Marino, la battaglia di Gabriella De Felice per la rappresentatività femminile finisce anche sulla stampa nazionale

MARINO (politica) - Il quotidiano “Il Riformista”, diretto da Piero Sansonetti, riprende la denuncia dell’avvocata Gabriella De Felice, candidata sindaca della coalizione civica Marino 2030 contro la politica maschilista

ilmamilio.it - nota stampa

“Candidano mogli, sorelle, cognate di chi dicono loro per rispettare il dato numerico ma alle donne serve una effettiva rappresentatività più che la semplice rappresentanza”

“Le quote rosa possono essere ma solo se utilizzate come stimolo iniziale e non come metodo. Il problema della rappresentanza in politica, infatti, crolla nel momento in cui, parlando semplicemente, si va a incrociare il parere di ancora troppe donne sulla reale rappresentatività di una donna eletta in quanto quota. La domanda sulla quale, infatti, dobbiamo interrogarci è: chi agisce al di sopra e all’interno di queste quote. Generalmente dirigenti di partito uomini”.

A lanciare la denuncia che colpisce in particolar modo la politica locale è l’avvocata Gabriella De Felice, candidata sindaca della coalizione civica  Marino 2030 alle elezioni in programma a inizio autunno nella cittadina dei Castelli Romani.

Il grido della De Felice, alla prima esperienza politica che affianca a una brillante carriera nel mondo forense, è stato ripreso sulle pagine on line del quotidiano Il Riformista dove il giornalista Daniele Priori, partendo dalle recenti vicende interne al Partito Democratico, si è calato sui territori, ascoltando la voce della professionista laziale.

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“Il problema emerso con chiarezza plastica all’atto della composizione del Governo Draghi con la delegazione (solo maschile) di ministri del Partito Democratico, pare sia però,  a giudicare dalle affermazioni della De Felice, soltanto la punta di un iceberg” scrive il quotidiano diretto da Piero Sansonetti.   

“Se, infatti, nel Pd la  disparità che ha generato una sollevazione della base femminile (e delle elette) dem, ha portato a una urgente parificazione dei conti interni con le nomine nel sottogoverno e poi con l’acceso confronto a sesso unico (femminile) sulle capigruppo alla Camera e al Senato, sui territori le cose sembra vadano proprio in maniera diversa. E l’andazzo maschilista sembrerebbe essere alquanto generalizzato e trasversale”. 

“Il nocciolo della questione è più profondo di quanto emerge e prescinde, in un certo senso, anche dai numeri e dalle percentuali: “Nei casi non infrequenti nei quali – ha detto ancora l’avvocata - a risultare elette sono  sorelle, cognate, nipoti, mogli di… e non personale politico nuovo generato da un sentito impegno civile, ecco che tutto il sistema incatenato e apparentemente geniale della rappresentanza forzatamente paritaria crolla come un castello di carte senza fondamenta”.

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