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Frascati Scherma, il medico sociale Rapisarda: “Ecco com’è l’attività schermistica ai tempi del Covid”

FRASCATI - E’ un periodo complicato per le società sportive dilettantistiche che vogliono portare avanti l’attività ai tempi del Coronavirus. Ma il Frascati Scherma si è attrezzata per tempo, dotandosi della figura di un medico sociale ufficiale. Ad assumere questo ruolo è stato Gianvito Rapisarda, che aveva già collaborato con il club tuscolano per altri eventi in passato. Medico dello sport, impegnato presso un ambulatorio a Frascati e il Fatebenefratelli Genzano, Rapisarda ha già un rapporto di collaborazione con la Federazione Scherma che gli ha affidato la responsabilità medica del settore paralimpico e fa parte dello staff medico della Virtus Roma basket.

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“Al di là delle problematiche legate al Covid, il Frascati Scherma aveva già deciso di inserire stabilmente nell’organigramma la figura di un medico sociale e quando qualche mese fa è arrivata la proposta per me è stato un onore e non potevo proprio rifiutare. Questo è un club di primissimo livello che ha messo in mostra un’organizzazione meticolosa, all’altezza della grande società che il Frascati Scherma è ormai da tempo a livello nazionale e internazionale”. Il medico spiega come viene vissuta l’attività schermistica ai tempi del Coronavirus nella palestra “Simoncelli”: “Con la società stiamo organizzando nella maniera più precisa possibile il ritorno agli allenamenti in sicurezza. In realtà questo è un lavoro iniziato a maggio che ha portato i ragazzi di nuovo in palestra quest’estate: la società ha prodotto uno sforzo incredibile per organizzare questo passaggio e tutelare al massimo i ragazzi e le loro famiglie.

Per i club dilettantistici non c’è obbligo di fare tamponi o indagine sierologica, ma bisogna cercare di rispettare alcune regole per limitare il rischio di contagio. Posso capire i problemi di tante società che hanno problemi di struttura impiantistica e organizzativa per riuscire a seguire il protocollo, ma il Frascati Scherma da questo punto di vista è molto avanti. Cosa c’è di diverso rispetto al periodo pre-Covid? Si va dalla stesura di un’autocertificazione alla rilevazione della temperatura corporea all’ingresso della palestra, poi all’interno si devono osservare le normalissime regole che rispettiamo tutti da tanto tempo, ovvero l’uso della mascherina quando non si fa attività sportiva, il riporre le proprie cose all’interno di uno zaino personale, il distanziamento, l’igienizzazione delle mani e altre accortezze di questo tipo”. La chiusura di Rapisarda riguarda la percezione che gli atleti hanno del problema Coronavirus: “In generale sono abbastanza tranquilli, anche se poi ognuno ha una sensibilità diversa di fronte alla tematica delle malattie. Gli atleti, comunque, sono giustamente convinti che col rispetto di semplici regole comportamentali si abbassi il rischio di un contagio e per questo c’è tanta attenzione nel seguire i protocolli”.