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10 Dicembre 1847: la prima volta dell'inno di Mameli. Un canto di appartenenza e libertà

ACCADDE OGGI - La prima esecuzione a Genova, poi una lunga storia di popolo fino al riconoscimento ufficiale

ilmamilio.it

Goffredo Mameli, il 6 luglio 1849, ha 21 ani. La sua esistenza sta per terminare, sdraiato agonizzante in un letto dell’ospizio dei Pellegrini a Roma, dove è stato ricoverato a causa delle gravi ferite riportate nella battaglia del 3 Giugno presso Villa Corsini. Gli è stata amputata una gamba per una cancrena.

La Repubblica Romana, per la quale ha combattuto fino alle ultime sue energie di ragazzo, è in rotta, soverchiata dalle armi dei francesi venute per riportare Papa Pio IX sul suo trono. Goffredo ci era giunto dopo che, nel marzo 1848, era stato tra gli organizzatori di una spedizione di trecento volontari per sostenere le 'Cinque giornate di Milano'. In seguito era stato arruolato nell'esercito di Giuseppe Garibaldi con il grado di capitano.

Raggiungendo Roma, aveva aderito al comitato dell'associazione sorta per promuovere la convocazione di una costituente nazionale. Nel gennaio del 1849, all'interno della Giunta Provvisoria di Governo, Mameli si occupò soprattutto dell'organizzazione militare. Il 9 Giugno, giorno della proclamazione del nuovo ordinamento, aveva inviato lui il telegramma a Mazzini: "Venite, Roma, Repubblica".

Al momento di lasciare la città, perduta ormai la grande battaglia, i compagni di lotta passarono sotto il ricovero di Mameli urlando il ‘Canto, degli Italiani’, la sua composizione che diventerà l’inno di tutto un popolo quasi cento anni dopo.

Giuseppe Garibaldi, il 3 giugno, aveva visto passare il combattente e poeta non appena colpito e sanguinante. Scriverà di quel momento: "Goffredo mi ripassò d’accanto gravemente ferito… Non ci scambiammo una parola; ma gli occhi si intesero nell’affetto che ci legava da tanto tempo… Egli proseguiva sulla barella come in trionfo.”

Il 3 giugno 1849 a Roma l’esercito francese guidato dal generale Oudinot aveva dato inizio ad un attacco terribile alla città. Nonostante i patti intercorsi tra i rappresentati repubblicani e i francesi sull'inizio delle ostilità, Oudinot aveva deciso di attaccare nella notte del giorno prima e l’esercito francese, attraverso una breccia sulle mura, conquistò il Casino dei Quattro Venti (oggi c'è l’Arco di Busiri Vici), proprio di fronte a Porta San Pancrazio.

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Andò avanti una battaglia feroce. Sembrò ad un tratto che i romani riprendessero almeno delle posizioni, ma ogni tentativo si rivelò inutile. Gli scontri furono di una violenza inaudita, con molti caduti repubblicani. I bersaglieri riuscirono a tenere la Villa del Vascello (fino al 30 giugno), ma anch’essi con molte vittime. Una domenica di sangue, si dirà. Ce ne saranno altre nella storia.

Uno dei combattenti raccontò più tardi: "La lunga lista rossa come un tappeto rosso che dalla Porta San Pancrazio giungeva fino alla porta dell’ambulanza della larghezza di circa un metro e ottanta centimetri. Questo tappeto era il sangue che colava dalle barelle che trasportavano i morti e i feriti”.

La Repubblica si arrenderà il 30 giugno 1849 e i francesi entreranno in Roma il 4 luglio. Il giorno prima era stata proclamata in Campidoglio la Costituzione della Repubblica Romana. Più di mille saranno i Caduti per la difesa della Repubblica.

Goffredo Mameli fu uno tra questi. Il suo inno, però, ebbe maggiore gloria.

Era stato suonato per la prima volta a Genova, sul piazzale del santuario della nostra Signora di Loreto, musicato da Michele Novaro. Giorno del debutto: 10 Dicembre del 1847, in occasione del centenario della cacciata degli austriaci da Genova.

L’inno, ispirato in parte alla Marsigliese, raggiunse una grande notorietà nel Risorgimento: cantato in occasione delle Cinque giornate di Milano, per la promulgazione dello Statuto Albertino e per celebrare la nascita della Repubblica Romana di Giuseppe Mazzini. Con l'Unità d’Italia la “Marcia Reale” di Casa Savoia diventò l’inno ufficiale e lo resterà fino alla nascita della Repubblica, il 2 giugno 1946. Il 12 ottobre 1946, in piena Costituente, l’Italia adottò provvisoriamente l’Inno di Mameli su iniziativa del Ministro della Guerra Cipriano Facchinetti, che propose anche di inserirlo in Costituzione. E' stato dichiarato ufficialmente, solo nel novembre 2017, “inno nazionale della Repubblica Italiana”.