Sanpa: tutto su Muccioli e San Patrignano. Si riaccende un dibattito vecchio di 40 anni

sanpa muccioli ilmamilioROMA (serie tv) - Nella attesa e bella produzione Netflix anche i lati oscuri della comunità per il recupero dei tossicodipendenti

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Distribuita da Netflix poco più di una settimana fa, la serie tv Sanpa, Luci e tenebre di San Patrignano fa già parlare molto di sé. Ne hanno parlato politici e opinionisti, mostrando le posizioni più disparate.

Si tratta di una docu-serie in cinque episodi che racconta  la controversa storia della comunità di recupero di San Patrignano fondata da Vincenzo Muccioli nel 1978, a Coriano, nei dintorni di Rimini. Siamo negli anni in cui la diffusione dell’eroina diventa presto un fenomeno ingestibile da parte dello Stato, sono migliaia i ragazzi, di tutte le estrazioni sociali, che iniziano a far uso della droga senza riuscire a uscirne e pesano come un macigno sulle loro famiglie, obbligate il più delle volte a sostenere con sacrifici economici la dipendenza dei figli.

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Vincenzo Muccioli crea nel podere di famiglia una comunità con l’intento di accogliere gli emarginati, i figli della droga. Lo fa in un primo momento a scopo puramente filatropico, con un gruppo di persone dedite allo spiritismo, alla parapsicologia e alla medicina naturale. Un uomo, Vincenzo Muccioli, descritto dal fratello come frustrato e insofferente, rivelerà ben presto la sua personalità, il suo carisma e le sue capacità indiscusse da leader, tanto da accreditarsi in ambienti di potere, come quello ad esempio della famiglia di imprenditori milanesi Moratti, ancora oggi finanziatori della comunità.

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San Patrignano rappresenta per i “tossici” l’unica via di salvezza negli anni ’80 e la comunità si pone come una famiglia che ti accoglie e ti protegge, che ti riaccoglie e perdona se scappi. Punto di forza della serie è rappresentato dalle testimonianze di uomini e donne che hanno fatto parte della comunità da ragazzi.

Persone che negli anni sono entrate nell’entourage del patròn, come Walter Delogu, autista e guardia del corpo di Muccioli, Fabio Cantelli, addetto stampa, Antonio Boschini, ex ospite e medico ancora oggi collaboratore della comunità, ma anche molti esterni come ad esempio Red Ronnie, il giornalista Luciano Nigro e il figlio Andrea Muccioli.

 

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Dalle testimonianze emergono luci e ombre su Vincenzo Muccioli, un uomo che da piccolo allevatore ispirato all’olismo, diviene il capo di una comunità che giunge ad ospitare oltre 30 mila persone nel corso degli anni. Un uomo che affronterà due processi giudiziari, uno per sequestro e maltrattamenti, da cui fu assolto in Cassazione e l’altro per favoreggiamento, per il quale riportò una condanna di otto mesi di reclusione e un'assoluzione dall'accusa di omicidio colposo per l'assassinio. Le indagini sarebbero andate avanti, ma la morte di Muccioli, avvenuta pochi mesi dopo, sancì il non luogo a procedere.

Chi era Muccioli? Perché tante polemiche e voci contrastanti su di lui? Da un lato celebrato come un santo, come un salvatore, come l’unico in grado di lenire le ferite delle famiglie distrutte dal dramma della droga, dall’altro un carceriere, un tiranno, colui che ha usato maltrattamenti, incatenamenti e torture cercando di risolvere il dramma della dipendenza con la forza. Negli anni in cui Muccioli era all’apice della sua carriera, all’interno di San Patrignano si sono succeduti suicidi, un omicidio e molti casi di violenza sessuale.

 

 

I processi giudiziari sono partiti proprio per iniziativa di ex ospiti che hanno denunciato un inasprimento delle condizioni nella comunità. Ex tossici che da un lato devono la vita a Muccioli, ma dall’altro hanno subito il peso del suo narcisismo e di trattamenti disumani.

Muccioli stesso ammetteva i metodi duri e violenti, metodi che oggi, nel 2020, la tutela dei diritti umani avrebbe impedito.

Sebbene politici e opinionisti prevalentemente di destra difendano a spada tratta l’operato del leader di San Patrignano tacciando di faziosità la docu-serie, la durezza e la sofferenza proveniente da certe immagini, rendono difficile avere un giudizio netto. È difficile dividere il bene dal male.

Se da un lato l’assenza dello Stato ha legittimato l’operato di Muccioli, che con la sua comunità tamponava un problema enorme, toglieva dalle strade delle città gli avanzi della società che è meglio non vedere, è impossibile non restare profondamente colpiti dalle torture, dal sessismo, dalla privazione di libertà. Orrori che le comunità di oggi non possono compiere.

La docu-serie è un ottimo esempio di giornalismo d’inchiesta. Una serie che fa riflettere e fa parlare molto, portando all’attenzione dei media tematiche a molti oggi sconosciute.

Voto: 10/10

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