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La strage di Schio, una pagina dimenticata della storia d’Italia - VIDEO

ACCADDE OGGI - 54 vittime, nella notte tra il 6 e 7 Giugno del 1945

ilmamilio.it 

Due mesi dopo la fine della seconda guerra mondiale, in un clima ancora di tensioni e di vendette, un gruppo di ex partigiani della Brigata Garibaldi e agenti della Polizia ausiliaria partigiana irruppero nel carcere di Schio, in provincia di Vicenza, uccidendo 54 detenuti e ferendone altri 17. E' la rappresaglia organizzata per la morte del partigiano Giacomo Bogotto, ucciso dalle Brigate Nere, e per la strage di Pedescala, portata a termine dai tedeschi in ritirata con l'assassinio di 82 civili. Fra le vittime del massacro di Schio ci sarebbero dovuti essere dei criminali fascisti, ma fra le 54 vittime alcune risulteranno completamente estranee a fatti di sangue.

Il governo militare alleato affidò le indagini agli investigatori John Valentino e Therton Snyder: in due mesi identificarono quindici dei presunti autori della strage, di cui otto riparati in Jugoslavia prima dell'arresto. Il processo istituito dalle autorità militari alleate si svolse nell'autunno del 1945. La Corte militare alleata condannò Valentino Bortoloso, Renzo Franceschini e Antonio Fochesato a morte. Gaetano Canova e Aldo Santacaterina all'ergastolo. La pena effettivamente scontata dai cinque condannati presenti al processo fu tra i 10 e i 12 anni.

Altri autori dell'eccidio furono individuati successivamente e fu istruito un secondo processo, condotto da una corte italiana. L'udienza si tenne a Milano e la sentenza fu emessa dalla Corte d'Assise di Milano, il 13 novembre del 1952, con otto condanne all'ergastolo. Nel 1956, undici anni dopo l'eccidio, si tenne a Vicenza un terzo processo. Erano da accertare le eventuali responsabilità del ritardo a dare esecuzione all'ordine di scarcerazione di una parte dei detenuti, emesso a Vicenza e trasmesso per competenza a Schio ma non eseguito, e l'individuazione della catena gerarchica da cui era partito l'ordine di eseguire la strage. Imputati: Pietro Bolognesi, segretario comunale e Gastone Sterchele, ex vicecomandante della Brigata Garibaldi Martiri della Val Leogra. Sterchele fu assolto con formula piena, Bolognesi per insufficienza di prove. In appello fu anch'egli assolto per non aver commesso il fatto.

Nel 2016 l'ANPI ha incluso Valentino Bortoloso nella lista dei partigiani meritevoli della Medaglia della Liberazione, successivamente revocatagli dal Ministero della Difesa su impulso dell'associazione parenti delle vittime. Uno di questi congiunti, Anna Vescovi, ha provveduto a costruire un percorso di avvicinamento personale e familiare che si è poi concluso col perdono e la sottoscrizione di una lettera aperta di riconciliazione nella e per la pace, firmata davanti al vescovo di Vicenza il 3 febbraio 2017.

Una pagina ancora aperta nelle zone in cui è accaduta, ma assolutamente dimenticata dai libri di storia.