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Piero Manzoni, l'artista che concepì cose diverse - VIDEO

ACCADDE OGGI – Il 13 Luglio del 1933 nasce a Soncino l’artista che segnò gli anni del ‘boom’. Celebre la sua “Merda d’artista”

ilmamilio.it

Fu all'origine dell’artista moderno, Piero Manzoni. Un indipendente, di famiglia aristocratica. Morì giovane, per un infarto a 29 anni (Soncino, 13 luglio 1933 – Milano, 6 febbraio 1963). E chissà quante cose avrebbe potuto ideare o creare ancora. Ma la natura non diede spazio e l'uomo si fermò lì, totalmente vitale. Fece in tempo però a compiere la sua innovazione nel mondo delle arti. Inizialmente incompreso, poi precursore.

Manzoni crebbe dentro al clima artistico degli anni cinquanta a Milano, dove la voglia di superare lo spazio si animava tra l’angoscia della guerra alle spalle e la ricostruzione in atto. Mentre scompariva la cultura rurale in modo velocissimo, si sentiva il bisogno di ripensare immaginare un nuovo futuro concettuale, al di là della scultura, dei sogni. Burri e Fontana sono tra i precursori di questa spinta. Il gesto ardito, il taglio della tela, i sacchi strappati. Momenti di storia che sono rimasti, al di là la nuovi tempi artistici che si consolidavano.

Piero inizia a dipingere con impronte di chiodi, forbici, tenaglie. Nel 1956 partecipa alla "IV Fiera mercato" del Castello sforzesco di Soncino e pubblica il manifesto ‘Per la scoperta di una zona di immagini’. Un testo nel quale anticipa le tesi che svilupperà nel suo tempo breve. Verrà, due anni dopo, l’idea di ‘Per una pittura organica’ e del ‘Manifesto contro lo stile’ con il Gruppo Nucleare. Sperimentatore, nel 1958 mette a punto gli "Achromes", superfici ricoperte di gesso grezzo, tessuto e altri materiali. Fonda, poco dopo, con Enrico Castellani, la rivista Azimuth e inizia a creare oggetti come i 45 "corpi d'aria”: palloncini riempiti d'aria che poi diverranno "fiato d'artista" (ovvero il contrario della pesantezza della scultura).

Tra le sue esposizioni più conosciute troviamo “la Consumazione dell'arte dinamica del pubblico” e la vendita di 90 "Merde d'artista", l'intuizione più dirompente e rimasta nell'immaginario collettivo. Manzoni concepì dentro tale ambito un fatto sicuramente nuovo e originale: criticare la figura dell’artista attraverso un’idea voleva esprimere la parte più intima dell’autore, prendendosi così gioco del ‘mito dell’opera’ da collezionista e dando luogo a una visione che voleva dire semplicemente dire cose nuove, al di là dei toni apparentemente provocatori (che sono percepiti dallo spettatore). Alcuni interpretarono la scelta di confezionare le feci come una protesta verso gli artisti che vedevano nell'arte un mezzo di eternarsi. L’opera poteva diventare così una sorta di reliquia laica contenente un ricordo del maestro da venerare, nel paradosso, nella sua sacralità. Ma chissà se sia una valutazione corretta. Manzoni mise a questi barattoli il prezzo corrispondente per 30 grammi di oro, considerando il valore dell’artista che grazie ai meccanismi commerciali della società dei consumi poteva vendere al valore dell’oro una parte di sé. Una constatazione, tutto sommato, che si consumò anche nell'azione di firmare le modelle nude o di offrire uova sode con sopra le proprie impronte digitali.

Egli superò la tradizione. Un’immagine, nell'era dell’esplosione del boom economico, non poteva più rappresentare del corpo, ma doveva essere ormai lo stesso corpo umano una potenziale opera d’arte. Da consumare, da ammirare in pubblico. Fu per questo un artista complesso e anticipatore dei tempi, geniale, protagonista.

Le sue idee e le sue opere non a caso hanno lasciato una traccia profonda e fondamentale a tutta l’arte successiva, anche grazie alla valorizzazione e alla mitizzazione che seguirono la sua prematura ed improvvisa fine.