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Coronavirus, lezione 1: dopo l'emergenza trasformare gli eroi in "professionisti della salute"

FRASCATI (attualità) - L'emergenza sanitaria ha messo a nudo le lacune del nostro sistema. Ecco da dove ripartire

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Stanno passando, a pieno titolo, come gli eroi di questa prima fase dell'emergenza sanitaria che, da un mese e mezzo, l'Italia sta attraversando.

Infermieri, medici, personale sanitario sono gli eroi di prima linea della battaglia contro il coronavirus: una battaglia che, va obbligatoriamente detto, il nostro Paese si è trovato a dover combattere con le armi spuntate. Con, per dirla coi numeri, un quinto dei posti di terapia intensiva rispetto a quelli vantati dalla Germania. Lituania, Austria, Polonia, Belgio, sono tutti Paesi che vantano un numero di posti di terapia intensiva molto superiori a quelli dell'Italia.

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Ecco dunque la prima missione da centrare una volta superato l'incubo nel quale siamo tutti piombati col coronavirus: trasformare i nostri eroi in "semplici" professionisti della salute, senza chiedere al personale sanitario italiano sforzi sovrumani - spesso anche in condizioni "normali", soprattutto da Roma in giù - e ristrutturando una rete sanitaria nazionale che nonostante le bellissime parole espresse in queste settimane, ha mostrato drammaticamente tutte le sue lacune. Dalle strutture territoriali, a quelle ambulatoriali agli ospedali.

Trasformare gli eroi, dunque, in professionisti della salute supportati da strumentazioni, apparati e strutture i grado di affrontare l'ordinario ed anche lo straordinario.

Il caso del Lazio in generale e dei Castelli romani in particolare appare emblematico.

E bisognerà fare in fretta e con grande capacità di intervento, potenziando strutturalmente quei territori oggi sanitariamente depressi (soprattutto al Meridione ma non solo), implementando posti letto, strutture e personale. Il coronavirus ha messo a nudo le carenze, i vizi e le incapacità della nostra rete sanitaria. Non è più possibile immaginare a medici di base che hanno centinaia e centinaia di pazienti.

Un impegno, ovvero investimenti e risorse, che dal settore medico-ospedialiero-sanitario passa direttamente all'ambito più proprio del welfare. Un altro settore nel quale, purtroppo, l'Italia in questi ultimi anni ha trovato sempre più difficoltà nel destinare risorse demandando ad associazioni, volontari ed altre strutture similari compiti e funzioni che invece sono proprie delle istituzioni pubbliche.