Rino Gaetano: i social celebrano il suo 70° compleanno. Ricordo di un genio creativo

Pubblicato: Giovedì, 29 Ottobre 2020 - redazione attualità

ACCADDE OGGI (attualità) - Il 20 ottobre 1950 nasce a Crotone un artista che ha superato le generazioni

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Rino Gaetano è scomparso nel 1981 e forse neanche lui saprebbe raccontare, forse, questa Italia così complessa e diversa dalla sua. Morì in un tragico incidente stradale. Oggi avrebbe compiuto 70 anni e i social lo stanno ricordando con grande affetto, segno che la sua eredità musicale non si è dispersa.

Era nato a Crotone il 29 ottobre del 1950 e a dieci anni si era trasferito a Roma con i suoi genitori. Il primo 45 giri, 'I Love you Marianna', lo incise con lo pseudonimo di 'Kammamuri', di ispirazione salgariana, mentre per il primo album dovette attendere due anni: 'Ingresso libero', non troppo considerato da pubblico e critica.

Tutto cambiò nel 1975 con il popolare singolo "Ma il cielo è sempre più blu". Poi un nuovo album, 'Mio fratello è figlio unico', di straordinari e celeberrimi contenuti, che lo fecero finalmente balzare, meritatamente, sopra la scena.  altri successi: 'Aida', ‘Berta Filava’, 'Nuntereggaepiù'. L’ascesa gli aprì le porte del Festival di Sanremo dove cantò 'Gianna'. Il brano gli valse il terzo posto e un'esibizione memorabile. Restò a lungo al primo posto della hit parade e ancora oggi è uno dei titoli più amati del suo repertorio che andava comunque molto al di là e in profondità di questo 'brano di compromesso' orecchiabile. Arrivò in quegli anni, successivamente, anche la collaborazione con Mogol. Il disco segnò il passaggio dalla piccola casa discografica It alla multinazionale Rca e l'inizio di una serie di tournée. La sua carriera stava mutando e la leggerezza (che non è, attenzione, superficialità) che lo accompagnava all’inizio sembrava essersi rarefatta dentro una nuova maturità, altre sonorità.

Dopo la sua morte, che lo colse alla guida della sua Volvo poco prima dell'alba del 2 giugno 1981 mentre stava tornando nella sua casa di via Nomentana, sono stati moltissimi i tributi a lui dedicati nel tempo.

Nei confronti della società italiana, che amava raccontare con ironia ed anche con colpi di sciabola improvvisi in un amore-odio che sapeva ben comprendere l’eccesso di vizi e virtù della nostra nazione, Rino Gaetano è stato visto come un analista profetico. Aveva una cifra stilistica precisa, cultura dell’arrangiamento e sapeva cogliere le sfumature di una comunità in perenne trasformazione e in eruzione, quale era appunto quella degli anni settanta, staccandosi però dal clichè del cantautorato tutto impegnato verso la politica.

Rino Gaetano veniva dal sud. Si percepiva dalla sua sensibilità verso le classi più deboli. Questo fu evidente in brani come “Agapito Molteni, ferroviere” e “L’operaio della Fiat la 1100”, in cui il tema delle rivendicazioni per le garanzie dei più esposti alle ingiustizie si farcisce di amore per la propria terra natia (da ricordare “Ad esempio a me piace il sud”, “Al compleanno della zia Rosina”, “Anche questo è sud”).

Gaetano ci ha consegnato tanti testamenti-verità, capolavori dell’irriverenza e marcette dissacranti. Aveva poco da spartire con i poteri forti della musica, le lottizzazioni umane e i compromessi. Ciò emerge brillantemente nella “linea” che ci piace ricordare di più, quella ironica e dissacratoria, che comunque è solo una delle tante anime del cantautore crotonese.

Era inoltre un critico dell’età del libero mercato, dello sviluppo incondizionato, che oltre a creare gli squilibri che tutti abbiamo sotto gli occhi, sfocia nell’isolamento degli individui. In “Escluso il cane” traccia perciò un profilo della solitudine accattivante: “Chi mi dice “ti amo”? - Escluso il cane - tutti gli altri son cattivi - miscredenti e ortodossi - di aforismi perduti nel nulla…- escluso il cane - non rimane che gente assurda”

Il suo primato era quello della sintesi, del concetto espresso in poche battute. In “Aida” condensò la storia di venticinque anni d’Italia non risparmiando al pubblico di porsi una domanda : “Aida - la costituente - la democrazia - e chi ce l’ha?”.

Lui, che ammirava Jannacci, il teatro di Ionesco e Majakovsky, Bob Marley, Bob Dylan e persino Buscaglione, seppe dare una sua impronta, tutta particolare, senza avere eredi o riferimenti precisi.  In tale senso fu Ernesto Bassignano che ebbe a ricordare in seguito: "Rino è stato veramente il più italiano di tutti, perché non si rifaceva a niente e a nessuno".

Una carriera durata poco più di sette anni. La sua voce grezza e graffiante ha fatto sì, però, che la storia ce lo restituisse 'incorrotto'. Ha dato tutto quel che poteva. Non s’è risparmiato mai. Ci ha raccontato che il “Cielo è sempre più blu” e avvisato sui mali e i vizi quotidiani della società.

Oggi avrebbe 70 anni ed è difficile pensare come sarebbe proseguita la sua carriera. Immaginarselo con le rughe e i capelli bianchi, poi, è una visione che facciamo fatica a immaginare.

E’ rimasto per tutti come ci ha lasciato. Giovane e proteso verso nuove avventure.


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