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L'importanza di ottimizzare la pensione per assicurarsi una qualità della vita ottimale

anziano ilmamilioROMA (attualità) - Qualche utile consiglio sull'importante tematica

ilmamilio.it

Andare in pensione e poter disporre di una cifra consona a un adeguato stile di vita è un diritto di tutti. Molto spesso, però, l'economia non è sempre favorevole e si può rischiare di arrivare all'età pensionabile con contributi insufficienti o dover comunque attendere ancora qualche anno.

Per questi motivi, occorre sempre essere preparati e valutare anche forme di pensione integrativa, così da garantire a se stessi e alla propria famiglia un assegno mensile di tutto rispetto. Come è possibile scoprire anche su inpensione.com, portale specializzato che propone corsi di formazione completi e aggiornati, una delle modalità potrebbe essere quella di destinare il proprio TFR al fondo pensione invece che tenerlo in azienda.

Il TFR

Il TFR, o trattamento di fine rapporto, costituisce poco meno del 7% della retribuzione lorda dello stipendio dei lavoratori. Quando il rapporto con l'azienda finisce o s'interrompe per qualche motivo, esso costituirà una cifra che sarà corrisposta a titolo di liquidazione. Scegliendo, invece, di destinare tale somma a una pensione integrativa si può rimpinguare il compenso cui accedere una volta raggiunti l'età e il numero di anni contributivi giusti.

L'unico ostacolo che si potrebbe incontrare è rappresentato dal numero di dipendenti che ha l'azienda stessa: se sono meno di 50, non si ha facoltà di scegliere la destinazione del TFR. Qualora ciò sia possibile, però, non solo è un'alternativa estremamente valida ma mette anche al sicuro il lavoratore soprattutto nel caso in cui la ditta presenti problematiche di tipo economico.

Alcune tipologie di azienda, inoltre, dispongono di cosiddetti fondi negoziali o chiusi: si tratta di forme integrative di pensione dedicate in particolar modo alle industrie alimentare, agricola o chimica, solo per citarne alcune. Tali categorie garantiscono ai dipendenti che il TFR sia automaticamente versato su questi fondi; in caso contrario, andrà fatta specifica richiesta e si potrà disporre della cifra in qualunque momento.

Fondi pensione aperti

Al fondo pensione aperto può accedere chiunque: dipendenti pubblici, privati, autonomi e persino più membri della stessa famiglia in un conto collettivo. A offrirli sono banche e istituti di credito, da scegliere in base alle proprie esigenze e ai costi di gestione.

Il vantaggio maggiore è di poter disporre la cifra desiderata da versare sotto forma di rata mensile, come contributo del datore di lavoro, investendo parte dello stipendio o anche il già citato TFR. Le soluzioni sono molteplici e hanno tassi d'interesse di solito piuttosto agevolati.

I PIP

Si tratta di piani individuali pensionistici spesso considerati più rischiosi degli altri, in quanto si tratta di stipulare una sorta di vera e propria assicurazione e la cifra verrà quotata nel mercato azionario assieme a quelle degli altri contribuenti. Questo, come è noto, può subire flessioni anche importanti per cui si può avere un'estrema convenienza o una perdita notevole.

Nonostante ciò, questa formula presenta anche alcuni vantaggi: non solo è accessibile persino a chi non lavori in maniera continuativa, ma si può recuperare fino al 75% della cifra versata in caso di bisogno.

Le pensioni anticipate

Per assicurarsi una qualità della vita ottimale sarebbe sempre opportuno cercare di non accedere alle formule di pensione anticipata, per avere il tempo di accumulare anni e contributi sufficienti. Se ciò costituisce una necessità imprescindibile e comunque si ha avuto modo di accendere fondi integrativi, le possibilità sono diverse.

Tra queste, la recente "quota 100" che consente a contribuenti giunti al 62° anno di età di andare in pensione avendo perlomeno 38 anni di contributi versati (il totale è, per l'appunto, 100). Ciò significa che, in caso l'età raggiunta non sia ancora quella corretta, gli anni contributivi potranno diventare 39 o 40 e la somma tra i due numeri superare la canonica quota 100. La pensione ordinaria di vecchiaia, invece, si raggiunge al compimento di 67 anni e almeno 20 di contributi INPS.