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"The Wall" ieri come oggi: quel muro lungo 40 anni, opera immortale capace di segnare tempi e generazioni

grido theWallFRASCATI (musica) - Uscì il 30 novembre 1979 segnando un'epoca: l'acme di una band, i Pink Floyd e del genio visionario di Roger Waters

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Ieri come oggi: 40 anni passati nel battito di ciglia di un mondo per larghissima parte cambiato ma, alla fine dei conti, sempre uguale a se stesso pur negli stravolgimenti tecnologici che lo hanno caratterizzato.

Quando quel 30 novembre 1979 i Pink Floyd pubblicavano ufficialmente il proprio 11° lavoro di studio, molti erano convinti di aver già visto il massimo di quanto la band britannica composta da Roger Waters, David Gilmour, Nick Mason e Richard Wright (che aveva già perso da tempo l'altro genio ribelle di Syd Barrett) potesse fare.

"The Wall", opera immensa e definitiva, arrivava d'altra parte appena 2 anni dopo "Animals", altro album dalla forte carica evocativa ed iconografica ma musicalmente non all'altezza di capolavori assoluti come "Wish were here" e "The dark side of the Moon". Insomma: c'era da aspettarsi altre rivoluzioni dopo quelle che avevano visto brillare diamanti e svelare l'altra faccia della Luna?

Difficile a credersi.

Eppure "The Wall" avrebbe segnato non solo una generazione, travolta e stravolta da un'opera titanicamente mostruosa sul piano musicale ed imponente su quello letterario. Avrebbe stravolto un'intera epoca avviando un'epopea, affatto scalfita (seppur intristita) dallo sgretolarsi della band avviato dalla rottura violenta tra Waters e Gilmour, che ha reso "The Wall" un immortale grido di libertà e di dolore.

Come avrebbe, difatti, potuto Pinky sopravvivere alla precoce scomparsa del padre in Guerra (caduto nello sbarco di Anzio), all'oppressiva presenza della madre e all'educazione asfissiante dei propri maestri? Intorbidito da una giovinezza complicata, il Pinky diventato rockstar ha una personalità complessa, introversa e psicotica: confortevolmente insensibile ed allo stesso tempo tesa all'auto ed all'altrui distruzione. Votato all'emulazione del leader-dittatore ma immensamente fragile allo stesso tempo.

Waters ha più volte dichiarato che l'intuizione originaria del disco, gli sia venuta dopo un concerto - quello di Montreal nel quale l'artista fu quasi assalito di un fan - con l'idea di costruire un muro tra le band e i fan.191114 aeci

Il sostegno musicale della trama - che diventa tema unico praticamente senza soluzione di continuità - è mostruoso ed indiscusso: tanto immenso da resistere, senza neanche un graffio, a 40 anni di acqua passata sotto i ponti del Tamigi: così fresco nei temi e nella sostanza da diventare, giorno dopo giorno, colonna di supporto ed ispirazione ai giovani di oggi che si uniscono alle lunghe schiere di quelli che giovani lo erano ieri e, cresciuti nell'immaginario di martelli che marciano al rullio dei tamburi e di face terrorizzate che escono da muri di mattoni, continuano a considerare "The Wall" un mostro sacro. A pieno diritto.

Difficile se non impossibile dire o sapere quale forza, effetto o concausa (ancor più se possibile dopo l'uscita del film di "The Wall" a firma di Alan Parker) abbia avuto sui fatti che hanno caratterizzato gli anni '80 culminati con la caduta del muro di Berlino. Ma non a caso, il 21 luglio del 1990 Roger Waters interpreta l'opera che lo rende immortale proprio nella Capitale tedesca a pochissimi mesi dalla fine dell'incubo separatista.

La società che massifica, omologa e tenta (riuscendovi per larghissima parte) di rendere tutti identici tra loro i propri figli, è un enorme tritacarne che macella sogni ed ambizioni personali, imponendo maschere tristi e spente ai ragazzi. Almeno fino alla ribellione.

Pinky così, allucinata ombra di se stesso, alla fine di un complesso e sofferto percorso personale è condannato ad essere sbattuto oltre quel muro nel quale si è emotivamente isolato per sopravviversi. Per sempre. Eternamente tramandando il suo dramma e la sua salvezza.

"Tutti soli, o in coppia,
Quelli che davvero ti amano
vanno e vengono al di là del muro.
Alcuni mano nella mano, alcuni riuniti in gruppi.

Quelli dal cuore tenero e gli artisti
cercano di abbatterlo.
E quando ti avranno dato il meglio di loro,
qualcuno barcollerà e cadrà.

Dopotutto non è facile
picchiare il cuore contro il muro di un pazzo"

(Outside the wall, 1979).

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