BENESSERE - Covid ed "esitanza vaccinale": cosa succede nel momento di scegliere

Pubblicato: Giovedì, 07 Gennaio 2021 - redazione benessere

paura covid ilmamilioROMA (benessere) - Secondo una ricerca il 43% degli italiani è titubante, ma scende al 16% il numero di coloro che non si vaccineranno comunque

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Agli albori del nuovo anno, sembra materializzarsi la speranza che il Coronavirus possa essere definitivamente debellato.

Dopo aver atteso per mesi i risultati della sperimentazione sul vaccino, sono partite le campagne vaccinali anche nel nostro paese.

La reazione collettiva non è stata quella preannunciata: una affatto trascurabile parte degli italiani mostra delle perplessità.

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Una recente indagine condotta il mese scorso dall’EngageMinds HUB (il centro di ricerca dell’Università Cattolica di Cremona), che rileva periodicamente i dati sulla relazione tra psicologia, percezione e pandemia su un campione rappresentativo della popolazione nazionale, risulta infatti che il 43% degli italiani è esitante nei confronti del vaccino anti covid-19.

Il fattore di “esitanza vaccinale” indica l’atteggiamento di rifiuto, indecisione, incertezza, dubbio sulle vaccinazioni e che il dato è in crescita rispetto alle statistiche condotte nella prima fase pandemica.

 

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Al contempo, sono invece diminuiti gli italiani certi che non si vaccineranno (oggi sono il 16% rispetto al 20% della precedente rilevazione), e sono rimasti costanti nel tempo gli incerti (27%).

Tra le ragioni principali vi sono i possibili effetti collaterali e la preoccupazione che gli studi clinici siano stati condotti troppo in fretta.

A discapito del risultato, entra in gioco anche la campagna vaccinale che, ancora oggi, non risulta essere completamente trasparente e chiarificatrice. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, si dovrebbe intervenire con iniziative specifiche per l’informazione pubblica e dissipare i dubbi sul vaccino, fornendo maggiori risposte alle domande più frequenti (pubblicazione sul sito dell’Iss del 24 dicembre 2020).

 

Secondo la psicologa Guendalina Graffigna, direttore dell’EngageMinds HUB e responsabile del team di ricercatori che ha realizzato lo studio sopracitato, i più esitanti nei confronti del vaccino sono le donne e i giovani: “un dato che un pò sorprende se consideriamo che le donne sono spesso le più informate e coloro che veicolato in famiglia messaggi sanitari virtuosi”.

Analizzando più da vicino il dato emerso, si considera che i giovani abbiano una tendenza naturale nel sentirsi invulnerabili e, nel disorientamento avuto durante la pandemia, siano stati i più scoraggiati e penalizzati. Ciò potrebbe avere un impatto negativo sul loro atteggiamento nei confronti del vaccino.

Nella ricerca, i fattori psicologici che sembrano influire prevalentemente nella scelta no-vax, sono correlati a stati depressivi (il 30% rispetto al 27% del campione totale) e sintomi ansiosi (56% contro il 52% del totale) in coloro che mostrano maggiore preoccupazione e diffidenza nella sperimentazione del vaccino.

 

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L’unico fattore che, invece, sembra ancora rappresentare la principale motivazione alla scelta pro-vax, risulta essere la vulnerabilità, quindi la preoccupazione del contagio per sé e i propri cari (il 68% dei preoccupati si vaccinerebbe contro il 57% del totale).

Ad influenzare l’opinione pubblica e l’orientamento comportamentale nei confronti del vaccino anti covid-19 sono anche i tratti soggettivi e i valori personali: le persone che sono più “autocentrate” sono coloro che risultano essere più esitanti, mentre tratti di estroversione ed empatia in coloro che sembrano essere più altruisti e attenti al bene collettivo, sono più propensi a vaccinarsi.

In sintesi

Si è compreso come le influenze mediatiche siano tra le maggiori cause della controversia in atto sulla campagna vaccinale anti-covid e che una maggiore chiarezza sul piano comunicativo porterebbe senza dubbio a diminuire il grado attuale di sfiducia nei confronti della Scienza.

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Ciononostante, si riconosce l’evidente paradosso che sottende la scelta di non vaccinarsi e che, per comprenderlo più a fondo, non si può non tenere in considerazione i valori personali e i tratti psicologici dell’essere umano.

Analizzare le radici psicologiche alla base del comportamento umano dovrebbe essere il punto di partenza per le campagne informative sulla vaccinazione, in modo da poterle orientare con l’uso di strategie efficaci, atte a fornire messaggi adeguati e rassicuranti all’intera popolazione.

Sono indicazioni importantissime per il sistema sanitario pubblico e per i vertici politici che in questo momento storico si trovano a dover prendere decisioni fondamentali per il nostro paese.

Dott. ssa Licia Casola

Psicologa- Psicoterapeuta Sistemico relazionale e familiare

Fondatrice del Progetto “Nutri la tua Mente”

Psicologa Network Castelli Romani

Psicologa Network Psicologia e Alimentazione dell’Ordine Psicologi del Lazio

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Foto di Ria Sopala da Pixabay


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