BENESSERE - L’altra faccia dell’emulazione negli adolescenti

ragazzi cellulari ilmamilioFRASCATI (benessere) - Dalle sfide, al pericolo, alle "challenge": ecco cosa spinge i nostri ragazzi a pensare di superare il limite

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Si sente parlare spesso di “spirito di emulazione” per indicare la tendenza ad imitare comportamenti osservati come modello di riferimento da eguagliare o superare per ottenere forme di riconoscimento dal gruppo dei pari.

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Se osserviamo il fenomeno da un punto di vista pedagogico, è lecito considerarlo parte di una fase dello sviluppo, di un cambiamento che si modella attraverso il confronto con l’altro, mettendo alla prova le proprie capacità, spingendosi verso quel limite che non è facile riconoscere, soprattutto se si entra nel girone delle sfide.

Non è un fenomeno delle nuove generazioni.

Ben prima dell’era digitale, voler dimostrare a se stessi e agli altri il proprio valore attraverso il coraggio, era consuetudine adolescenziale, ma, oggi come allora, riconoscere il pericolo e, saper avvertire il limite da non superare, è sempre più complesso, perché entrano in gioco molte dinamiche, a discapito dei ragazzi più piccoli.

 

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Cosa sono, quindi, queste Challenge?

Le challenge sono “sfide social” perché vengono filmate e pubblicate nei profili social per essere condivise ed ottenere milioni di visualizzazioni, acquisire più like possibili e raggiungere visibilità attraverso forme di comportamenti esibizionistici ad alto rischio.

I contenuti riprodotti e condivisi diventano cosiddetti “virali” ed il rischio di emulazione è molto probabile perché impressionare i propri amici, per un adolescente, significa conquistare la loro considerazione e sentirsi riconosciuti all’interno di un gruppo di appartenenza.

E’importante specificare che non tutte le challenge hanno un’accezione negativa: se ne conoscono molte che hanno avuto uno scopo benefico, esortando nei giovani comportamenti esemplari e intenti benevoli.

Negli ultimi tempi, però, la cronaca ci porta alla luce drammi dai quali non possiamo distogliere la nostra attenzione e ci costringe a fare i conti con una realtà allarmante: l’Osservatorio Nazionale dell’Adolescenza riporta che quasi il 50% dei ragazzi è stato nominato in una challengeestrema almeno una volta e che il 20% di questi hanno risposto alla nomination accettando la sfida.

 

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Per challenge estreme si intendono le sfide per compiere atti di “coraggio”: le più note sono la “BlackOut Challenge” e la “Hanging Challenge”, in cui si prevede che “il partecipante” stringa una cintura attorno al collo e resista il più possibile. Ricordiamo anche il fenomeno della “Blue Whale” che aveva lo scopo di suggestionare e indurre a compiere atti di autolesionismo e azioni pericolose sino ad arrivare al suicidio. Questa suggestione può essere indotta dalla volontà di un adulto che aggancia l’utente via social e conduce la “vittima” a seguire le tappe successive della sfida. I “followers” si incoraggiano reciprocamente, si incitano a progredire nelle azioni pericolose previste dalla pratica, all’oscuro degli adulti e della famiglia.

Ad oggi si conosce poco della reale correlazione tra casi di suicidio e la partecipazione a una challenge. Quello che sappiamo è che le fragilità della preadolescenza sono tante e, a prescindere dalla tecnologia, gli atti di autolesionismo possono essere molto diffusi.

 

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E’ necessario intervenire proteggendo i più piccoli.

Come prima cosa è importante per gli adulti di riferimento conoscere e indicare ai loro figli canali digitali che possono visitare, ricordando loro che è consentito iscriversi ai social network solo a 13 anni compiuti, con il consenso dei genitori, oppure dai 14 anni, da soli.

Stabilendo delle regole sulla condivisione dei contenuti visibili e sui tempi di utilizzo del pc, consente loro di approcciare la realtà digitale con prudenza e consapevolezza: li aiuterà ad essere più responsabili.

Verificare i contenuti visionati con le dovute premesse non è sinonimo di invadenza, ma di protezione.

Il modo più semplice e rispettoso per farlo è quello di mostrarsi positivamente interessati e affascinati ai temi di cui sono alla ricerca, facendone uno spunto di confronto educativo, mostrando comunque fiducia e ascolto.

Mai come in questo momento storico gli adolescenti hanno bisogno di sentirsi supportati e aiutati nel riconoscere i propri bisogni, le emozioni che ne conseguono, accompagnati verso lo sviluppo delle proprie autonomie, rinforzando il loro senso di responsabilità.

Soltanto attraverso un confronto aperto con le figure affettive di riferimento potranno imparare a sviluppare un senso etico e un pensiero critico, ma soprattutto EMPATIA, cosa ben difficile da provare dietro ad uno schermo, lontani con gli occhi e col cuore.

Dott. ssa Licia Casola

Psicologa- Psicoterapeuta Sistemico relazionale e familiare

Fondatrice del Progetto “Nutri la tua Mente”

Psicologa Network Castelli Romani

Psicologa Network Psicologia e Alimentazione dell’Ordine Psicologi del Lazio

Per info e contatti:

339 7512536

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