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FOTO - Grottaferrata, i danni dell’erosione a Valle Marciana. 'La mia vigna mangiata"

GROTTAFERRATA (attualità) – L'area soggetta a interventi, mentre i lavori del depuratore, su progetto della Regione Lazio, dovevano finire nel 2013. 

ilmamilio.it

L’erosione del fosso a Valle Marciana, nel territorio di Grottaferrata, prosegue.

Alcuni proprietari di terreni sono stati costretti a rinunciare a parte dei propri vigneti per l’erosione incontrollata provocata dalle acque. A loro modo di vedere la situazione è ancora critica e da quando sono cominciati i lavori di ampliamento del nuovo depuratore, la situazione si è complicata.

L'opera, promossa dalla Regione Lazio, doveva essere completata nel 2013. Un cartello recita: “Realizzazione adduttrici e reti fognarie, razionalizzazione del depuratore per il risanamento igienico e sanitario nel comprensorio dei Castelli Romani. Comuni di: Rocca Priora, Palestrina, San Cesareo, Rocca di Papa, Monte Compatri, Grottaferrata, Marino”. Una parte degli interventi sono stati ultimati, ma altri sono ancora in corso. Nel frattempo sono passati sette anni.

“Il problema è che anche il depuratore funzionante – ci dice un cittadino – ci preoccupa. Basta recarsi in loco per rendersi conto dell’odore nauseante che c’è. Ricordiamo che questa è una zona dove sono presenti dei vigneti Doc. La cosa che ci preme più sottolineare è la costante erosione, nonostante gli interventi, che non ci sembra proprio si stata frenata. Ci tengo anche a dire che un tempo questi problemi di erosione erano limitati o non erano in queste proporzioni”.

Le foto che pubblichiamo testimoniano la situazione attuale. Si notano i pali dei vigneti ormai dimessi e ormai divorati dal fosso.

Valle Marciana è (o era?) dal punto di vista naturalistico e paesaggistico uno dei luoghi d’eccellenza per Grottaferrata e per i Castelli Romani. E' stato frequentato, secondo gli storici, dai primi insediamenti umani fino a quella medievale e al Grand Tour dell'ottocento. La valle è attraversata dal fosso dell'Acqua Mariana, rivo che ebbe un ruolo importante per la città di Roma. In età romana, infatti, l'area fu coinvolta per i tre acquedotti dell’aqua Crabra, Iulia e Tepula. La zona, a destinazione d’uso agricolo, sarebbe ancora, secondo le testimonianze di chi la frequenta più assiduamente, meta di edilizia e abusivismo.

Del caso si è occupata recentemente la coalizione di Diritti in Comune a Ciampino. DiC ha denunciato anche un altro problema. In queste settimane è in atto un intervento sul corso naturale del Fosso, autorizzato, nella sua filosofia, per la salvaguardia del paesaggio. Una lunga lingua di cemento che solca la Valle e riprende all'altezza della Mola Cavona.

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Diritti in Comune, a proposito della competenza territoriale di Grottaferrata, ha affermato: “L’amministrazione di Grottaferrata l'ha definita un intervento necessario per mettere in sicurezza e tutelare l'incolumità delle persone residenti, minacciate dalle esondazioni del fosso avvenute gli ultimi anni. Ricordiamo che le esondazioni, e relativi danni, sono dovuti alla progressiva impermeabilizzazione del suolo, nonché all'interruzione delle secolari pratiche di manutenzione e pulizia delle rive. Lo stesso approccio fu seguito in passato a Ciampino, quando si decise di tombare - cioè occultare sotto il cemento - il corso urbano del fosso della Patatona, oggi senza un filo di acqua”. Le foto, anche in questo caso, sembrano testimoniarlo.

A Grottaferrata, a parte un paio di ‘raccomandazioni’ in consiglio comunale del M5S (con le consuete rassicurazioni di vigilanza del caso), poco si è parlato e poco di parla di questo importantissimo problema. Nessuna forza politica comunica alla città questo aspetto che riguarda la compromissione di un luogo che un tempo era ambientalmente di pregio ed oggi appare minacciato da molteplici problemi. A tal proposito l’Associazione ‘U Lengehru Neru’, già quattro anni fa, portò alla ribalta il caso allarmandosi, ad esempio, per i potenziali effetti negativi dell’allargamento del depuratore e per il suo possibile effetto ‘aerosol’ sulle coltivazioni limitrofe.

Molti, dunque, gli interrogativi. Sia sulle dinamiche, sugli effetti e sulle cause da accertare. Come confortare, poi, chi teme ulteriori ripercussioni naturali  e si domanda quale futuro avrà la zona? Il silenzio e la distrazione sono, in questo caso, l’aspetto in assoluto più negativo della vicenda. 

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