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Violenza sulle donne ai tempi del Coronavirus: l’attività di Ponte Donna per contrastare il triste fenomeno

CASTELLI ROMANI (attualità) - Il parere di Carla Centioni, presidente dell'associazine Ponte Donna 

ilmamilio.it 

“Rimanere a casa è un dramma per tutti ma l’emergenza Covid 19  moltiplica una situazione già  critica per alcune donne e in un momento come questo  può sfociare in una vera tragedia . Il rischio è che questa epidemia che costringe a stare in casa, per le situazioni già a rischio può esplodere, così come successo in questi giorni”.

Questo afferma Carla Centioni  presidente di Ponte Donna che con la sua associazione da più di vent’anni si occupa di contrasto alla violenza nella provincia di Roma.

“L’h 24 squilla continuamente, le richieste di aiuto sono di vario tipo e in questi giorni le donne vivono una situazione drammatica, l’isolamento la paura di non sapere dove andare se fuggono, l’incertezza del futuro dettata anche dal virus,  si somma a condizioni di vita e di quotidianità già difficili da sostenere.

È di questi giorni la telefonata di un’emergenza. La donna residente a Velletri ci chiama dicendo di stare in ospedale per le violenze subite dal convivente.

Sono le infermiere a prestare il telefono alla donna per poter chiamare il Centro Antiviolenza ‘Marielle Franco’, lui le ha sequestrato il telefono mentre la picchiava. È la prima cosa che fanno gli uomini - dice Carla Centioni - controllare totalmente la vita della donna, vedere le ultime chiamate, a chi fa i messaggi, dove va, quanto tempo ci mette a fare la spesa. Togliere il cellulare per un uomo significa isolarla dal mondo e tenerla sotto scacco.

La rete però ha funzionato è questo mi da il polso di vivere in un contesto territoriale di grande solidarietà, dalle infermiere, a Giulia la vice sindaca di Velletri che ho chiamato ed è stata subito disponibile, al Maresciallo dei Carabinieri che è intervenuto con prontezza. Alla protezione Civile che si è messa a disposizione.

Vedete per le donne il Covid 19 c’è da sempre, sono troppe le donne che anche in condizioni di normalità vivono la loro vita nell’emergenza, fatta di botte, di umiliazioni costanti. Per questo a noi dei Centri Antiviolenza questa situazione non risulta una eccezionalità tanto diversa da altri momenti.

Non voglio trovare solidarietà solo in questo momento specifico, sono così tanti anni che mi occupo di violenza sulle donne che a ragion veduta dico che solo, tutti e tutte insieme, possiamo sconfiggerla, così come nella solidarietà stiamo sconfiggendo questo maledetto Covid 19.

La violenza sulle donne non è un virus e lo dico a voi giornalisti, non avalliamo certi stereotipi, non diamo voce a chi usa il ‘Covid 19’  per nascondere il femminicidio come è stato per Lorena Quaranta la studentessa di medicina strangolata a Messina. Non facciamo che il Covid 19 diventa il nuovo ‘raptus di gelosia’. Si stanno uccidendo donne in quanto donne, si fa violenza sulle donne per esercitare un potere che all’uomo sta sfuggendo.

È su questo argomento che si dovrebbe trattare sulle testate dei giornali, perché la violenza è un problema di uomini e non di donne.

Dobbiamo essere tutte e tutti coesi per sconfigge la violenza perché noi i Centri Antiviolenza li vogliamo chiudere e non vogliamo più continuare a chiedere alle Istituzioni che c’è il bisogno   di aprirne nuovi.

Noi ci siamo, il servizio è aperto puoi:
uscire di casa per andare in un centro antiviolenza, dopo le disposizioni del Ministero, puoi farlo, anche senza un documento;
puoi chiamare il 1522 oppure il nostro  h24 342 7962289 Non sei SOLA”.