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STORIE - Mario Laganà, il brigadiere inghiottito dal mistero nel lago di Castel Gandolfo

omicidio lagana ilmamilioCASTEL GANDOLFO (storie) - Una brutta ed irrisolta storia che risale al 1967: il poliziotto venne trovato in acqua legato e con un sasso ai piedi

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L'Italia, terra di splendidi paesaggi, cibi genuini e laghi panoramici spettacolari. Ma anche di misteri fitti e raccapriccianti, di storie macabre irrisolte, in quegli stessi laghi immensi e maestosi. La vicenda del brigadiere Mario Laganà, fa parte di questi casi insoluti.

Dodici anni dopo il ritrovamento di Antonietta Longo, la ragazza siciliana trovata cadavere privo di testa, lo specchio d'acqua vulcanico, vede emergere il corpo di quest'uomo. È il 15 gennaio del 1967 - 53 anni fa - quando viene annunciato che il commissariato locale, sposato, due figli adolescenti, anche lui di origini siciliane come la povera Longo, è stato trovato morto nel Lago di Castelgandolfo.

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Il suo corpo è imbavagliato, mani legate dietro la schiena, un masso alle caviglie per tenerlo giù sul fondo. Gli esami dimostrano che è stato gettato in acqua tramortito ma ancora vivo. Quando è uscito di casa per l'ultima volta, sembra sia andato a caccia, ma che abbia cambiato destinazione per motivi anch'essi ancora sconosciuti e che potrebbero avere a che fare con il suo omicidio.

Pare che l'uomo facesse occasionalmente il mediatore immobiliare, che amasse la famiglia e andare a caccia.

L'accanimento e le sevizie subite fanno pensare ad un uomo che sia stato interrogato, ricattato e minacciato prima di essere gettato nelle acque. Ma cosa poteva sapere un uomo dedito al servizio, in un paese ancora non così soggetto alla criminalità della realtà urbana e moderna di oggi? I giornali dell'epoca parlano della scoperta di un traffico di sigarette di contrabbando, e di una 1100 familiare grigia con tre uomini a bordo che si aggiravano nei pressi del luogo del delitto.

Nella Tenuta Torlonia poi, venne ritrovato un pezzo di cinghia che combaciava perfettamente con quello che era stato tagliato dal fucile di Laganà per legarlo. Questo elemento fa anche pensare che gli assassini non fossero poi così organizzati, perché utilizzarono degli oggetti della loro stessa vittima per immobilizzarla e torturarla. Indizi, tracce materiali, testimonianze, niente che abbia costituito una prova definitiva di colpevolezza.

La morte di un uomo di Stato solleva sempre interrogativi legati alla criminalità organizzata, alle associazioni a delinquere, ma anche questa pista non ha condotto ad un assassino.

Fu un caso molto sentito dall'opinione pubblica e circa duemila persone si recarono in silenzioso cordoglio al suo funerale nel Duomo di Albano. Il Lago di Castelgandolfo inghiotte così delle vite e non restituisce a chi resta la verità sulla loro scomparsa.

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