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7 gennaio 1797: nascita di una bandiera nazionale. Il verde, il bianco, il rosso e il lungo cammino degli italiani

ACCADDE OGGI – Oggi è la Festa del tricolore, nato a Reggio Emilia nel 1797 

ilmamilio.it

"E la bandiera dei tre colori
sempre è stata la più bella,
noi vogliamo sempre quella,
noi vogliam la libertà,
noi vogliamo sempre quella,
noi vogliam la libertà,
la libertà, la libertà!

Tutti uniti in un sol fato
stretti intorno alla bandiera
griderem mattina e sera
viva viva il tricolor,
griderem mattina e sera
viva viva il tricolor,
il tricolor, il tricolor!"

La storia conosciuta fin qui racconta che queste parole di un celebre brano risorgimentale siano state scritte nel 1848 da Francesco Dall'Ongaro, patriota e poeta. La versione più lunga della canzone è del 1859, su testo di anonimo. Dopo la cacciata dei tedeschi da Milano, fu in voga un'altra versione, riproposta più volte dal 1859 al 1866. Della musica, forse di tal Cordigliani, si hanno poche notizie.

Al di là delle curiosità storiche, il brano è uno dei più celebri che richiama la bandiera nazionale italiana. La bandiera dei tre colori: Verde, bianca e rossa.

Oggi, 7 gennaio, è la Festa di questo vessillo che unisce un popolo.

La giornata venne istituita dalla legge n. 671 del 31 dicembre 1996 con l'intenzione di celebrare il bicentenario della nascita a Reggio nell'Emilia della bandiera italiana, che avvenne ufficialmente il 7 gennaio 1797 con l'adozione ufficiale del Tricolore da parte della Repubblica Cispadana. In precedenza, i colori nazionali italiani erano già comparsi sulle coccarde tricolori e su alcuni vessilli militari.

Il 12 luglio 1789, due giorni prima della presa della Bastiglia, narra una descrizione storica, il giornalista Camille Desmoulins, mentre arringava la folla, chiese ai manifestanti quale colore adottare come simbolo della rivoluzione, proponendo il verde speranza oppure il blu della rivoluzione americana. I manifestanti risposero "Il verde! Il verde!”. L'oratore colse quindi una foglia da terra e se l'appuntò al cappello come segno distintivo dei rivoluzionari. Il colore fu però abbandonato in favore del blu e del rosso perché era anche il colore del fratello del re, il conte d'Artois, che diventò monarca dopo la Restaurazione con il nome di Carlo X. La coccarda francese tricolore si completò poi, in seguito, con l'aggiunta del bianco, colore dei Borbone.

In Italia iniziarono a diffondersi così ideali rivoluzionari sulla scorta della dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789 – indirizzati all'autodeterminazione nazionale. La bandiera francese blu, bianca e rossa diventò prima riferimento dei giacobini italiani e in seguito fonte di ispirazione per la creazione di un segno di riconoscimento identitario italiano.

Iniziarono così a circolare delle coccarde realizzate in stoffa verdi bianche e rosse, forse anche per le notizie confusionarie riguardanti i vessilli adottati d’oltralpe. In tal senso, ci viene incontro una documentazione: la prima traccia documentata dell'utilizzo della coccarda tricolore italiana, infatti, sarebbe datata 21 agosto 1789: negli archivi storici della Repubblica di Genova è riportato della comparsa in città di alcuni manifestanti aventi appuntata sui vestiti la nuova coccarda “francese bianca, rossa e verde introdotta da poco tempo a Parigi”

Gli storici sono concordi sul fatto che la coccarda italiana tricolore sia apparsa, dopo alcuni eventi di sommossa Bologna, nel 1796 a Milano, dopo la discesa di Napoleone Bonaparte. Con l'avvio della prima campagna d'Italia in molti luoghi i giacobini insorsero contribuendo, insieme ai soldati italiani inquadrati nell'esercito francese, alle vittorie del militare corso.

Durante la prima campagna d'Italia Napoleone, al comando dell'Armata d'Italia, conquistò gli Stati in cui era divisa la penisola italiana fondando nuovi organismi repubblicani. Tra il 1796 e il 1799 nacquero, tra le altre, la Repubblica Piemontese, la Repubblica Cispadana, la Repubblica Transpadana, la Repubblica Romana, la Repubblica Napoletana.

