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Bobby Sands, l’Allodola che visse alla soglia di ‘un altro mondo palpitante’

ACCADDE OGGI - Il 5 maggio 1981 muore nel carcere di Long Kesh, dopo 66 giorni di sciopero della fame, il militante repubblicano irlandese che fece parlare tutta l'Europa con la sua drammatica protesta 

ilmamilio.it 

“Credo di essere soltanto uno dei molti sventurati irlandesi usciti da una generazione insorta per un insopprimibile desiderio di libertà. Sto morendo non soltanto per porre fine alla barbarie dei Blocchi H o per ottenere il giusto riconoscimento di prigioniero politico, ma soprattutto perché ogni nostra perdita, qui, è una perdita per la Repubblica e per tutti gli oppressi che sono profondamente fiero di chiamare la "generazione insorta".

66 giorni di sciopero della fame. La lotta per i diritti dei detenuti politici in carcere. Una Patria divisa per cui combattere e morire. Bobby Sands se ne andò senza cedere un metro, il 5 maggio del 1981. Ridotto pelle ed ossa, tirò come un sasso la vita fuori della finestra della sua cella, facendola volare per le strade di Belfast e più in là, verso tutta Europa, dove il suo grido di libertà fu ascoltato da Roma a Parigi, da Madrid a Bucarest.

Nato ad Abbots Cross, sobborgo settentrionale di Belfast, cresciuto nel quartiere a maggioranza protestante di Rathcoole, si era trasferito costantemente con la sua famiglia a causa delle intimidazioni subite dai lealisti protestanti. Erano i tempi della Belfast, capitale dell'Ulster, occupata e in guerra tra quartieri cattolici ed indipendentisti e lealisti protestanti. Scontri stragi, omicidi.

Quel periodo sarà così ricordato dallo stesso Sands: "Ero soltanto un ragazzo della working class proveniente da un ghetto nazionalista, ma è la repressione che crea lo spirito rivoluzionario della libertà. Io non mi fermerò fino a quando non realizzerò la liberazione del mio paese, fino a che l'Irlanda non diventerà una, sovrana, indipendente, repubblica socialista". Parole nella clandestinità, quando ormai prigioniero in carcere aveva deciso di lasciare il suo testamento umano e politico in un diario scritto sui pezzi di carta igienica. Una testimonianza impressionante, uno stralcio di storia che nell’Irlanda del Nord, oggi in pace, rendono bene l’idea di uno dei periodi storici più drammatici dell’Europa: ''Sono un prigioniero politico – dirà - perché sono l’effetto di una guerra perenne che il popolo irlandese oppresso combatte contro un regime straniero, schiacciante, non voluto, che rifiuta di andarsene dalla nostra terra. Io difendo il diritto divino della nazione irlandese all’indipendenza sovrana. Questa è la ragione per cui sono carcerato, denudato, torturato''.

L'amicizia con gli insorti, i blocchi H, la fame, la ribellione, la resistenza. Bobby Sands giunse alla carcerazione per vie delle sue scelte.

Nel giugno 1972 la sua famiglia si era trasferita a Twinbrook, quartiere di Belfast dove era diventato un attivista della comunità. Si era sposato con Geraldine Noade, da cui, nel 1973, aveva avuto un figlio: Gerard. All'apice dei tumulti (trubles), entrò nell'Irish Republican Army, la formazione paramilitare più potente dell'Irlanda del Nord indipendentista. ''Avevo visto troppe case distrutte, padri e figli arrestati, amici assassinati – scrisse - troppi gas, sparatorie e sangue, la maggior parte del quale della nostra stessa gente''. Aveva 18 anni e la rabbia della sua generazione, quella che aveva visto compiersi sotto i suoi occhi il ‘Bloody Sunday’. Divenne membro del Primo battaglione della ''Brigata Belfast''. Nell'ottobre del 1973 fu arrestato per detenzione di quattro pistole e condannato a cinque anni di reclusione. Nell’ottobre 1976 fu nuovamente arrestato, con il sospetto di aver contribuito all'attentato contro un mobilificio. Prosciolto inizialmente dall'accusa di aver partecipato ad un conflitto a fuoco contro uomini della polizia inglese, nel settembre 1977 fu processato per possesso illegale di armi da fuoco e condannato a 14 anni di carcere.

Internato a Crumlin Road, in cui fu coinvolto in alcuni tumulti per i quali fu tenuto nudo per 15 giorni e costretto al digiuno una volta ogni tre giorni, Sands inizò a scontare la sua pena nel carcere di Long Kesh, otto edifici a un piano a forma di H. In prigione iniziò a scrivere i primi articoli, realizzati su cartine per sigarette o su pezzi di carta igienica, poi pubblicati dal giornale repubblicano ''An Phoblacht-Republican News'', con lo pseudonimo "Marcella".

