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I 40 anni di “Burattino senza fili”, un album contro l’omologazione - VIDEO

ACCADDE OGGI – Edoardo Bennato e la sua opera-manifesto

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Un uomo in maniche di camicia se ne sta seduto alla scrivania di un ufficio qualunque, illuminato da lampade al neon. Lui è un impiegato in posa, fissa l’obbiettivo come se mirasse il futuro: senza entusiasmo.

Edoardo Bennato, pensò di immortalare così la copertina e il significato di “Burattino senza fili”, album datato 1977, anno di movimenti, terrorismo, indiani metropolitani. Il tema dell’opera era la favola di Collodi, “Pinocchio”, a cui l'artista partenopeo applicò una lettura completamente differente da quelle delle interpretazioni ufficiali. “Il mio scopo non era quello di raccontare la favola con il rock and roll - disse in seguito - al contrario sentivo il bisogno di rivoluzionare la prospettiva di questa storia e di capovolgerne la morale. Il burattino senza fili, istintivo e libertario, dopo un implacabile processo di umanizzazione diventa a tutti gli effetti normale e finisce prigioniero di un mondo che in precedenza l’aveva rifiutato ed umiliato”.

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Il concetto è espresso eloquentemente nel brano “E’ stata tua la colpa”. Pinocchio, fin quando è di legno, vive esperienze straordinarie, scopre il mondo e la malignità dell’uomo, ma anche la sua bontà, la sua solidarietà. E’ un’invenzione della libertà e dell’incoscienza. Si è voluto tramutare in un bambino come tutti gli altri e non sa che facendosi condizionare dalla normalità della maggioranza è destinato a diventare un numero come tanti, ad essere manovrato, ora sì, come un vero burattino. Rimpiangerà i giorni delle sue fattezze di legno perché è dovuto sottostare all’omologazione dei comportamenti, oggi un argomento di grande attualità. ''Burattino senza fili'' è dunque orientato verso la critica di tutti quei poteri che esercitando un’autorità manovrano le coscienze e le persone. Pinocchio è invece il contestatore rientrato nei ranghi, un individuo ''obbligato'' da regole, costumi, orari e mode come tanti.

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“Chi rinnega la propria natura - dirà Bennato - chi cede all’omologazione, si espone inesorabilmente al rischio di essere manovrato dall’alto. Il mio Pinocchio si accorge di essere un burattino proprio nel momento in cui diventa un bambino in carne ed ossa”. Chiedersi se sia questa, in fin dei conti, l’interpretazione corretta del racconto di Collodi è affascinante. Ci sono comunque dei significati, all’interno della favola, che sono incontestabilmente al passo con i tempi che viviamo e che vivremo, poiché l’uomo, con le sue debolezze, pur nello sviluppo tecnologico, è lo stesso da migliaia di anni. Bennato seppe cogliere, in un epoca di grandi eruzioni sociali, l’essenza della fiaba, i suoi aspetti immortali.

 
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Due dei personaggi più famosi del “Pinocchio” sono il ''Gatto e la Volpe'', maestri di furbizia, di avidità e di demenza. Questo tema fu ripreso, con una angolazione diversa, circa tre anni dopo nel grande successo “Sono solo canzonette”. L'artista sa che non che non potrà mai far carriera nel “giornale della sera”, non potrà mai raccattare voti per decidere del suo futuro, ma sa che ha un’arma e la vuole esibire, nell’unica maniera di ribellarsi a chi, nel mondo della musica, cerca di incanalare gli artisti sotto una precisa etichetta, snaturandoli della loro libertà creativa. La stagione delle lotte, intanto, nel 1977 di ''Burattini senza fili'', era al suo apice, ma pronta a cadere nel suo declino verso il ''riflusso''.

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“Pinocchio”, “Mangiafuoco”, “Il gatto e la volpe”, invece, sono ancora in giro. Davanti ai nostri occhi. Tutti i giorni. In Tv, al Parlamento o dentro un condominio nell'era dell'appiattimento globale favorito dalle nuove tecnologie. Così come intuì Pasolini, così come fece a suo modo Collodi oltre un secolo fa. E Bennato, con il suo storico album, rappresentazione della lotta e della solitudine dell'uomo.