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Adriano Celentano, il monumento Pop che ha fatto saltare tutti gli schemi

ACCADDE OGGI – Gli 80 anni di un'icona, ma non incastonatelo dentro una teca da museo

ilmamilio.it

Adriano Celentano è uno dei pochi artisti in Italia (con De André, Battisti, Gaber, Rino Gaetano, Piero Ciampi, Gino Paoli e una minuscola truppa di irregolari per scelta, per percorso artistico, di vita o per arte espressa) che può permettersi di avvicinarsi al coraggioso percorso del distacco, della rottura degli schemi, pur rimanendo profondamente commerciale e popolare.

Il ragazzo della via Gluck compie oggi 80 anni. Da sessanta è sulla cresta dell’onda. E vallo a trovare nel mondo uno così. Capita, ovunque, solo ai giganti. Alla fine degli anni cinquanta ha portato con una sparuta compagnia di coraggiosi il rock and roll in Italia, con quella sua storia familiare fondata tra la nebbie e gli ulivi pugliesi. Con la Via Gluck ha anticipato l’ambientalismo, con un Albero di 30 piani ha denunciato il genocidio e il cambiamento antropologico pasoliniano, ha stravolto il cinema con ‘Yuppi Du’ e la televisione con il suo Fantastico 8, ha inventato le pause televisivive e il primo rap italiano con ‘Prisencolinensinainciusol’.

Il ragazzo dotato di una scarica elettrica nel corpo che compare ne ‘La Dolce Vita” è l’avanguardia del futuro, perché nel 1960, quando viene girato il film, è un ragazzo che ‘spacca’ con il suo rock dall’inglese massacrato e il modo di stare sulla scena. Un po' Jerry Lewis, un po' Elvis, un po' Celentano, appunto. Perché una personalità tutta sua già ce l’aveva.

Già le imprese suddette basterebbero a fare una carriera da ricordare. Ma Celentano non si è mai accontentato. Tra gli anni ottanta e novanta è stato un intrattenitore tv capace di spostare milioni di persone. Apocalittico, profetico. Un giorno scrisse su una lavagna “La caccia è contro l’amore”. Lo fece durante un Fantastico. Era il suo stile di ribaltare la tradizione, senza annientarla. Capopopolo mediatico, capace di eccellere anche sul banale. Inventore. Precursore. Un esempio? Il ‘Clan’, etichetta indipendente per produrre musica. Tutto agli antipodi. Un’anomalia rara in Italia, anche a distanza di anni.

Poi c’è il Celentano campione di incassi nelle commedie cinematografiche o quello di ‘Serafino’, quello che prova a diventare romano e a parlare romanesco, con esiti un pò discutibili ma senza farti perdere il sorriso. Ma se volete vedervi un film anarchico e sperimentale, quando la rivoluzione invadeva già il cinema dei grandi autori, non andate in America o in Inghilterra. Guardatevi ‘Yuppi Du!’, un musical fuori controllo, eccentrico, ma anche una creatività libera, non conforme nell’epoca delle ideologie e del cantataurato. Un film senza regole, a sua immagine e somiglianza. Un disordine straordinariamente organizzato. Ed ecco perché, guardando anche l’insieme delle sue provocazioni a volte solitarie, ci sono venuti in mente l’Unico stirneriano e l’Anarca jungeriano. Un accostamento che sa di esagerazione, ovvio. Lì in mezzo, tra le visioni e le interpretazioni, oppure solo per qualche gesto teatrale ed artistico, il Celentano Pop  - che poi così Pop non è mai stato se non per la sua grande notorietà - ci cade dentro bene.

80 anni. Dalla cura degli orologi in Via Correnti al ritmo del mondo. Sempre in piedi. Affrontando anche i piccoli declini. Per poi risorgere, risollevarsi, tornare più forte. E chissà quanti riusciranno a resistere in futuro come ha fatto lui, attraversando epoche diversissime.