I prigionieri dell'IRA iniziarono ad organizzare una serie di proteste per cercare di riottenere lo status di prigionieri politici che il governo aveva negato per tutti i crimini commessi dopo il 1976. Si partì con la "protesta delle coperte" (1976), ove i prigionieri si rifiutarono di indossare la divisa carceraria e si vestirono solamente di una coperta. Poi, nel 1978, fu la volta della "protesta dello sporco". Niente di più estremo: l'iniziativa consisteva nel spalmare gli escrementi sui muri delle celle e di buttare l'urina sotto le porte, poiché i detenuti venivano picchiati dai secondini quando lasciavano quegli angusti locali per andare al bagno a svuotare i buglioli.

Quattro anni di vita in condizioni disumane, nessuna risposta. Il 27 ottobre 1980 cominciò così il primo sciopero della fame, terminato sulla base di alcune promesse del governo inglese, il quale, una volta finito lo sciopero, non mise in pratica i cambiamenti annunciati nel regime carcerario. Fu la volta, quindi, del secondo sciopero della fame. Bobby Sands, che non aveva partecipato alla prima mobilitazione, rifiutò il cibo dal 1º marzo 1981. Si decise che gli altri prigionieri avrebbero dovuto unirsi all’iniziativa ad intervalli regolari, allo scopo di aumentare la pressione sul governo britannico.

Accadde in quei giorni che Frank Maguire, membro del parlamento per la circoscrizione di Fermanagh-South Tyrone, morì e si svolse un'elezione suppletiva. Sands fu nominato non come candidato del Sinn Fein (il braccio politico dell'Ira) , ma come ''Anti H-Blocks/Armagh Political Prisoner'', vincendo il seggio. Il Governo del Regno Unito cambiò la legge poco dopo, introducendo una norma che proibiva ai detenuti di partecipare alle elezioni, e richiedeva un periodo di cinque anni dal termine della pena, prima che un ex detenuto potesse candidarsi.

Sands, fedele al suo mandato, continuò nello sciopero. A nulla valsero gli appelli, i tentativi del governo britannico di forzarlo al cibo. Morì nell'ospedale della prigione, dopo 66 giorni di digiuno. Oltre 100mila persone parteciparono al suo funerale fino al cimitero cattolico di Milltown. Altri nove uomini (6 dell'IRA e 3 dell'INLA) morirono dopo Bobby Sands tra il maggio e l’agosto del 1981.

“Ora mi trovo nel Blocco H – scrisse - dove mi rifiuto di cambiare per adeguarmi a coloro che mi opprimono, mi torturano, mi tengono prigioniero e vogliono disumanizzarmi. Al pari dell'allodola non ho alcun bisogno di cambiare. È la mia ideologia politica e i miei principi che i miei carcerieri vogliono mutare. Hanno distrutto il mio corpo e attentato alla mia dignità. Se fossi un prigioniero comune mi presterebbero pochissima, o addirittura nessuna attenzione, ben sapendo che mi conformerei ai loro capricci istituzionali. Sono stato privato dei miei vestiti e rinchiuso in una cella fetida e vuota, dove mi hanno fatto patire la fame, picchiato e torturato. Come l'allodola, anch'io ho paura che alla fine possano uccidermi. Ma, oso dirlo, allo stesso modo della mia piccola amica possiedo lo spirito di libertà, che non può essere soppresso neppure con il più orrendo dei maltrattamenti. Certamente posso essere ucciso, ma, fintantoché rimango vivo, resto quel che sono, un prigioniero politico di guerra, e nessuno può cambiare questo”.

La storia, come il rasoio, può diventare tagliente. Dipende da quale parte la si usa. Quello che appare come diabolico per chi ha paura del cambiamento, può diventare liberatorio per un popolo in cerca di luce. Chissà, quindi, cosa si dirà di Bobby Sands quando magari l'Irlanda non sarà più divisa, ma sarà solo un'unica terra che ha tenuto fede a quella promessa che in gaelico recita “Tiochfaidh àr là” (“Il nostro giorno verrà”).

Bobby Sands è stato un terrorista per le autorità inglesi, un combattente per i suoi compatrioti. Lo stesso si disse dei giovani che durante il risorgimento italiano volevano l’unità della loro terra. Banditi per i governi, eroi per i fautori dell’Italia libera dai piccoli stati che ne determinavano la lacerazione politica. Sands condusse fino all'ultimo la sua missione con coraggio e spirito di altruismo, sancendo, nella richiesta dei diritti, anche un richiamo alla civiltà e all’umanità.

Negli ultimi giorni della sua esistenza scrisse: “Sto qui, sulla soglia di un altro mondo palpitante. Possa Dio avere pietà della mia anima”. Un martirio, il suo, passato dentro una poesia libera e tremenda.