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Valle del Sacco, i siti contaminati da Lindano e la ricerca europea con l'istituto zooprofillatico di Roma-Ciampino

ROMA (cronaca)  - Dalla scoperta dell'inquinamento nella valle del fiume Sacco (Province di Roma e Frosinone), l'IZSLT è stato coinvolto nel monitoraggio del beta-HCH nel latte e nei mangimi ed ha contribuito a mappare l'area interessata dalla contaminazione attraverso i dati raccolti sugli animali.

ilmamilio.it

Dalle prime evidenze di inquinamento ambientale nel territorio della valle del fiume Sacco, sono trascorsi 15 anni e sono state tante le attività svolte nell’ambito della task force regionale che ha assegnato all’IZSLT la gestione analitica, epidemiologica e zootecnica sui temi della contaminazione con l’obiettivo di ridurre l'esposizione degli animali e garantire la salubrità dei prodotti alimentari.


Dalla scoperta dell'inquinamento nella valle del fiume Sacco (Province di Roma e Frosinone), l'IZSLT è stato coinvolto nel monitoraggio del beta-HCH nel latte e nei mangimi ed ha contribuito a mappare l'area interessata dalla contaminazione attraverso i dati raccolti sugli animali.


La gestione dei siti contaminati da Lindano - esaclorocicloesano (HCH) è diventata nel tempo una necessità avvertita da diversi paesi europei che ha generato ulteriore attività finalizzata alla gestione dei problemi nelle aree contaminate. Questo è l’obiettivo di LINDANET, un ambizioso progetto europeo che mira a unire gli sforzi, tra regioni europee, per migliorare la gestione dei siti contaminati da esaclorocicloesano (HCH).

Il progetto ha una durata di 42 mesi, da agosto 2019 a gennaio 2023, e un budget di circa 1,35 milioni di euro, 85% del quale cofinanziato dall'Unione europea (UE).

Lindano è il nome comune dell'isomero gamma dell'esaclorocicloesano. È stato un pesticida ampiamente prodotto durante la seconda metà del 20° secolo in Europa e nel mondo. La sua produzione e l’uso sono stati vietati in Europa dal 2007. Il processo di produzione del Lindano è molto inefficiente dal punto di vista energetico poiché per ogni tonnellata pesticida prodotto, vengono generati 6-10 tonnellate di rifiuti ad alto potere inquinante costituiti per lo più da altri isomeri di HCH. Erroneamente considerati inerti, nel passato questi rifiuti sono stati depositati su terreni o in discariche senza barriera protettiva per l’ambiente. Questa pratica ha portato all’inquinamento di suoli, corsi d’acqua e falde in diverse regioni europee.

Ci sono oltre 2,25 milioni di tonnellate di suoli altamente contaminati da HCH nell'area dell'UE ed è stata stimata la presenza di circa 30 megasiti contaminati in 14 paesi europei: Repubblica Ceca, Spagna, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Francia, Regno Unito e Slovacchia (Fig. 1). Non sono disponibili dati esaustivi per tutti i siti contaminati e si sospetta la presenza di altri siti non ancora identificati.

Il trattamento di enormi quantità di rifiuti contenenti HCH richiede un grande sforzo amministrativo, tecnico ed economico, che spesso supera la capacità regionale. Inoltre, la contaminazione da HCH è un problema che deve essere affrontato anche sotto l’aspetto sociale.

In questo contesto, la realizzazione di una rete tra regioni con problemi simili, interessati a condividere esperienze gestionali , contribuirà a migliorare le politiche correlate.

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I partner che stanno partecipando al progetto sono:

Governo di Aragona (partner leader) – Dipartimento dello Sviluppo e della Sostenibilità Rurale - (Spagna)

Governo di Galizia – Direzione Generale della Qualità ambientale e dei Cambiamenti climatici – (Spagna)

Agenzia di Sviluppo regionale della Boemia meridionale - RERA a.s - (Repubblica Ceca)

Ufficio statale per i Siti contaminati (LAF) - (Germania)

Dipartimento per la Protezione delle Acque - (Polonia)

Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri (IZSLT) – Dipartimento di Chimica e Osservatorio Epidemiologico - (Italia)