STORIE | Il quadro motorizzato di Rubens. Prodigio meccanico che nasconde una reliquia

ROMA (attualità) - Rubens, pittore fiammingo, inventò questa tecnologia per proteggere il dipinto, elevato a reliquia da quando la Madonna dipinta, pianse sangue. Serve dunque a tenerlo al riparo da intemperie, alterazioni del clima e altre condizioni avverse

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Nella Chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma, nel rione Parione c'è un prodigio che fa convergere meccanica, arte sacra e devozione: un'icona mariana che grazie ad un congegno meccanico può mostrarsi o nascondersi all'occhio del visitatore.

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La Madonna della Vallicella è un dipinto a olio su tavola di ardesia (425×250 cm) realizzato tra il 1606 ed il 1608 da Pieter Paul Rubens. Rubens, pittore fiammingo, inventò questa tecnologia per proteggere il dipinto, elevato a reliquia da quando la Madonna dipinta, pianse sangue. Serve dunque a tenerlo al riparo da intemperie, alterazioni del clima e altre condizioni avverse. Una custodia per questa sacra raffigurazione mariana.


Il pittore, dopo aver compiuto l’apprendistato presso Veraecht, van Noort e van Veen, nel 1598 Rubens risulta già iscritto alla gilda di Anversa.
A ventitrè anni compie il suo viaggio in Italia, dove soggiorna per otto lunghi anni.

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Si tratta di una vergine Nikopoia cioè apportatrice di vittoria. Attributo mariano e tipologia di icona bizantina, in cui Maria è rappresentata frontalmente, seduta in trono fiera e con il Bambino Gesù in braccio.

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La nicchia che ospita la “sacra imago” è contornata da schiere di angeli estatici e cherubini in adorazione, mentre una lastra di rame con la rappresentazione di una Madonna con Bambino benedicente, dipinta dallo stesso Rubens, è posta a custodia della sottostante effigie.

Lateralmente, altri due dipinti: a sinistra i Santi Gregorio Magno, Papia e Mauro, a destra i Santi Flavia, Domitilla, Nereo e Achilleo. La funzione con la messa in moto può essere ammirata nella funzione del sabato sera. Questa reliquia ha un immenso valore estetico, ma anche simbolico e filosofico. È caratteristica di ogni icona, quella di poter alludere senza mai afferrare, indicare ma senza cogliere la totalità di ciò che (non) rappresenta.

È proprio del Divino dis-velarsi, nascondersi ed esibirsi e restare inviolabile mistero.

Foto tratta dal sito www.santateresaverona.it/ 

 

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