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Marcello Mastroianni, attore meraviglioso e ‘divo’ controvoglia

ITALIA – Il 19 dicembre 1996 la scomparsa del l'attore italiano più conosciuto nel mondo

ilmamilio.it

Marcello Mastroianni è stato un attore meraviglioso e una persona sobria. Un uomo che ha saputo fare nella sua esistenza un balzo acrobatico tra i più difficili che possano capitare: da Fontana Liri, in provincia di Frosinone, fino a Parigini (dove morì il 19 dicembre 1996) e Hollywood. Mantenne sempre la schiena dritta e la capacità di stare al mondo, di adattarsi agli ambienti, di sapersi destreggiare nelle ''parti'' e far emergere qualsiasi personaggio conservando sempre la sua identità, il suo ''timbro''.

''Un attore fa di tutto per diventare celebre - disse - e poi, quando ci riesce, si mette un paio di occhiali scuri per non farsi riconoscere”. In questa frase c'è molta della sua personalità, uomo e attore di successo, l'interprete italiano più amato al mondo ed apprezzato dal panorama cinematografico. Essere umano particolare, in fondo poco incline alla vetrina. Non amava autocelebrarsi, tendeva a minimizzare sempre, nelle sue interviste, le sue capacità o la sua fama.

Nato il 26 settembre 1924, Marcello dopo il diploma di perito lavorò come contabile, ma rimase molto affascinato dal teatro. Frequentò quindi il Centro Universitario Teatrale di Roma e iniziò a recitare. Al cinema fece i primi passi nel 1951 con Le ragazze di Piazza di Spagna di Luciano Emmer e nel 1954 con Cronache di poveri amanti di Carlo Lizzani e Giorni d’amore di Giuseppe De Santis. Con Federico Fellini in particolare girerà opere immortali come la La dolce vita, 8 ½, La città delle donne, Ginger e Fred.

Dopo ''La dolce vita'' gli offrirono insistentemente parti simili a quelle del giornalista Marcello Rubini. Così decise, per distaccarsi subito da quell'etichetta, di fare ''Il bell'Antonio'', l'impotente, e ancora il marito tradito, l'omosessuale, il prete, il ladro e il partigiano. Si diceva fosse pigro, ed era vero, ma interpretò 160 film dove cambiò ruoli e accettò nuove sfide. Alain Juppé di lui disse: "Era il più francese degli attori italiani, univa discrezione, seduzione, humour, a un talento che ha fatto di lui un' eccezionale personalità della seconda metà del secolo". Questo accadde perché Mastroianni – per dirla con Vittorio Gassman - era un uomo ''pieno di grazia'', sornione, intelligente, pronto, ironico. Era socievole, un lavoratore che non si tirava mai indietro, un attore senza frenesie o avidità, elegante. Nella malinconia mostrata nel grande schermo affiorava il senso dei suoi periodi più intimi, commuoventi, che ogni tanto apparivano qua e là in alcune prove di attore fondamentale, nelle cui profondità era possibile sbirciare il lato segreto che gli camminava vicino.

Ebbe tre candidature all’Oscar, mai ottenuto. Ha vinto una Grolla d’Oro, 2 Golden Globe, 2 Premi BAFTA, 8 David di Donatello, 8 Nastri d'argento, 5 Globi d'oro, un Leone d’Oro alla Carriera nel 1990, Premio Cèsar onorario nel 1993, due volte Prix D’interprétation Masculine al Festival di Cannes. Lavorò per Luchino Visconti, Pietro Germi. Marco Ferreri, Mario Monicelli, Marco Bellocchio, Vittorio De Sica, Dino Risi, Ettore Scola, Elio Petri.

Ha dato sempre l’impressione di divertirsi mentre lavorava. Non era di quelli che si arrovellavano l’esistenza per per entrare nel personaggio. Amava il suo mestiere e si vedeva. La sua gentilezza, la sensibilità, la sua delicatezza e riservatezza ne hanno fatto con gli anni un modello senza paragoni.

La stampa edificò attorno alla sua notorietà l'etichetta del ‘latin lover' o del divo. “Io non sono un divo - affermò - non desidero in alcun modo essere considerato un funambolo di talento. Non ho mai fatto niente per piacere agli altri”. Una verità. Ed ora che di tempo ne è passato da quando è scomparso, è fortunatamente rimasto il meglio, al di là delle etichette o delle leggende.

Non c'è bisogno di elencare i suoi film, di fare antologia, per parlare di questo artista così gigante e privato, pubblico ed intimissimo. Manca al cinema italiano perché attori del suo talento, della sua compostezza e della sua misura, in giro, è probabile che non ne nascano sempre meno. Era figlio di altri tempi e aveva un talento di altri tempi. Irripetibile.