Genzano | Il maestro infioratore e artista Giorgio Galli espone le sue opere a Latina

 
  • GENZANO (attualità) - Un talento dei Castelli Romani
     
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    Lo scorso mese di febbraio, atto finale della rassegna “Viti Parallele”, Giorgio Galli ha presentato la sua galleria artistica “Lands”, a cura di Italo Bergantini e Daniele Zerbinati. Ora in Aprile, si ripresenta con la mostra aperta tutto il mese a Latina ( se le condizioni sanitarie lo permetteranno). Come per le precedenti esposizioni “Fairies” e “Restless Time” Lorenzo Pennacchi affianca il progetto con il suo terzo e ultimo racconto inedito ispirato alle opere della mostra. In uno scenario che, per latenza umana e ampiezza di visuale, rievoca spaccati dell’Africa popolata dagli apemen pliocenici in una nota opera di Stanley Kubrick.
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    Il genzanese Galli, artista poliedrico e maestro infioratore di grande talento, si conduce agli incunaboli del turismo culturale, coniugando lo studio del paesaggio a sud di Roma con una ricerca diacronica sulle possibili modalità di codifica per immagini del contatto con esso, dalla modernità di Corot all’opera dei narratori contemporanei. Queste regioni, dapprima avviluppate nel ventre selvatico dell’ecumene nella Roma degli imperatori, sono divenute arterie ineludibili nel Grand Tour che, a partire dal XVII secolo, indirizzava giovani aristocratici e paesaggisti europei verso i monumenti insigni, le identità sociali, i complessi culturali sedimentati nella morfologia profonda della civiltà occidentale, dalla cui scoperta sarebbe scaturita una piena maturazione intellettuale e artistica. Il calore suadente che pervade la nervatura della campagna affonda nella irrealtà aumentata di Galli sotto la forma di una radiazione corpuscolare, luce radente a irrorare il dispiegarsi controllato della materia – tempera e resina ecologica, gesso alabastrino, cere e pastelli – sulla referenzialità nulla del tamburato, rivestito da collages; la compattezza fisica del tramonto riverso sulle increspature delle acque lacustri si sublima sinteticamente a iperbole cromatica nelle estensioni varianti del rosso; il firmamento, mappa genetica di trapassati Odisseo nello spazio, si accende nella composizione orizzontale di un notturno per congiungere la prima fase dell’antropogenesi con l’ultimo spasmo del cybermondo, ignoto a quanti abbiano – nel grande viaggio – tentato di assoggettare l’indefinito. Ne emerge il carattere mistico di ambienti spiritualmente connotati, la speciale intimità della compenetrazione tra antiche pratiche di convivenza sociale e ricerca dell’agnizione del sacro (una “alterità” rispetto al comune-profano) le cui tracce permangono inscritte nella memoria dura degli artefatti prima, del campo visivo e del territorio pittorico dopo.
     
    Ecco la parousìa. Il monolite disceso a orientare la specie al testa-coda evolutivo, il paradigm shift annunciato per sovraccarico di tensione interattiva. Nel riflesso metafisico di quell’idillio antico e insieme avveniristico, l’attore post-antropocenico si scruta registrando un notevole assente: l’uomo-al-centro. Presso il Centro Arte ROOMBERG PROJECT SPACE di ROMBERG Latina - Viale Le Corbusier 39 | Torre Baccari - piano terra. Orari di Galleria: Martedì - Sabato 16 - 19:30 | Lunedì e mattine solo su appuntamento. Tutto il mese di Aprile. Tel. Info : 0773 604788 - 334 710 5049 | www.romberg.it - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

     

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