia Grillo

grillo giuliaROMA (attualità) - Il medico pisano Pier Luigi Lopalco chiede calma e sangue freddo alla titolare della Sanità

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Una lunga lettera aperta indirizzata alla neo ministra della Sanità Giulia Grillo. A postarla e a farla rimbalzare sui social (Facebook su tutti) è stato ieri l'epidemiologo pisano Pier Luigi Lopalco. Una lettera che compare anche sulla pagina Facebook della senatrice 5 stelle Elena Fattori la cui posizione sui vaccini, da biologa, non è mai stata apertamente contraria all'obbligo.

"Cara Ministra Grillo, il compito che Le è stato affidato non è semplice, soprattutto in considerazione del particolare momento politico e delle enormi aspettative di cui il nuovo Governo si è fatto carico. È per questo che le auguro di cuore buon lavoro.

I presupposti da cui parte sono estremamente positivi: la riaffermazione del carattere pubblico ed universale del nostro Sistema Sanitario non possono che fare onore al programma di governo. D’altro canto, Lei sa meglio di chiunque altro che la sostenibilità del sistema è seriamente messa in discussione sia da fatti contingenti di natura epidemiologica e demografica (aumento cronicità, invecchiamento) che dai mali endemici della sanità Italiana che non è certo esente da sprechi e corruzione.

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È dunque chiaro che in questo scenario la priorità deve essere data a quegli investimenti che più di altri possano dare un ritorno anche in termini di risparmi economici. Parliamo quindi di prevenzione. I programmi di prevenzione rappresentano il miglior investimento in termine di salute. Fra questi, anche le vaccinazioni. Sono ormai tanti gli studi di farmaco-economia che dimostrano come i programmi vaccinali hanno un ritorno in valore economico sia diretto che indiretto, addirittura con forti risparmi sui costi previdenziali.

Nel programma di governo si fa menzione di voler riaffrontare la questione dell’obbligo vaccinale. Credo di interpretare la voce della maggior parte degli esperti di sanità pubblica esprimendo la mia preoccupazione che Lei possa essere bersaglio di pressioni da parte della lobby anti-vaccinista. Ci rassicurano certamente le numerose affermazioni fatte in passato sul fatto che Lei non metterà mai in discussione il valore delle vaccinazioni. Ma sicuramente la pressione a modificare il recente decreto sull’estensione dell’obbligo vaccinale è già iniziata.

Personalmente non sono mai stato un fan dell’obbligo vaccinale e, a tutt’oggi, il mondo scientifico è diviso sulla efficacia dell’obbligo nel sostenere alte coperture vaccinali. Ma è indubbio che la legge abbia permesso di affrontare in modo veloce ed efficace il preoccupante calo delle coperture vaccinali che si stava registrando nel Paese.

petra febb2018

 

 

 

 

 

 

Esistevano alternative all’obbligo? Certamente si. Ce lo insegnano i Paesi del Nord Europa, dove al crescere della esitazione vaccinale si risponde con un (ingente) aumento degli investimenti nel programma vaccinale. Non esiste una terza via. Il disinvestimento nel programma di prevenzione vaccinale porta all’aumento dell’esitazione vaccinale. Per contrastarlo bisogna investire. Investire nel miglioramento dei servizi. Investire in comunicazione. Investire in cultura della prevenzione. Parlo di investimenti e non di spesa perché tutto questo, nel medio-lungo termine, porta ad un ritorno non solo di salute, ma anche economico. Investimento, in questo caso, può significare semplicemente riallocazione della spesa: non credo che esista una sola Regione Italiana che riesca ad allocare alla prevenzione il fatidico 5% della spesa sanitaria, come previsto dal Fondo Sanitario Nazionale.

Vogliamo sollevare l’obbligo? Allora prepariamo un piano di investimento nei Dipartimenti di Prevenzione e pianifichiamo una strategia di comunicazione da parte del Ministero che sia degna di questo nome. Prima di allora, qualsiasi passo indietro sarebbe un pericoloso salto nel buio. E sarebbe un passo falso dello Stato, non di questa o quella parte politica. Un “liberi tutti” che, senza sanare i problemi di base, ci riporterebbe dritti indietro alla situazione di emergenza. Tertium non datur".

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