Nell'archivio storico del Comune di Cherasco, in Piemonte, la prima regione conquistata da Napoleone, è conservato un documento che attesta, il 13 maggio 1796, in occasione dell'omonimo armistizio tra lo stesso Napoleone e le truppe austro-piemontesi (Vittorio Emanuele I di Savoia cedette Nizza e la Savoia alla Francia), un riferimento a stendardi comunali issati su tre torri del centro storico.

L'11 ottobre 1796 Napoleone comunicava la nascita della Legione Lombarda, la cui bandiera di guerra, che ricalcava il tricolore francese , venne proposta a Napoleone dai patrioti milanesi. La Legione Lombarda fu dunque il primo reparto militare a dotarsi di un vessillo tricolore, adottando il verde, invece che il blu, prendendo spunto dal colore delle divise della Milizia cittadina milanese.

Dal 16 al 18 ottobre 1796, a Modena, si tenne un congresso con la partecipazione delle città di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio nell'Emilia, decretò la nascita della Repubblica Cispadana, con la presidenza dell'avvocato Antonio Aldini.

Il 19 giugno 1796 Bologna venne occupata dalle truppe napoleoniche. Venne così istituita una Guardia civica che adottò una divisa identica a quella della Milizia cittadina milanese. Il 18 ottobre 1796, la congregazione dei magistrati e deputati aggiunti di Bologna, deliberò la creazione di un vessillo civico tricolore sganciato dunque dall'uso militare. A questo atto si ispirò la successiva adozione della bandiera italiana da parte di un organismo statale: la Repubblica Cispadana.

E’ il 7 gennaio 1797. Per la prima volta il Tricolore venne adottato ufficialmente da uno Stato italiano sovrano. A suggerire l'adozione di una bandiera verde, bianca e rossa fu Giuseppe Compagnoni, nel municipio del Comune di Reggio Emilia. La bandiera della Repubblica Cispadana era a bande orizzontali con il rosso in alto, il bianco al centro e il verde in basso. Al centro era anche presente l'emblema della repubblica, mentre ai lati erano riportate le lettere "R" e "C", iniziali della "Repubblica Cispadana". Le repubbliche Cispadana e Transpadana si fusero dopo dando vita alla Repubblica Cisalpina, il cui Gran Consiglio adottò come bandiera un tricolore a bande verticali senza stemmi, emblemi o lettere.

Terminata l'epoca napoleonica, il Tricolore si diffuse come uno simboli della lotta risorgimentale. Nei tre decenni che seguirono il Congresso di Vienna, il vessillo continuò ad essere innalzato nei moti del 1831, nelle rivolte mazziniane, nelle sollevazioni negli Stati della Chiesa. "Raccolgaci un'unica bandiera, una speme", scrive, nel 1847, Goffredo Mameli nel suo ‘Canto degli Italiani’.

Quando giunse la stagione del '48 e la concessione delle Costituzioni, quella bandiera divenne il simbolo di una riscossa. Il 23 marzo 1848 Carlo Alberto rivolse alle popolazioni del Lombardo- Veneto il proclama che annunciò la prima guerra d'indipendenza: "...per viemmeglio dimostrare con segni esteriori il sentimento dell'unione italiana vogliamo che le Nostre Truppe portino lo Scudo di Savoia sovrapposto alla Bandiera tricolore italiana.". Fu aggiunta inoltre una bordatura di azzurro, per evitare che la croce e il campo dello scudo si confondessero con il bianco e il rosso.

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Il 17 marzo 1861, con la proclamazione del Regno d'Italia, la bandiera verde, bianca e rossa diventò il vessillo nazionale dell'Italia unita, sebbene non ufficialmente riconosciuta. Nel 1925 si definirono, con una prima legge, i modelli della bandiera nazionale e della bandiera di Stato, sulla quale si aggiunse lo stemma della corona reale.

Il riconoscimento ufficiale si ebbe il 12 giugno del 1946, grazie a un decreto legislativo del Presidente del Consiglio dove si adottò ufficialmente il Tricolore come bandiera nazionale della neonata Repubblica Italiana. La decisione fu ratificata il 24 marzo 1947 dall'Assemblea Costituente che decretò anche l'inserimento nell'articolo 12 della Costituzione della Repubblica Italiana.

Una bandiera. Un popolo. Una Costituzione. Assieme al 'Canto degli Italiani' di Goffredo Mameli e Michele Novaro, sono i simboli della nostra unità al di là di ogni appartenenza sociale e politica.

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