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Il Natale è la Festa della Luce. Le diverse stagioni di un rito che rinnova la vita e lo spirito

ACCADDE OGGI – Dai riti pagani a quelli cristiani, ma chi parla si sovrapposizione esclusivamente politica sbaglia

ilmamilio.it 

C’erano un tempo i Saturnali, festività invernali dell'antica Roma così caotiche, grandiose e sfrenate che persino Seneca, scrivendo a Lucilio, se ne lamentò in qualche modo.

"Dicembre - scriveva -  è il mese in cui la cittadinanza suda di più. Ѐ accordata in forma ufficiale la facoltà di sregolatezza: tutte le cose riecheggiano per i sontuosi preparativi. Ai nostri tempi, in realtà, non c’è nessuna differenza, se guardi bene, tra i Saturnali e gli altri giorni: a tal punto tutti quanti sono perennemente caratterizzati da una sfrenata pazzia". Poi continuava: "L’animo forte otterrà la prova certa della propria fermezza se in mezzo alle lusinghe e ai godimenti non sarà allettato, ma neppure intimidito: se tu hai un animo saldo, resterai astemio e sobrio in mezzo al popolo ebbro che vomita, non ti escluderai da tutti, né ti assocerai a tutti; è possibile, infatti, trascorrere senza sregolatezza un giorno di festa".  Parole che sembrano scritte oggi, mentre impazza il traffico per lo shopping natalizio.

Tradizionalmente, i Saturnali avevano inizio con grandi banchetti e sacrifici. I partecipanti, non avulsi anche da contesti orgiastici, usavano scambiarsi gli auguri, accompagnati da piccoli doni simbolici. Durante questi festeggiamenti era usanza sovvertire l'ordine sociale: gli schiavi, ad esempio, potevano considerarsi degli uomini liberi e comportarsi di conseguenza. Veniva anche eletto, tramite estrazione a sorte, un ’princeps’ a cui veniva assegnato ogni potere. In realtà, la connotazione religiosa della festa prevaleva su quella sociale e gerarchica del periodo. Un sovvertimento che troviamo anche con la venuta di Cristo,  colui che cambia l’ordine delle cose e pone gli ultimi come scopo della suo predicare. La Festa, dunque, ma anche le regole precostituite che si alterano. Punti in comune. Punti di riscatto e di risveglio.

La Natività è un mito delle civiltà mediterranee da sempre. E’ presente nella Bibbia e nel Corano, ove Maria assume il nome di Maryam e Gesù è Isa. Sono figure contemplate e rispettate dall’Islam reale, profondamente diverso nell’approccio e nella conoscenza dell’altro, da quello che invece uccide in nome di Allah.

Paganesimo e cristianesimo sono mondi lontani, eppure così vicini. Lo splendore del giorno, della luce che riprende le sue ore, il senso del sacro che accompagna la nascita divina e il lento ritorno alla vita, sono valori che accomunano le due ‘scuole’. Non è un caso che le radici del Natale vengano collocate nella festa dedicata al Sol invictus, l'astro che sconfiggerà ogni volta la tenebra, così come Gesù giunge nella sua grotta come occasione di riscatto e viene annunciato da uno squarcio luminoso che varca e taglia il buio del deserto. Ma attenzione: definire il Natale come una sovrapposizione di culti di natura politica con degli intenti di prevaricazione è un errore. La Natività del Cristo è semmai un ritorno alle origini di ciò che già era.

Un culto, quello della rinascita, che aveva già affascinato gli egizi. Un pensiero atavico, che ricorda la festa celtica di Yule, la notte in cui la dea della fertilità partorisce nel ventre colui che, nel corso dell’anno, diventa il dio della luce e il suo compagno, in una rigenerazione continua. E anche Roma, poi, non fu da meno. Basti ricordare il Sol Indiges ai tempi della fondazione, quindi la denominazione ‘Invictus’, passando poi per Mitra, divinità di origine persiana.

Le similitudini tra Mitra e la figura di Gesù sono tante e oggetto di studi. Anche Mitra era attorniato da dodici seguaci e celebrò con loro l’ultima cena prima di morire. Poi resuscitò dal regno dei morti e circondò il suo capo di un’aureola. Il suo culto parlava di inferi e di tendenze celesti, di giudizio universale ed aveva il suo giorno dedicato proprio nella domenica. Non solo. Anche il sacerdote massimo del culto di Mitra veniva chiamato Papa e vestiva di rosso, ornato da anello e bastone pastorale, in un rito che prevedeva la consumazione di pane e vino. Un dispensatore di vita, il Dio Mitra, ma al contempo, con grande differenza da Gesù fattosi uomo, un Dio guerriero.

L’importanza del 'mitraismo' nel mondo romano fu talmente grande che alcuni studiosi lo considerano concorrente e precursore del cristianesimo. Sta di fatto che le sue celebrazioni erano aperte ad un pubblico maschile, mentre il cristianesimo accolse anche le donne. Una grande svolta, questa, che prese in considerazione un universo umano prima avulso e scartato. Già dalla sintesi del culto di Mitra e del Sol invictus si sviluppò, comunque, la festività del 25 dicembre, originariamente della nascita di Mitra stesso.

Quando giunse l’era di Costantino, convertito al cristianesimo, garante della libertà di religione in tutto l’impero con l’Editto di Milano, il mondo occidentale iniziò a cambiare rotta.

Con l’organizzazione della Chiesa Cattolica, già alla fine del I secolo d. C., la missione di apostolato trovò terreno fertile. Quando l’imperatore Teodosio elevò il cristianesimo a religione di Stato fu sancito, di fatto, un primato. La Chiesa, per celebrarne la nascita, attraverso il figlio di Dio, dovette così trovare un riferimento simbolico e pregno di significato. Nei primi due secoli, quando il culto non era ancora possibile liberamente, le manifestazioni religiose avevano diversa origine. L’arrivo di Gesù veniva festeggiato, da oriente ad occidente, ora maggio, ora ad aprile, quando a novembre, oppure a marzo. Fu solo nel IV secolo che si pervenne ad una comunanza sulla data, il 25 dicembre, scelta forse sulla base dell’antico rispetto del solstizio e cogliere il significato spirituale di prima genia. La luce, che sia di Cristo o di altri, dei pagani o dei profeti, è l’aspetto di cui si aveva bisogno.

Tanti secoli sono passati. Ma questo periodo dell’anno ha avuto sempre il medesimo significato. Nel buio dell’inverno, l’uomo cerca qualcosa che ravvivi la sua condizione terrena. Sopratutto dentro se stesso e in quel divino che ci circonda, quello stesso divino che respiriamo nella bellezza, nella natura, nell’altro uomo a noi amico che ci avvicina al senso delle cose.

Ciò che sminuisce il Natale non è dunque il presepe che non viene realizzato a scuola, nell’ipocrisia di una cultura che dovrebbe tutelare tutti i culti e non uno in particolare, o di un politicamente corretto di bassa fattura che per rispettare gli altri emargina una delle radici culturali di un popolo. Il Natale viene offeso di più quando diventa una festicciola di panettoni, di pubblicità, di soldi, di stress e di spreco di cibo. Il Dio che si fa uomo attraverso una giovane ragazza è una delle più incredibili e straordinarie storie che il mondo ci abbia raccontato. E' la vicenda di una famiglia speciale che si trasforma metaforicamente nella rivincita di chi è fuori della storia, di chi trova, nella rivelazione di un bambino che è simbolicamente figlio del mondo, il seme di una speranza da piantare sul terreno incolto dell'avvenire. Come il Sole che rinasce, come la Luce che torna ad arricchire le nostre ore.