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L’Altra Albano: “Riformare lo stato sociale con un nuovo Welfare State. Più sanità pubblica e meno mercato”

ALBANO (politica) - "La situazione appare ancora più evidente a causa degli ultimi avvenimenti che hanno visto le residenze sanitarie"

ilmamilio.it - nota stampa

Riceviamo e pubblichiamo dal gruppo consiliare "L'Altra Albano", rappresentato dall'assessore Alessandra Zeppieri e dal consigliere comunale Salvatore Tedone. 

“Come abbiamo già più volte ribadito l’insorgenza pandemica del Covid-19 ha messo a dura prova il sistema sanitario pubblico italiano. La gestione dell’emergenza sanitaria, già di per sé complicata, ha dovuto fare i conti con gli innumerevoli tagli alla spesa sanitaria (ormai inferiore a molti paesi europei), con la grave carenza di personale e con un sistema che per anni ha destinato enormi risorse pubbliche alle strutture convenzionate senza i dovuti controlli e in un contesto in cui il privato è in concorrenza con il pubblico piuttosto che complementare ad esso. Mai come oggi ci si rende conto di come sia indispensabile un sistema di “welfare state” adeguato e una sanità pubblica e unica per tutti, a dispetto dell'abbandono dell'assistenza territoriale per la privatizzazione della sanità.

La situazione appare ancora più evidente a causa degli ultimi avvenimenti che hanno visto le residenze sanitarie e le case di riposo diventare focolai primari della malattia. Una generazione che se ne va silenziosamente e in totale solitudine. La tragicità del momento ci ha posto di fronte ad un sistema socio-assistenziale territoriale non sostenibile che vede al suo interno una forte presenza delle strutture private poco controllate, gestite da personale non qualificato e che non può lasciarci indifferenti. Una situazione che viene definita da molti politici come inaccettabile, ma che dagli stessi è stata radicalizzata per via di una politica mediocre che negli ultimi anni si è limitata a relegare anziani e disabili all’interno di una categoria svantaggiata, non più persone ma un peso con un ruolo passivo e marginale. In un paese in cui gli ultrasettantacinquenni con una condizione di disabilità sono un milione e mezzo circa e soltanto il 10% della spesa sanitaria è rivolta all’assistenza a lungo termine l’accesso alle cure domiciliare è sempre più inadeguato e disomogeneo e le cure delle persone con limitazioni gravi ricadono sempre più spesso sui familiari. Proprio quest’ultimi, i cosiddetti Caregiver ancora oggi non hanno un quadro definitivo di tutela nazionale pur essendo, secondo i dati Istat, circa 7 milioni di cittadini (9 se si tiene conto di coloro che prestano assistenza informale sporadicamente). Appare quindi evidente come l’attivazione di politiche di prevenzione sanitarie, basate su una logica assistenziale, che garantisca percorsi di cura a breve e lungo termine, piuttosto che su una logica di mercato la cui fornitura di servizi sanitari è a prestazione, sia indispensabile sempre e non solo in situazioni emergenziali. Le strutture sanitarie volte alla cure delle persone più fragili hanno il dovere di considerare la cura come elemento prioritario ed essenziale e di offrire alte prestazioni che non si limitino ad occuparsi dei disabili, ma che propongano soluzioni per garantire una vita autonoma alle persone con limitazioni funzionali, poiché il loro benessere non si limita soltanto ad una condizione di salute fisica, ma abbraccia anche quella psichica e sociale. La sfida è quindi prima ancora che sanitaria, culturale poiché ci impone di ripensare l’inclusione così che questa possa diventare la base su cui costruire le fondamenta di una politica integrata e a tutela del diritto, delle donne e degli uomini, ad una vita dignitosa”.

Gruppo consiliare “L’Altra Albano”

Consigliere Salvatore Tedone

Assessore Alessandra Zeppieri