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L’Italia del 18 Aprile 1948: il trionfo Dc, lo spartiacque politico, la partecipazione di un popolo

ACCADDE OGGI – Le prime elezioni politiche: De Gasperi contro Togliatti. Un’altra nazione

ilmamilio.it 

Il 18 Aprile 1948 l’Italia una decisione l’aveva già presa: quella della Repubblica e dell’Assemblea Costituente (1946). Le prime elezioni politiche della storia, però, dopo anni di dittatura e di sospensione della democrazia, erano qualcosa di più: una scelta di campo. Nel mondo diviso in due, voleva dire abbracciare l’atlantismo o il blocco sovietico.

29,1 milioni cittadini si recarono alle urne in una domenica preceduta da una campagna elettorale tesissima, in un quadro sociale preoccupante. Il 23% delle abitazioni non aveva l’acqua, la disoccupazione aveva percentuali inimmaginabili, l’assenza di abitazioni era un problema ingovernabile, il 73% di coloro che avevano una casa era privo di servizi igienici. Tirava un'aria da guerra civile. Sui muri campeggiavano scritte come "Ha da venì, Baffone!", ovvero Josep Stalin, oppure gli slogan di grande effetto architettati dalla propaganda democristiana sul pericolo del comunismo.

L’affluenza alle urne, nonostante i timori, fu enorme: 92,19%. Cifre che oggi fanno impallidire. La Dc ottenne il 48%, il Fronte Popolare di comunisti e socialisti si fermò al 30%. Vinse così l’Italia profonda, moderata e cattolica contro quella che si proclamava progressista ed avanzata. Nel 1947 il presidente del Consiglio De Gasperi si era recato negli Stati Uniti d'America, ottenendo dal presidente Truman  poderosi aiuti economici per la ricostruzione del Paese. Era il cosiddetto 'Piano Marshall'. Il deficit statale era ingente, il carovita non permetteva a gran parte della popolazione una vita dignitosa, la guerra aveva distrutto edifici e infrastrutture. Il Piano divenne così un clamoroso argomento propagandistico: esaltato dalla DC, diventò uno straordinario detonatore contro gli avversari.

Una nazione povera, dilaniata dalla guerra, quell’Italia, raccontata in parte da un film che proprio in quell’anno fece la sua comparsa dando vita ad uno straordinario filone narrativo: ‘Ladri di Biciclette’, diretto  e prodotto da Vittorio De Sica, basato sull'omonimo romanzo di Luigi Bartolini e adattato al grande schermo da Cesare Zavattini. È considerato, giustamente, un classico del cinema, ma è ritenuto sopratutto uno dei massimi capolavori del neorealismo italiano.

L’apertura dei seggi, quella domenica, siglò per un popolo il vero passaggio dal fascismo alla democrazia, dall’incertezza alla scelta politica. Un’atmosfera di scontro totale, certo, ma anche una bellissima e gioiosa mobilitazione collettiva. Fu un confronto di idee, di comizi, di mobilitazioni, di intellettuali e uomini di cultura a confronto, la legittimazione e la vittoria dei ‘Comitati civici’ di Luigi Gedda, uno dei massimi esponenti di una comunicazione che affrontò psicologicamente la forte propaganda militante delle sinistre con pellicole da proiettare nei luoghi di culto e di altoparlanti da piazzare sulle soglie delle chiese. Enormi cartelloni targati Dc predicavano di salvare l’Italia dal bolscevismo, ma più di tutti funzionò il geniale ‘Nel segreto dell’urna Dio ti vede e Stalin no”, ideato a quel Guareschi, scrittore e inventore di Don Camillo, che seppe raccontare bene, dal suo piccolo mondo della Bassa, le rivalità di quegli anni (leggi Giovanni Guareschi, uno scrittore fuori dal recinto - VIDEO)

Fu la campagna elettorale dei milioni di manifesti e volantini, dei giornali schierati, dei quotidiani di partito, di una partecipazione totale che coinvolse tutti. Il fronte guidato dal Pci di Togliatti, contrariamente alle previsioni, ottenne ben il 17% in meno dei rivali. Doveva essere una sfida all’ultimo voto, si tramutò in un trionfo della DC, che si aggiudicò la maggioranza relativa dei voti e quella assoluta dei seggi, divenendo il principale partito italiano per cinquant’anni, fino al suo scioglimento nel 1994 dovuto al terremoto di Tangentopoli.

Un voto, quello di quel 18 aprile, che indicò una strada che rimase tale. Fino ad oggi, in fondo, con un’Italia sempre rivolta verso gli Usa in una continuità geopolitica mai tradita. Uno spartiacque che ha riscritto la storia della nostra nazione.