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Italia di democrazia e di cultura: ecco cosa c'è nella tunica verde di Silvia "Aisha" Romano

romano silvia2 ilmamilioCIAMPINO (attualità) - Il messaggio più bello che lascia la vicenda della 25enne cooperante rientrata nelle scorse ore

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A mente fredda, ad ormai più di 24 ore dalle luci di una ribalta che ha portato alle cronache nazionali una 25enne milanese rimasta prigionera in Africa per 18 mesi, la lezione che questa vicenda ci lascia è ben chiara.

Al netto delle polemiche, dello stucchevole schieramento tra "innocentisti", "eroisti" e "complottisti" e "noriscattisti" (ma le schiere sono molto più folte e variegate"), l'insegnamento che la storia di Silvia Romano ci ha trasmesso ieri, 10 maggio 2020, è lampante.

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E' l'insegnamento di un Paese che, nonostante i mille paradossi, le mille debolezze, le croniche carenze (e quelle sanitarie e sociali le stiamo scontando in questi mesi una volta per tutte, si spera), ha dato una immensa lezione di democrazia ma, ancor più di cultura.

Non importa se oggi l'Italia è spaccata tra coloro che esultano per la liberazione della cooperante e coloro che invece considerano la vicenda opaca e maleodorante: non importa se la questione, ancora una volta, ha acceso i fronti di sinistra e di destra (se ancora ha un senso parlarne), non importa tutto questo. Non importa, pensare un po', neanche l'esercito di analfabeti funzionali che oggi commentano la vicenda.

Importa un Paese, democratico e di spessore culturale immenso, che ha consentito ad una 25enne uscita da un'esperienza terribile (per comunque la si voglia guardare) di riabbracciare la sua Nazione ed i suoi genitori indossando abiti musulmani. Fregandosene delle prevedibili polemiche e strumentalizzazioni che ne sarebbero venute.

Senza imporre una tuta militare, come sarebbe invece accaduto in altri Paesi o in altri momenti storici, né tantomeno una felpa griffata. Silvia, e la si può pensare come si vuole, ha attraversato la pista dell'aeroporto di Ciampino con una tunica verde e col capo coperto alla musulmana e con sotto abiti africani.

Eccola la lezione più grande che la vicenda di Silvia Romano ci regala: un'Italia paradossale, povera e spaventata, un'Italia che rincorre e che vuole scappare. Un'Italia che, pure, sa sempre rinascere.

Un'Italia capace però di lasciare che chiunque, nella libertà che ne caratterizza la sua anima e nella libertà dei libero pensiero e del rispetto, possa pensarla come vuole. Conversione o costrizione: Silvia o Aisha. Poco importa. La lezione resta.

 

Commenti   

0 #2 Maura 2020-05-13 13:19
Grazie per l'articolo. L'esercito di analfabeti funzionali ahimè è vasto.
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0 #1 Oravla 2020-05-11 21:02
Ridicoliiiiiiiii

Risposta del direttore: esattamente proprio grazie a quello che abbiamo scritto, democrazia e spessore culturale, lei è libero di insultarci. Complimenti!
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