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La preoccupazione di artigiani, commercianti e piccole imprese. Cna Roma: il 40% rischia di chiudere

 

negoziochiuso.mamilio.jpgROMA (attualità) - Un dato che potrebbe non essere diverso anche nella provincia

ilmamilio.it

40 per cento in meno. La stima percentuale delle imprese che rischiano di chiudere per gli effetti del lockdown a Roma è questo. Ed anche nella sua provincia la situazione non è differente. Abbigliamento e gelaterie, ristorazione, acconciatura, bar, estetica, toelettatura di animali: in tanti ormai sono a rischio. Questi alcuni dati che emergono dalle rilevazioni effettuate dal Centro studi della Cna di Roma.

I numeri, si legge nell’osservatorio “sono davvero drammatici. Facile immaginare cosa significhi questo. Il rischio elevato di perdite significative di professionalità ed eccellenze, di posti di lavoro con il risultato di avere sempre più imprenditori e famiglie costretti ad indebitarsi per sopravvivere”.

“Per alcuni settori, inoltre, il calo del fatturato previsto al 30 aprile è allarmante. Basti pensare – spiega la Cna Roma – che gli alberghi prevedono una diminuzione dell’85 per cento, seguiti dall’artigianato artistico, dal trasporto passeggeri su strada e dai servizi legati alla bellezza”.

Dati che probabilmente non sono diversi nelle province della Capitale, dal litorale fino ai Castelli Romani, ove in tanti temono fortissime ripercussioni anche con il graduale ritorno alla normalità previsto da 4 maggio in poi.

"Bisogna mettere in atto un piano di sostegno ben congegnato e attento e bisogna farlo ora - prosegue Cna - prima che si ricomincino ad aprire le attività, perché la semplice riapertura non sarà sufficiente questo a far ripartire l’economia. Gli artigiani, gli imprenditori e i commercianti sono fortemente provati da oltre un mese di lockdown che ha intaccato risorse economiche, fisiche e psicologiche. Hanno bisogno di iniezioni di fiducia e di liquidità, di avere la concreta percezione di vivere in un sistema che riconosca la loro importanza in termini economici e di valore sociale, non di essere semplicemente dei contribuenti da spremere con le tasse”.