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Giacomo Balla, cambiare l’arte per cambiare la vita

ACCADDE OGGI – Nasce il 18 luglio del 1871 uno dei più grandi artisti del Novecento: tra sociale, avanguardia e realismo

ilmamilio.it

Le sue opere erano cariche di una modernità inarrestabile. E a guardarle ora, quando il terzo millennio ha iniziato a muovere i suoi passi, completano il senso della genialità e dell’anticipazione che le avvolgeva.

Giacomo Balla nacque a Torino nel 1871. Non era già più un ragazzo quando l’avanguardia futurista (ovvero la più giovanile delle intuizioni di quella parte di storia) investì l’Europa tutta, l’arte di un continente, la stessa filosofia della vita. Lui aveva capito che il mondo cambiava e che non si poteva stare più fermi, che il mondo si stava muovendo e con lui si doveva muovere ogni cosa.

A quel tempo c’era un senso di irresistibile voglia di stravolgere, sostenuta dalle scoperte scientifiche e dal progresso che sopratutto nelle città esplodeva e si radicava. La vita moderna chiedeva un’arte moderna, che invadesse ogni lato dell'esistenza e l’uomo. Così pensavano molti intellettuali tra la fine dell’ottocento e l’inizio del ‘secolo breve’, per dirla con la discussa definizione di Eric Hobsbawm. La liberazione della creatività stava per diventare il comune denominatore di una generazione. Balla fu uno dei più eccezionali interpreti di questa epoca, solcando strade diverse, dal sociale al futurismo, passando per il divisionismo, per le geometrie, l’astratto, per l’energia che si compenetra, fino alla fine dell’esistenza con il ritorno al figurativo. Un giro completo. Una somma.

Balla amò da subito la musica e studiò il violino (oggetto che in seguito portò nelle sue idee). Suo padre era un appassionato fotografo, e questo lo influenzò. Non andò a scuola di disegno, ma fu autodidatta. Comprese presto che non esiste un modo per rappresentare la realtà e che ciò che la luce illumina, dagli oggetti agli stati d’animo, è fondamentale. Fu uno dei fondatori del Futurismo, un movimento che vedeva nel progresso, nella velocità e nell'energia data dal coraggio dell’uomo contemporaneo un mezzo per liberarsi, per andare oltre l’epoca che si viveva, per immaginare, descrivendo la realtà nei suoi cambiamenti: le automobili, le città, il cinema, la danza, le fabbriche, la fotografia, la nuova umanità metropolitana.

IL PERCORSO NELLA STORIA - Balla arriva a questo grado di interesse dopo essersi fatto influenzare dai Divisionisti, dai temi umanitari, dove la sperimentazione della luce naturale e artificiale è l'occasione per narrare il lavoro ("La giornata dell'operaio"), nella sua fatica e nella sua quotidianità. Trasferitosi a Roma nel 1895, frequenta il gruppo di intellettuali dediti alla costituzione delle scuole per i contadini dell’agro romano e sensibili ai problemi sociali del tempo: sono Giovanni Cena, Sibilla Aleramo, Alessandro Marcucci, Duilio Cambellotti. E’ un passaggio di grande interesse, che sviluppa in lui una graduale penetrazione nella società e nelle sue mutazioni, le sue difficoltà. Si reca a Parigi, quella animata dalla ‘Exposition Universelle’, e vi rimane per mesi. Sono gli anni del ciclo dei “viventi”: “Il mendicante”, “Il contadino”, “La pazza”, dove il divisionismo si sposa con un impegno umanitario che avvicina l’artista agli emarginati.

Umberto Boccioni, Gino Severini, Mario Sironi frequentano il suo studio. I tempi di un nuovo sodalizio si avvicinano. Siamo all’alba di una rivoluzione: il Manifesto dei pittori futuristi, il Manifesto della ricostruzione futurista dell'Universo e il Manifesto tecnico della pittura futurista. Nascono “Bambina che corre sul balcone”, “Dinamismo di un cane al guinzaglio” e “Le mani del violinista” .

Balla era un uomo di assoluta serietà – dirà Gino Severini - profondo, riflessivo e pittore nel più ampio senso della parola. […] Fu una grande fortuna per noi di incontrare un tale uomo, la cui decisione decise forse di tutta la nostra carriera. L’atmosfera della pittura italiana era a quel momento la più fangosa e deleteria che si potesse immaginare; in un simile ambiente anche Raffaello sarebbe arrivato appena al quadro di genere!”. Lo spirito dei tempi.

Affascinato dalla fotografia, Balla cattura nelle sue opere il movimento, come in una sequenza di fotogrammi sovrapposti. Ciò è particolarmente visibile nel dipinto ‘Dinamismo di un cane al guinzaglio. Si riconoscono un cane, un guinzaglio e i piedi di una figura femminile. Ogni elemento è moltiplicato, riprodotto, deformato. Il suo taccuino comincia a riempirsi di studi sulla velocità. L’automobile, simbolo del progresso, è raffigurata in modo quasi astratto. Ma se il cane conservava la sua verità, l’automobile diventa un intreccio di forme. E’ la storia dell’arte che diventa altro: scie, colori, lampi biancastri.

E’ una grande corsa, quella di Balla, che percorre tutta la guerra e si getta in altri campi. All'inizio degli anni trenta l’artista torinese volge la propria attenzione alla pittura figurativa. Torna ad un realismo naturalistico, all'arte pura. E' il cerchio che si chiude.

Nonostante un breve periodo negli anni Cinquanta, in cui le sue opere futuriste vengono apprezzate dai nuovi pittori e riconsiderate, egli non cambia più il suo stile. Muore l'11 marzo 1958, non senza aver lasciato una traccia gigantesca nella cultura della nostra nazione.