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FOTO - Su Netflix un Freud in versione Dylan Dog: l'effetto è forte, ma la realtà distorta

freud1 ilmamilioFRASCATI (serie tv) - 8 episodi per una prima stagione che non convince nella ricostruzione del debutto del padre della psicanalisi

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Più noir a tinte fosche e con continui incessanti inserti onirici o effettiva genesi della psicanalisi?

"Freud", uscito su Netflix dieci giorni fa, in una manciata di giornate è riuscito ad attirare critiche e commenti. Più negativi, parrebbe di vedere, che positivi.

E, difatti, appare difficile esprimersi sulla prima stagione (8 episodi) di una produzione tedesco-austriaca-ceca che sembra decisamente non centrare il punto.

D'accordo lo spessore degi interpreti, tutti all'altezza del ruolo ad iniziare da Robert Finster (Sigmund Freud) e Ella Rumpf (una splendida Fleur Salomè), ma tanto non basta per trasformare il padre della psicanalisi nella vittima di una trama a tutta ipnosi condotta da un manipolo di nobili insurrezionalisti ungheresi che, secondo gli autori, arrivano ad un passo dall'assassinare l'imperatore Francesco Giuseppe.

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No, diciamolo francamente. Se l'atmosfera di una Vienna sufficientemente decadente della seconda metà dell'800 è ben descritta, allo stesso modo non si comprende come il medico di origine ebraica riesca ad esplorare la mente dei suoi (a tratti) aguzzini per trarne l'insegnamento di una dottrina che, da lui stesso teorizzata, avrebbe rivoluzionato le conoscenze dell'inconscio umano.

C'era da aspettarsi di più proprio nei passaggi decisivi di una vicenda che si stenta a credersi e che finisce bruciata in un piccolo braciere da tavolo nel momento in cui Freud decide di cedere alle minacce imperiali e cancellare tutti i suoi scritti.

Va detto, a completamento del discorso, che se non si trattasse di un personaggio e di una scienza che così vasto impatto hanno avuto nelle conoscenze mediche, trama, sviluppo e sceneggiatura valgono senza dubbio di trascorre le circa 8 ore della stagione appena pubblicata.

Ma da qui a dire che si sia visto il vero lampo, il genio, l'intuizione di Freud, ce ne passa.

In realtà il Freud sceneggiato da Stefan Brunner, Benjamin Hessler, Marvin Kren con la regia di Marvin Kren sembra più un indagatore dell'incubo, un Dylan Dog alla viennese a tratti camuffato da Sherlock Holmes. E le atmosfere della cupa capitale imperiale ben si sposano con quelle londinesi.

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Piaccia o non piaccia, dunque, c'è da aspettarsi una sedonda stagione, emergenza coronavirus permettendo? Il "crime thriller" nel quale siamo stati senza alcun consenso catapultati ha comunque riscosso interesse ed un finale ovviamente criptico quanto basta per lasciare aperta ogni porta (per quanto diversi dei protagonisti passino a meritata miglior vita) e dunque sì, presumibilmente c'è da aspettarsi un prosieguo.

freud4 ilmamilioFinale? Se avesse avuto un altro titolo ci sarebbe piaciuto molto di più. Perché davvero al Freud di Netflix manca solo la camicia rossa per essere pienamente nei panni dell'eroe di Bonelli. Ma a Dylan Dog avremmo davvero preferito un colosso dell'esplorazione della mente più fedele al suo blasone e meno vittima di una vasta trama politico-ipnotica che, alla prova dei conti, a nulla ha portato.

E se l'obiettivo di tanta fumata nera cospiratrice non fosse altro che - come la bellissima Fleur Salomè suggerisce a Sigmund nel finale - l'ispirazione all'accensione della vera scintilla psicanalitica in Freud? Il dubbio ci assale ma non ci conforta.

VOTO: 6,5/10

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