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Ius Soli, Nobilio (Fdi-Tn): "Le ragioni del No"

ALBANO LAZIALE – La riflessione della consigliera comunale

 ilmamilio.it - riceviamo e pubblichiamo da Federica Nobilio

ahsi mamilio

“Mi è stato chiesto perché sono contraria allo Ius soli. Ho cercato di spiegarlo qui di seguito in una riflessione un po' lunga ma necessaria per non affrontare l'argomento in modo superficiale avvalendomi del supporto di alcuni articoli molto chiarificatori. Spero di aver risposto in modo esaustivo.

Le motivazioni addotte per giustificare questo provvedimento sono essenzialmente due: il diritto all'uguaglianza e la presenza di troppi immigrati in attesa di diventare cittadini. Ebbene, sono entrambe ragioni che a mio avviso non stanno in piedi. In Italia non viene violato alcun principio di uguaglianza: tutti i minori, a prescindere dalla cittadinanza, godono degli stessi diritti, dall'istruzione alle cure sanitarie fino all'iscrizione a società sportive o ad altre associazioni. La seconda motivazione, invece, è inaccettabile perché di fatto affermerebbe il principio della scorciatoia negato ad esempio a milioni di italiani in attesa di una sentenza civile o penale, di un ricorso fiscale, di riscuotere un credito dallo Stato, di ricevere una cura sperimentale, ecc. 

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Ben 160 Paesi nel mondo non applicano lo ius soli. La Gran Bretagna e l'Eire, dove era in vigore, hanno deciso di abolirlo, rispettivamente nel 1983 e nel 2005. Anche la Germania, che applica lo ius soli, ha messo dei rigidi paletti: cittadinanza ai nuovi nati solo se i genitori hanno un permesso di soggiorno da tre anni e risiedano nel Paese da almeno otto anni. Perché nel mondo allora nessuno lo adotta? Semplice: per tutelare la cultura e l'identità della popolazione e, quindi, la sua sopravvivenza, messa a rischio da uno sbilanciamento etnico e demografico con generazioni che per cultura e fede difficilmente potranno integrarsi nella comunità nazionale.

Se la legge entrasse in vigore, immediatamente quasi un milione di stranieri diventerebbero cittadini italiani. La «cittadinanza facile», provocherebbe un'altra spinta all'immigrazione, già a livelli insostenibili, aumentando il peso sul sistema sanitario, sulla previdenza e sull'occupazione. Nel 2016 quasi 200mila stranieri hanno ottenuto la cittadinanza italiana senza ius soli e il ritmo cresce di anno in anno. Di fronte a questi numeri si comprende quanto sia inutile una maggiore apertura. Un tasso elevato, come rilevano questi istituti di statistica, può provocare crescente disoccupazione e conflitti etnici. E la riduzione di forza lavoro in settori chiave, se continuasse la fuga all'estero dei giovani.
L'introduzione dello ius soli dunque invece di favorire l'integrazione aprirebbe la strada a un'ulteriore immigrazione senza alcuna integrazione. Quanti stranieri approfitterebbero subito della politica delle porte aperte per far nascere i figli in Italia? Consapevoli degli scarsi controlli, sarebbero incoraggiati dalle nostre stesse leggi. Non esiste un'immigrazione contingentata e proporzionata alle necessità dell'Italia. Ma non solo. I migranti che sbarcano negli ultimi anni provengono in stragrande maggioranza da Paesi musulmani, con una fede e una cultura del diritto troppo lontana da quella occidentale che, è sotto gli occhi di tutti, sono pochi a voler far propria.

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E poi il rischio più grave, quello che minaccia la nostra sicurezza: il terrorismo. Lo ius soli diventerebbe il grimaldello per aprire anche le porte al terrore. Nel giro di pochi anni l'Italia si ritroverebbe inerme di fronte all'offensiva jihadista perché questa legge impedirebbe il ricorso alle espulsioni, che oggi ci permettono di neutralizzare la minaccia, rimpatriando quegli stranieri sospettati di fiancheggiare il terrorismo. A questo si aggiungerà quel fenomeno, ormai tristemente noto in Francia, Gran Bretagna e altri Paesi europei, delle seconde e terze generazioni di immigrati musulmani considerate terreno fertile per la diffusione dell'integralismo islamico. La possibilità di espellere potenziali terroristi negli ultimi due anni è stata decisiva: dal 2015 a oggi sono stati infatti espulse 175 persone sospettate di collusione con il terrorismo.

Quindi, per concludere, sul piano pratico possiamo pure ammettere che chi nasce in Italia e qui cresce, va a scuola e ha come sua prima lingua l’italiano, debba essere considerato a tutti gli effetti cittadino italiano. Ma non semplicemente in virtù del fatto di essere nato, da genitori stranieri, su suolo italiano; lo è diventato perché a quel dato di partenza, che non attiene a nulla di costitutivo della sua identità, si è aggiunto un percorso di vita e un’adesione via via consapevole alla cittadinanza italiana.

Insomma lo ius soli in sé non basta, non è un criterio sufficiente per determinare diritti e doveri, va correlato allo ius sanguinis e coltivato tramite lo ius culturae che trasforma un fatto occasionale in un’appartenenza consapevole". 

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Commenti   

0 #1 ilTOMTOMdeifatti& 2017-10-08 20:24
MISfatti + coesione sociale DEMPRE, MA dopo aver letto e riletto è arrivato a dire: NON condivido neppure una parola di quello che viene detto,MA soprattutto NON condivido quello che non viene detto che è ancora più capzioso!
Siamo diventati intolleranti , è la prima volta che ci capita.
Tra muri e referendum indipendentisti quello che stiamo vivendo mostra e alimenta divisioni, esclusioni e supremazie inesistenti e deliranti.
+ coesione sociale è l' antidoto alla violenza dell' odio!
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