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METEO - La diffusione del CORONAVIRUS può essere legata all’elevata presenza del particolato atmosferico nell’aria

inquinamento ilmamilioROMA (meteo) - Uno studio della SIMA evidenzia la probabile correlazione tra i due fenomeni

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Un recente studio della SIMA (Società italiana di medicina ambiente) suggerisce che la diffusione così virulenta del virus in alcune regioni del Nord Italia sia correlata all’effetto dell’inquinamento da particolato atmosferico (meglio noto come PM10 e PM2.5). Inizialmente lo studio voleva verificare la presenza dell’RNA del COVID-19 sul PM e così alcuni campioni analizzati in alcune città della Lombardia e del Piemonte hanno confermato tale ipotesi. In buona sostanza quindi il Covid-19, così come altri agenti virali può sopravvivere nell’aria e soprattutto in determinate condizione atmosferiche da alcune ore a diversi giorni. Difatti dalla letteratura scientifica è noto che il PM funziona da carrier, ovvero da veicolante per molti contaminati chimici e biologici, inclusi i virus e funge anche da substrato che può permettere al virus di rimanere nell’aria anche per diversi giorni.

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Quindi se il Virus può attaccarsi al particolato atmosferico, allora come mantiene la sua carica virale? Determinate condizioni atmosferiche così come la stabilità atmosferica e alte concentrazioni di PM, possono aumentare la presenza di micro-goccioline infettate contenenti il Covid-19 stabilizzandosi così per creare dei cluster col particolato e diffondersi per lunghe distanze.

Le condizioni atmosferiche sono importanti? È bene sottolineare che in alcune condizioni così come l’elevate temperature e la radiazione solare possano far seccare il virus compromettendo in parte la sua struttura e quindi la sua carica virale. In buona sostanza analizzando da inizio della Pandemia, in Italia il mese di febbraio dal punto di vista meteorologico è stato caratterizzato da un’anomala presenza di un campo di alta pressione che ha certamente favorito l’elevata concentrazione di PM nell’aria soprattutto in Pianura Padana dove c’è stato un maggior numero di contagi da Covid-19 rispetto ad altre regioni.

In conclusione, si evidenzia come la velocità dei casi di contagio in alcune regioni del Nord – Italia potrebbe essere legata alle condizioni di inquinamento da PM che ha esercitato un’azione di carrier e di boost (ovvero un impulso alla trasmissione virulenta del contagio).

Gianluca Caucci, meteorologo

Foto di My pictures are CC0. When doing composings: da Pixabaytodis montecompatri banner ilmamilio