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Mimmo Rotella, l’artista alla radice della comunicazione moderna

ACCADDE OGGI - Profilo dell'inventore del decollage, scomparso l'8 gennaio del 2006

ilmamilio.it 

L’8 gennaio del 2006, a 88 anni, la vita di Mimmo Rotella si spense. La sua rivoluzione l’aveva già compiuta da qualche decennio. Figura eclettica ed unica, era stato protagonista di un'esistenza piena di interessi e di creatività.

A partire dagli anni cinquanta, con la sua tecnica deldécollage’, tele su cui incollava pezzi di manifesti strappati e sovrapposti, si impose come un innovatore che cambiò il panorama italiano ed europeo.

Rotella consegnò la dignità artistica a un oggetto comune e di valore effimero, poiché tolto dal suo contesto naturale assumeva tutto un altro significato. Una civiltà dell’immagine raffinata che metteva in mostra l’arte per come è vista e non per come è fatta. Un’arte che poteva essere anteriore e posteriore: il manifesto visto dalle sue figure, ma anche quello inconsueto e misterioso della parte attaccata al muro con i residui di colla attaccati (retro d’affiches).

Era un artista fisico. Si percepiva dalla sua arte e dalla sua radice. Nato Catanzaro il 7 ottobre 1918, aprì uno squarcio dal quale continuiamo a vedere immagini, a percepire sensazioni. Così come Fontana (leggi Aprire gli spazi per immaginare l’ignoto: Lucio Fontana) o Burri, che hanno saputo guardare oltre l’oggetto dell’arte, Rotella mise in moto un ulteriore meccanismo in quell’Italia così vitale, irrequieta e dinamica. Ne colse l'anima mutevole, la trasformazione antropologica indotta dai nuovi codici di massa. 

Giunto nella Roma del dopoguerra, passò dallo studio realistico e figurativa a quello sperimentale. Influenzato da Mondrian e Kandinskij, inventò composizioni che sposavano la poesia, quella “epistaltica”, come lui dirà, per descrivere l’"intreccio tra parole inventate, cantilene antiche, citazioni sonore, rumori quotidiani e improvvisazioni jazz" che egli declamava influenzato, come tutta la sua generazione, dal Futurismo. Ma anche deal Dadaismo e dal Cubismo.

Nonostante l’Italia del dopoguerra fosse animata da diversi sperimentatori, Rotella decise di trasferirsi per due anni nell’Università di Kansas City. Leggenda narra che il personaggio di Nando Mericoni di ‘Un americano a Roma’ abbia presso ispirazione da questa esperienza di vita. Qui studiò ancora, meditò sulle nuove tendenze che esistevano anche dall'altra parte del mondo.

Negli anni cinquanta iniziò a lavorare su manifesti pubblicitari, cinematografici e propagandistici che tappezzano la capitale. Ricostruì, così facendo, la storia di un cartellone svelandone la ‘pelle’ nascosta  e dando origine ad un inedito prodotto artistico che prendeva concretezza da un momento commerciale. Una scoperta.

Rotella inventa in questo modo un nuovo linguaggio artistico, dimostrandosi visionario dell’età del consumo partendo dalla radice della comunicazione e finendo a quella attuale. Aderì al ‘Nouveau Réalisme’, lavorerà su opere come 'Pepsi Cola' e 'Coca Cola', offrendo allo spettatore un’estetica Pop in cui arte e pubblicità diventarono una cosa sola. Un fatto ove interagire, ma anche riflettere.

Se Warhol serializza le fotografie delle celebrità del cinema, Rotella trasferisce su tela le fotografie ritagliate dai giornali, documentando la realtà come un fotoreporter. Successivamente si interesserà alle prove di stampa tipografiche, ai grovigli di colori e figure, ai 'blanks', i manifesti affissi per la città che riportavano una loro data di scadenza dopo la quale venivano censurati da un foglio bianco o colorato. Anche questo passaggio, per l'artista, fu materia di ispirazione e produzione. E’ l’ulteriore balzo in un’epoca che si stava gettando dentro nuove imprese tecnologiche. Non si fece intimorire. Sperimentò nuove tecniche d’arte, “strappando” i filmati grazie alle tecniche di manipolazione elettronica.

Entrare nel progresso, nella civiltà moderna, scandagliarla, vivisezionarla, far diventare la vita come una forma d’arte e viceversa. Rotella entrò in continuità con le avanguardie della sua età giovane e le sviluppò nei canali della società dei consumi e dello spettacolo. Un merito, originale per la sua epoca. Interpretò i messaggi affissi sui muri della città, prima dei writers moderni. Raccontò la realtà, rubando alle pareti anziché decorarne la decadenza o l’anonimato. Fu innovatore, creatore, ricercatore. Il suo insegnamento va al di là dell’espressione artistica.

Rotella anticipò i nostri tic, le immagini dell’epoca del terzo millennio, il copia-incolla, la sovrapposizione dei messaggi, l’ondata ipercomunicativa della contemporaneità. Strappando carta e spazi, aveva scoperto una nuova fonte. Come un archeologo che scava per scoprire il senso e la storia di una civiltà.