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27 dicembre 1985: la strage dell'aeroporto di Fiumicino. Morire mentre si va in vacanza

ACCADDE OGGI – Il massacro compiuto dai terroristi palestinesi

ilmamilio.it 

Volevano schiantarsi con un aereo a schiantarsi su Tel Aviv, i terroristi che il 27 Dicembre del 1985 portarono a compimento la seconda strage dell'aeroporto di Fiumicino (l’altra fu nel 1973).

Fu un gruppo di terroristi palestinesi ad assaltare, con bombe a mano e kalashnikov, i banchi della compagnia El Al, israeliana, e della Twa, americana, facendo fuoco sulle persone in fila per l’imbarco e al bar. Nella sparatoria che seguì, con i poliziotti e la sicurezza israeliana, morirono dodici passeggeri, tre terroristi e un addetto israeliano. Oltre 80 i feriti.

Il commando terrorista era arrivato a Roma un mese prima. I palestinesi nella Capitale avevano già colpito. Prima un colpo di bazooka sull'ambasciata Usa, poi una bomba al Cafè de Paris in via Veneto, con il terribile attentato alla Sinagoga (leggi In nome di Stefano Gaj Tachè. Difendiamo i bambini dall’odio) e alla British Airways. Poi il drammatico dirottamento della Achille Lauro e l'uccisione di Leon Klinghoffer, un passeggero disabile di nazionalità statunitense.

Il salto di qualità dell‘orrore è vicino.  Arriva mentre le persone sono intente e spostarsi per il mondo o per l’Italia in vista del Capodanno. Alle 9.05 quattro terroristi che si trovano vicini ai check-in El Al e Twa, vengono individuati dalla security israeliana e scoppia il finimondo. In un minuto si consuma l’inferno. I palestinesi sparano ai passeggeri in fila. Muoiono italiani, americani, messicani, greci, un algerino. Questi i loro nomi: Paternia Fotiadi di 24 anni, Meidani Efrosini, 50 anni, Demetrio Arghiropulos, 72 anni, Adam Meletios di 58 anni, Donato Miranda di 53 anni, Genoveva Jaime Cisneros di 25 anni, Frederick Cage, Don Melend di 31 anni, Natascia Sophie Simpson di 12 anni e John Buonocore di 20 anni, Mustaphà Diedda di 21 anni e gli italiani Francesco Della Scala (57 anni) e Elena Tommarello (67 anni). Tre terroristi vengono freddati. Nelle stesse ore a Vienna un altro gruppo armato attacca l'aeroporto e uccide tre persone. Una strategia ben delineata.

Il mandante dell'attentato, Abu Nidal - capo di una fazione palestinese contraria alla linea più moderata e dialogante dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) di Yasser Arafat - fu condannato all'ergastolo in contumacia. Rimarrà ucciso nel 2002 a Bagdad.

Una dei feriti di quella tragica mattina, Caterina Bau, che nel'attentato perse l'uso della gamba sinistra, ricorderà per il mensile "Una città": "Quando vivi un’esperienza del genere ti dici: "Cavolo, ci potevo restare”, e quindi cominci a pensare che forse non è il caso di piangersi troppo addosso, c’è gente che è morta. Tredici persone sono morte; altre hanno avuto ferite più gravi della mia, c’è qualcuno che ha perso l’uso delle gambe... Voglio dire, altre persone non hanno la chance di parlare di un prima e un dopo. A quel punto cosa fai? Ti attrezzi e vai avanti..."

Le Stragi di Fiumicino sono oggi un ricordo lontano, tanto da essere inspiegabilmente rimosse dalla memoria collettiva. Tuttavia sono lì a spiegare una stagione storica, nemmeno troppo lontana, che colpì l'Italia in quegli anni terribili. Anni in cui il terrorismo di varia matrice non risparmiava tante vittime innocenti, in un contesto globale non meno conflittuale di questo, non meno violento dell'attuale.