13 Dicembre 1294: Celestino V, il Papa del ‘Gran rifiuto’ tra storia, Dante, Petrarca e altra letteratura

ACCADDE OGGI - Il 13 Dicembre del 1294 uno dei fatti più controversi della storia: la rinuncia al trono di Pietro

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Dante lo indicò come «colui che fece il gran rifiuto» nella Divina Commedia, collocandolo nell’Antinferno tra gli Ignavi. La sua figura, però, è rimasta nei secoli per quella scelta che ha sempre portato gli studiosi a schierarsi tra varie interpretazioni del gesto.

Stiamo parlando di Papa Celestino V.

Di origini molto umili (i genitori erano contadini), fu eletto a capo della Chiesa il 5 luglio 1294. Rassegnò le dimissioni il 13 dicembre dello stesso anno, creando un 'sussulto' che è rimasto nella storia.

“Io, papa Celestino V, spinto da legittime ragioni, per umiltà e per desiderio di miglior vita, per obbligo di coscienza oltre che per la scarsità di dottrina, la debolezza del mio corpo e la malignità del mondo, al fine di recuperare la tranquillità perduta, abbandono liberamente e spontaneamente il pontificato e rinuncio espressamente al seggio, alla dignità, al peso all’onore che esso comporta, dando sin da questo momento al Sacro Collegio dei cardinali la facoltà di scegliere e provvedere di un nuovo Pastore, secondo le leggi canoniche, la Chiesa universale”. Queste le sue parole, rimaste indelebili.

Francesco Petrarca, nel “De vita solitaria”, scrisse in seguito: “Persone che lo videro mi raccontarono che fuggì, con tanto giubilo, mostrando tali segni di letizia negli occhi e nella fronte quando si allontanò dal concistoro, libero di sé, come se avesse liberato il collo non da un peso lieve, ma da crudeli mannaie, tanto che gli sfolgorava in viso qualche cosa d’angelico”.

Il successore, Bonifacio VIII, eletto la vigilia di Natale del 1294, lo relegherà, secondo le versioni più conosciute, in una cella del castello di Fumone, dove Celestino morirà il 19 maggio 1296. Quando si spense, in circostanze dibattute, aveva 87 anni.

Sui motivi dell’elezione, della sua rinuncia e della sua detenzione gli storici, come detto, hanno discusso a lungo. Il Papa del gran rifiuto è passato per molto tempo come un santo, Bonifacio VIII come il cattivo della storia. Teorie che sono state in parte riviste. In occasione della visita di Benedetto XVI in Abruzzo nel luglio 2010, il Pontefice sostò proprio sulla tomba di Celestino per consegnargli il «pallio». L'11 febbraio 2013 fu proprio Papa Ratzinger a rinunciare al trono petrino. Per la settima volta nella storia della Chiesa.

I racconti su Celestino V ci sono giunti contaminati dalle differenti visioni ecclesiali e politiche. Sappiamo che di prima di diventare Papa, Pietro del Marrone (questo il nome) ebbe una vocazione solida, fu monaco, a lungo eremita, e sacerdote. La sua nascita è stata rivendicata da ben quattro comuni: Isernia, sant'Angelo Limosano. Sant'Angelo in Grotte, Castrum Sancti Angeli de Ravecanina. nel Casertano.

In gioventù fu presso il monastero benedettino di Santa Maria in Faifoli, ma poi il suo desiderio di silenzio e austerità lo portarono a una vita eremitica in una grotta isolata sul Monte Morrone, sopra Sulmona, da cui il suo nome. Si trasferì poi a Roma, presumibilmente presso il Laterano, dove studiò fino all'ordinazione sacerdotale. Tornò quindi sul monte Morrone, in un'altra grotta, presso la piccola chiesa di Santa Maria di Segezzano, e poi visse sui monti della Maiella, in Abruzzo.

Nel 1292 muore papa Niccolò IV. Nello stesso mese si riunì il Conclave, in quel momento composto da undici cardinali. La contrappoosizione tra i Colonna e gli Orsini paralizzò la seduta per oltre due anni. Poi la svolta, con l’elezione di Papa Celestino V, avvenuta a Perugia il 5 luglio 1294, una proclamazione dovuta alla sua fama di santità e all'influenza di Carlo II d'Angiò. Il nuovo Papa si stabilì a Napoli. Già molto anziano, sempre più conscio di essere inadeguato al ruolo, il 13 dicembre 1294 abdicò, forse consigliato dal cardinale Benedetto Caetani, il quale, eletto Papa col nome di Bonifacio VIII, lo fece sorvegliare e lo confinò a Fumone.

Il 5 maggio 1313, Clemente V canonizzò Celestino V, convinto dalla fama di santità espressa dal popolo. Alla rinuncia del ministero petrino, agli ingannevoli consigli di Benedetto Caetani e alla storia in sé, ricca di misteri e di analisi, attinse la letteratura. Per esempio Dante Alighieri (con il celebre “l’ombra di colui / che fece per viltade il gran rifiuto” che comunque, per diversi analisti, è di incerta indicazione), quinid il Petrarca, Jacopone da Todi («Que farai, Pier da Morrone?/ Èi venuto al paragone./ Vederimo êl lavorato/ che en cell'ài contemplato./ S'el mondo de te è 'ngannato, séquita maledezzone.). Lo scrittore Ignazio Silone gli dedicò il libro, L'avventura di un povero cristiano, pubblicato per la prima volta nel 1968.

Una vicenda che ancora fa discutere gli addetti ai lavori.