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L’alluvione del 1954 e la ‘lezione di Salerno’. Il dramma rimosso che non è servito a mettere in sicurezza l’Italia

ACCADDE OGGI – Quei 318 morti dell’ottobre 1954, una storia con troppe repliche

ilmamilio.it 

L’Italia, come noto, è una nazione a rischio idrogeologico. Per mettere in sicurezza l’intero territorio dalla costante minaccia di frane e alluvioni che portano morte e distruzione in tutta la penisola ci vorrebbero una quantità di soldi difficile da reperire. Paghiamo la sottovalutazione e gli sperperi, l’incredibile espansione edilizia, la poca attenzione ai territori, l’abbandono di intere aree.

Tra le colpe, anche la mancata percezione delle numerose lezioni che ci arrivano dalle pagine della storia. Ogni volta ci mettiamo a contare gli sfollati, i quartieri distrutti, a dire cosa si poteva fare e non è stato fatto. Poi tutto tace, torna nel silenzio, fino ad un nuovo capitolo di lutti. Uno dei tanti risale a oltre sessanta anni fa, oggi scomparso dalla memoria collettiva.

Gli italiani del 1954 erano pieni di ottimismo. La guerra alle spalle, la ricostruzione, le prime soddisfazioni tra mille difficoltà che non cessavano di creare grandi squilibri economici e sociali. Al cinema si andava a vedere ‘La strada’ di Fellini, ‘Senso’ di Visconti, ‘Fronte del Porto’ di Elia Kazan, ‘La finestra sul cortile’ di Hitchcock.

Il mese di ottobre è abitualmente foriero di anticipazioni di ciò che sarà l’autunno. In quel 1954 cominciò con una bella notizia, da tutti attesa: da Londra si comunicò che Trieste sarebbe diventata italiana dal 26 ottobre. Il conflitto bellico era finito, ma le sue ferite erano ancora tutte visibili, sopratutto su quel fronte di divisioni, di sangue e di scontri etnici, esodi e stragi. Lentamente le aree si stabilizzeranno, anche se inchiodate dalla spartizione territoriale e politica imposta dalla divisione del mondo tra Est e Ovest.

Tanti chilometri più a Sud, il 25 ottobre, proprio quando tutti i giornali si stanno interessando a quel pezzo di Italia che ‘torna a casa’, la pioggia comincia a cadere. Alle 13 moderatamente, ma con il passare dei minuti sempre più intensamente, fino ad assumere, nel pieno pomeriggio, le caratteristiche di un violento nubifragio. Durante la sera e la notte la perturbazione comincia a destare preoccupazione. In meno di 24 ore cadono più di 500 mm di pioggia. Mentre si intervallano i segnali di allarme, la tragedia è già in atto.

La zona maggiormente colpita è quella della costiera amalfitana fino a Vietri sul Mare, Cava de' Tirreni, Salerno, Maiori, Minori, Tramonti. La realtà del dramma diventa man mano evidente: ponti crollati, strade e ferrovie distrutte, case trascinate via. La furia delle acque causa persino il distaccamento di un pendio di un monte da poco disboscato. Il villaggio di Molina è annientato.

Tutta la costa, in breve tempo, cambiò il suo aspetto. Le vittime furono 318, 250 feriti. Tra tanti lutti e drammi, allietò la notizia del piccolo Mario, di appena quindici mesi, ritrovato miracolosamente vivo a tre giorni dall’alluvione all’interno della sua culla.

Il disastro avvenne di notte. I soccorsi, in un’Italia ancora rurale, ma in pieno sviluppo industriale, furono encomiabili calcolando il periodo storico e la capacità organizzative che non erano quelle più raffinate dei nostri giorni.

Per molti l'alluvione di Salerno fu una delle calamità più gravi della storia europea. Giorgio Amendola parlerà di "lezione di Salerno", accusando la classe politica di aver speso gli stanziamenti ingenti per fini elettoralistici anzichè per fare opere "di difesa dei centri abitati".

All'indomani della tragedia, Salerno si trovò ad affrontare il grande problema dei quasi diecimila sfollati. L'Italia donò in modo espansivo molti milioni in beneficenza, soprattutto attraverso la "Catena della fraternità" organizzata da Vittorio Veltroni, padre di Walter. Il governo Scelba approvò i suoi contributi per la ricostruzione della città. Nacque così la nuova Salerno, a est della stazione ferroviaria.

Anche qui, come sempre accade in una nazione dal buon cuore dove non si riesce a far collimare troppo spesso la parola ricostruzione e solidarietà con onestà, ci furono polemiche sui ritardi e sulle ondate di speculazione. Storie che si ripetono, anche nell’Italia di oggi. Più moderna, ma con vizi antichi. Un'Italia che ancora non ha imparato la lezione. Da Salerno in poi.