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Gianluigi Bonelli e il suo 'Tex', infallibile Ranger che stregò l’Italia

ACCADDE OGGI - Il 12 gennaio del 2001, la scomparsa del patriarca dei fumettisti italiani

ilmamilio.it 

 “Tex sono io. Nel mio Tex c’è il mio senso di reazione a ogni ingiustizia”. Giovanni Luigi (Gianluigi) Bonelli, nato a Milano, classe 1908, è considerato ancora oggi il ‘fondatore’ del fumetto italiano moderno. Scrittore e sceneggiatore, amava come Hugo Pratt (leggi La bellezza di andare verso nuovi confini con l’arte di Hugo Pratt – VIDEO) gli avventurosi e visionari Jack London, Joseph Conrad, Stevenson, Verne, ma soprattutto Emilio Salgari, mito della sua generazione e accomunato alla sua fantasia da un denominatore comune: immaginare luoghi che in realtà non sono mai stati visitati. A qualcuno (probabilmente a molti, nell’età odierna) il suo nome non dirà nulla, ma Gianluigi Bonelli è stato il papà di ‘Tex Willer’, eroe senza paura che che ha stregato generazioni di lettori.

Bonelli esordisce negli anni Venti scrivendo poesie per il Corriere dei piccoli, cui fanno seguito, negli anni Trenta, scrive per L’audace un romanzo a puntate dal titolo Le Tigri dell’Atlantico cui seguiranno altre due opere Il Crociato Nero ed I fratelli del silenzio. Fin dalle sue prime opere si vedono gli autori presi a modello, tra cui, doo quelli sopra citati, possiamo includere Alexandre Dumas e Victor Hugo. Dopo queste prime esperienze, entra in contatto con il mondo dei fumetti dirigendo, per conto di Lotario Vecchi, alcune delle testate edite dalla Società Anonima Editrice Vecchi) di Milano e scrivendo le sue prime sceneggiature per L’audace, Rin Tin Tin, Primarisa e Jumbo, e successivamente diventa il più importante soggettista del settimanale Il Vittorioso.

Quando si presente l’occasione, nel 1940, decide di mettersi in proprio acquisendo i diritti della testata L’audace, creando la Redazione Audace, casa editrice che in seguito, attraverso vari cambi di nome e proprietari (passando dalla moglie Tea, poi al figlio Sergio fino ad arrivare nelle mani del nipote Davide), diverrà l’attuale Sergio Bonelli Editore (Dylan Dog dice niente?)

Al suo ritorno dalla Svizzera, dove si era momentaneamente rifugiato a causa del secondo conflitto mondiale, tra il 1946 ed il ’48 inizia un periodo tra i più creativi e proficui creando nuovi personaggi e innumerevoli storie. Il 1948 è l’anno della grande invenzione: atttraverso la collaborazione del disegnatore Aurelio Galleppini, in arte Galep, crea altri due personaggi: Occhio Cupo e Tex Willer. Il secondo, inizialmente sfavorito nell’interesse dei creativi rispetto al primo, è la grande scintilla che scatena la curiosità dei lettori. Tex, dopo Topolino, è il fumetto più longevo nel mondo. Era nato, secondo la leggenda, per far quadrare i bilanci della casa editrice. Diventò in breve tempo un successo clamoroso.

Tex è umile, buono, risoluto, amico degli indiani e dei texani che rispettano le leggi. E’ un ‘sincero democratico’, un eroe umano. Tex ha comunque un temperamento anarchico e libertario, ha combattuto la Guerra Civile con il Nord perché antischiavista. Dopo aver conosciuto Kit Carson, è entrato nei Rangers. Poi è doventato capo dei Navajos (Aquila della Notte) sposando Lilyth, figlia del capo Freccia Rossa. La sua immagine diventò familiare come la Ferrari, la pizza, la maglia della nazionale.

Gianluigi Bonelli, plasmatore di questo personaggio dall’altro valore simbolico e morale, non si è comunque fermato a questo uomo d’ordine di grande apertura mentale, ma ha saputo creare, nel corso della sua lunga carriera, altri personaggi di spessore, fino ad arrivare a Zagor.

Si ritirò nel 1991 dall’attività di sceneggiatore, con la sua ultima storia di Tex, Il medaglione spagnolo, e si dedicò alla supervisione delle sue storie fino alla sua morte, il 12 gennaio 2001 ad Alessandria.

Era come il suo Tex, diceva, con il senso dell’avventura e della giustizia dentro. Una immaginazione di grande impegno, fisica ed intellettuale, che ha lasciato una traccia indelebile nella fantasia di quella gioventù ancora lontana dai nuovi mezzi tecnologici e dall’era digitale. Una fantasia, però, che resiste ancora. Tra polvere, terra,  tensione emotiva, una camicia gialla e un fazzoletto nero legato al collo..